accadde…oggi: nel 1909 nasce Virginia Apgar

Virginia Apgar (Westfield, 7 giugno 1909New York, 7 agosto 1974) è stata un medico e pediatra statunitense.

Ostetrica e anestesista allo Sloane Hospital for Women di New York, introdusse nel 1952 un sistema di valutazione della vitalità e dell’efficienza delle funzioni vitali primarie dei neonati chiamato Indice di Apgar, che è ancora oggi utilizzato in tutto il mondo.

Virginia Apgar nacque a Westfield, New Jersey, il 7 giugno 1909, da Helen Clarke Apgar e Charles Emory Apgar. Al momento della sua nascita, i suoi genitori avevano già due bambini: Charles Emory Jr, che si ammalò presto di tubercolosi e morì prima di compiere quattro anni, e Lawrence Clarke che aveva due anni quando Virginia nacque. Anche Lawrence, purtroppo, non godeva di buona salute in quanto soffriva di eczema cronico; poiché era principalmente la madre ad occuparsi di lui, Virginia trascorse la maggior parte della sua infanzia con il padre e fu grazie a questo che egli poté trasmetterle le sue più grandi passioni: la musica e la scienza. Sia Virginia che Lawrence, infatti, iniziarono fin da piccoli a prendere lezioni di musica: Lawrence suonava il pianoforte, mentre la piccola Ginny (così era soprannominata Virginia) imparò a suonare il violino e il violoncello.[1]

L’amore per la scienza trasmessole dal padre, poi, fece sì che Virginia volle iscriversi, una volta terminato il Liceo, all’Università: ella scelse di laurearsi in medicina, scelta piuttosto inusuale tra le donne dell’epoca. Non avendo conosciuto prima d’allora nessuna donna medico, la sua scelta fu probabilmente influenzata dal fatto che entrambi i suoi fratelli avevano sofferto per qualche malattia ed ella era stata spesso in contatto con il medico che li aveva in cura.[2]

Nel 1925 Virginia iniziò a frequentare il Mount Holyoke College, South Hadley, Massachusetts, diplomandosi in zoologia e chimica. Durante gli anni trascorsi al College, continuò a suonare entrando a far parte anche dell’orchestra del Mount Holyoke e partecipò anche a molte altre attività extracurriculari. Per pagarsi gli studi, però, dovette fare anche numerosi lavori, tra cui quello di fare esperimenti sui gatti nel dipartimento di zoologia del College. Riuscì comunque a diplomarsi nel 1929 con ottimi risultati.

Convinta di voler diventare un medico, Virginia entrò al Columbia University’s College of Physicians and Surgeons. Ben presto, però, a causa della profonda crisi che colpì gli Stati Uniti nel 1929 la famiglia Apgar subì notevoli danni economici e Virginia dovette accettare un prestito da alcuni amici di famiglia per poter continuare i suoi studi. Nonostante questo, si laureò nel 1933: a 24 anni, Virginia Apgar realizzava il suo sogno e diventava finalmente un medico.

Vinse, poi, subito dopo un posto al Columbia Presbyterian Hospital per la specializzazione in chirurgia, dove iniziò il suo internato sotto la guida del dottor Alan Whipple, primario di chirurgia dell’istituto. Ben presto, però, il dottor Whipple consigliò a Virginia di abbandonare l’idea di specializzarsi in chirurgia per diversi motivi: a New York, all’epoca, i chirurghi erano moltissimi e a causa della grande crisi sarebbe stato ancora più difficile per lei, essendo una donna, riuscire a praticare la professione; oltre questo, c’erano già quattro chirurghi che facevano l’internato con il dottor Whipple e non c’erano altri finanziamenti.

Nonostante questi problemi, il dottor Whipple era fermamente convinto che Virginia dovesse rimanere in Medicina e fu proprio lui a suggerirle di diventare un’anestesista. In quel periodo infatti erano pochi i medici specializzati in questo settore, tant’è che l’anestesia era praticata più che altro da infermiere, ma tutti erano consapevoli del fatto che questa specializzazione fosse di fondamentale importanza per la chirurgia. Fu anche questo uno dei motivi che spinse Virginia ad accettare il consiglio del dottore: già dall’agosto 1934 iniziò a cercare un posto dove iniziare questa nuova specializzazione. Per prima cosa scrisse al dottor Frank McMechan, segretario generale dell’Associated Anesthesists of the United States and Canada (all’epoca, la più grande associazione del Nord America per l’anestesia), chiedendogli di inviarle una lista di possibili luoghi dove poter studiare. Questi le rispose inviandole una lista di tredici possibili posti, ma di questi solo due erano retribuiti. Per motivi finanziari, dunque, poiché Virginia doveva mantenersi da sola, decise di terminare il suo internato in Chirurgia fino al novembre 1935.[2] Dal 1936 al 1937, Virginia imparò le basi dell’anestesia dalle infermiere del Columbia Presbyterian Hospital. Il 1º gennaio del 1937, Virginia partì per un viaggio di sei mesi a Madison, Wisconsin, con lo scopo di visitare il dipartimento di anestesia guidato dal dottor Ralph Waters, ma ebbe numerosi problemi per trovare un luogo dove vivere e fu costretta a tornare a New York dove trascorse i successivi sei mesi con il dottor Ernest Rovenstine al Bellevue Hospital, incontrando ancora moltissimi problemi per trovare un alloggio, in quanto la maggior parte erano riservati agli uomini (cosa che la infastidiva molto). Finalmente nel 1938 terminò il suo internato in anestesia al Bellevue e tornò al Columbia Presbyterian Hospital per lavorare nel reparti di anestesia: durante lo stesso anno fu nominata primario di tale reparto. Fu la prima donna a riuscirci.

Dal 1949, Virginia Apgar decise di specializzarsi ulteriormente e si interessò all’anestesia ostetrica: il suo obiettivo era quello di assicurare alle donne che stavano per dare alla luce un bambino, soprattutto se con parto cesareo, il giusto quantitativo di anestetico, ma soprattutto voleva cercare di trovare il modo per ridurre la mortalità delle donne durante il parto, che all’epoca era elevatissima.[2] Entrò a far parte del Columbia’s Sloane Hospital for Women, dove già da prima che Virginia arrivasse si stava studiando il problema. L’entusiasmo di Virginia per questo nuovo obiettivo fu però smorzato nel 1950 dalla morte del padre: nonostante la grave perdita, Virginia fu confortata dal fatto che suo padre era almeno riuscito a vederla diventare medico.

Al Columbia’s Sloane Hospital iniziò il suo lavoro organizzando un programma per l’insegnamento: tutti gli studenti avrebbero dovuto lavorare per due mesi nel reparto di anestesia ostetrica; bisogna dire che molti tra coloro che si stavano specializzando si sentivano in un certo qual modo onorati di poter lavorare con Virginia Apgar. Il suo metodo d’insegnamento era particolare: preferiva spiegare al letto del paziente, piuttosto che tenere solo lezioni teoriche e in più spesso utilizzava il proprio corpo come modello; oltre le sue lezioni non c’era molto altro da leggere e studiare in quanto all’epoca era stato scritto ancora molto poco su questa specializzazione.

Fin da quando si interessò all’anestesia ostetrica, Virginia spese molto tempo e impegno nello studio degli effetti che gli anestetici utilizzati durante il parto avevano sui neonati, e ancora prima sui feti: si accorse, in particolare, che spesso gli anestetici causavano ai neonati problemi respiratori. Fu anche per questo motivo, dunque, che si iniziò ad utilizzare l’anestesia epidurale piuttosto che quella totale sulle donne che stavano partorendo, dando così alle nuove mamme la possibilità di osservare fin dai primi istanti il proprio bambino.

Virginia si interessò poi al problema della rianimazione: si accorse che molto spesso i neonati che ne avevano bisogno, non erano rianimati nel modo corretto, anzi si rese conto che i metodi usati dai medici erano piuttosto scadenti. In questo ambito, Virginia Apgar diede il suo più grande contributo alla medicina: il punteggio di Apgar. Prima dell’introduzione di tale punteggio, i neonati non ricevevano le giuste attenzioni subito dopo la nascita, tanto è vero che molto spesso accadeva che bambini apparentemente sani alla nascita, morivano pochi minuti dopo. L’invenzione di questo codice fu quasi casuale: una mattina del 1949, uno studente chiese alla dott.ssa Apgar quale fosse il metodo migliore per visitare un bambino appena nato; Virginia annotò su un foglio cinque punti da considerare e un relativo punteggio da attribuire al neonato sulla base delle osservazioni effettuate.[7] I punti da valutare erano: attività cardiaca, attività respiratoria, tono muscolare, reattività alla stimolazione, colorito. Tale codice doveva servire a medici e infermieri in sala parto per stabilire se un neonato avesse bisogno o meno di rianimazione. Un “prototipo”, se così si può definire, del punteggio di Apgar fu presentato nel 1952, sotto il nome di “Newborn Scoring System” al congresso della International Anesthesia Research Society e fu poi pubblicato ufficialmente nel 1953. A partire dal 1962, si iniziò a chiamarlo “punteggio di Apgar”. Il pediatra Joseph Butterfield utilizzò le lettere del cognome APGAR per creare un acronimo che facesse memorizzare meglio agli studenti i cinque punti da analizzare:

  • A → Appearence (colorito)
  • P → Pulse (frequenza cardiaca)
  • G → Grimace (riflessi)
  • A → Activity (tono muscolare)
  • R → Respiratory effort (attività respiratoria)

Tale acronimo fu poi pubblicato nel 1963 sul Journal of the American Medical Association (JAMA).

https://it.wikipedia.org/wiki/Virginia_Apgar

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/2017/06/01/not-italian-women-born-in-june/

 

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