accadde…oggi: nel 1604 muore Isabella Andreini

(Isabella Andreini è una delle donne del mio saggio “Moderata Fonte e le altre” NdT)

Prima diva nella storia del teatro italiano, Isabella Canali Andreini è una delle più celebri interpreti della Commedia dell’Arte assieme al marito Francesco, sulle scene Capitan Spavento da Vall’Inferna, e al figlio Giovan Battista, in commedia Lelio e, proprio insieme al coniuge, ha fatto parte della Compagnia dei Gelosi, nota compagnia d’attori accolta trionfalmente dalle corti d’Italia e di Francia fra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento.

Questi sono gli anni in cui il teatro conosce un periodo di grande fioritura, specialmente in Italia, dove prima viene ripreso in forma privata tra i ceti nobili e privilegiati, poi rinasce come il teatro dei professionisti. La storia del successo di Isabella si sviluppa grazie all’ingresso della donna sulla scena italiana. Infatti, le prime compagnie sono rigorosamente maschili e le donne recitano sui palcoscenici soltanto a partire dal 1560. Prima di queste date le parti femminili venivano interpretate da ragazzi en travesti.

La sfera privata di Isabella, nata a Padova (forse) nel 1562 da una famiglia modesta, migliora parallelamente a quella professionale dopo il matrimonio con Francesco Andreini; il 13 maggio 1589, infatti, in occasione dei festeggiamenti fiorentini per le nozze di Ferdinando I de’ Medici con Cristina di Lorena, recita per la prima volta La Pazzia d’Isabella, il suo cavallo di battaglia. Colta, bella e affascinante, esperta nel canto e nella musica, oltre che attrice talentosa d’indubbia presenza scenica, recita nel ruolo di prima donna della compagnia, dando vita alla caratterizzazione del suo personaggio, poi riproposto per anni nelle commedie. Nel suo scrittoio si diletta anche nella composizione di poesie che dedica ai grandi signori e letterati del tempo, da Francesco Maria della Rovere alla regina di Francia Maria de’ Medici, da Torquato Tasso al cardinale Cinzio Aldobrandini. Giovan Battista Marino la canta come bella sirena, mentre Gabriello Chiabrera ne elogia la forza seducente: “Allor saggia tra ‘l suon, saggia tra i canti / non mosse piè, che non scorgesse Amore, / nè voce aprì che non creasse amanti, / né riso fé, che non beasse un core”. Muore all’età di 42 anni a Lione il 10 giugno 1604, dopo aver recitato al cospetto dei sovrani di Francia.

Come letterata viene ricordata soprattutto per la Mirtilla, la prima favola pastorale, insieme alla Flori di Maddalena Campiglia, scritta da una donna e pubblicata nel 1588. La sua poetica risente molto dell’influenza di Petrarca e di Tasso, pur mantenendo una certa indipendenza stilistica. Oltre alle poesie, confluite nelle Rime, della sua attività letteraria restano i frammenti e le lettere pubblicate postume dal marito. Nei suoi versi, l’Andreini traveste il suo io poetico di panni maschili e lo destina ai ruoli più disparati: un amante disperato, una figura mitologica, ecc. Fra tutte le poetesse del Cinquecento, dimenticate dai critici letterari fino al famoso inveni mulierem di Benedetto Croce, Isabella si distingue per il suo doppio ruolo di poetessa ed attrice: e così, l’attrice porta la poesia nel teatro (per esempio con la Mirtilla), e la poetessa porta il teatro nella poesia, ossia nelle Rime. Nei difficili anni della Controriforma, in cui la discriminazione sessuale è la regola, l’arte teatrale e la poesia diventano un mezzo di evasione. Grazie alla continua strategia nobilitante della sua figura, Isabella Andreini è tuttora il simbolo “in rosa” della volontà di rivalsa e di autopromozione. Non una semplice attrice, ma una diva: non una semplice poetessa, ma una letterata.

http://iconauta.altervista.org/blog/isabella-andreini-la-diva-e-il-suo-scrittoio/

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/2017/06/01/donne-italiane-morte-a-giugno/

https://it.wikipedia.org/wiki/Isabella_Andreini

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