accadde…oggi: nel 1967 muore Isotta Gervasi, di Tommaso De Biase

il 17 giugno 1967, moriva a Modena Proserpina Isotta Gervasi, il medico dei poveri. La Gervasi, decretata recentemente ‘Cervese del secolo’, era nata a Castiglione di Cervia il 21 novembre 1889 ed è stata la prima donna medico condotto d’Italia. Nel 1965 la fondazione Carlo Erba le assegnò la medaglia d’oro ‘Missione del medico’. Ricevette anche il ‘Premio della bontà la notte di Natale’ e mai riconoscimenti furono attribuiti più giustamente.
La dottoressa, così la chiamavano a Cervia, andava di casa in casa a visitare i suoi ammalati con una vecchia bicicletta. Infilate al manubrio aveva due vecchie sporte di paglia che riempiva di regali delle famiglie dei pazienti e che puntualmente lei donava ai poveri. Aveva un orecchio finissimo e per visitare i pazienti non usava mai strumenti ma le sue diagnosi erano sempre azzeccate e così le terapie. Non si faceva mai pagare per i suoi interventi: le bastava la gratitudine.

Fu il primo medico condotto donna in Italia. Svolgeva la sua opera con la stessa dedizione dei missionari laici e gli anziani la ricordano ancora con rimpianto. Umile con gli umili e signorile nelle case dei ricchi come in quella dei Conti Manzoni, del diplomatico e poeta Giuseppe Valentini, del sindaco di Forlì Icilio Missiroli, del farmacista Bruno Marescalchi, questi ultimi autori di gustose commedie dialettali.
Nel 1929 acquistò una Fiat 500 e nel 1932 una Balilla con le quali poteva spostarsi velocemente da una casa all’altra e visitare in una giornata un maggior numero di pazienti. Oltre alle modeste case dei suoi ammalati frequentava anche artisti e letterati. “La sera — scrive Lina Sacchetti — deponeva le umili vesti della dura fatica per indossare quelle eleganti scelte con gusto e così ‘travestita’ molti non la riconoscevano”.

Conobbe Grazia Deledda, Marino Moretti, Alfredo Panzini, Antonio Baldini ed altri. Mussolini le offrì un’occupazione molto remunerativa al Ministero della Sanità ma lei preferì rimanere fra la sua gente. Ormai popolare la dottoressa Gervasi volle provare l’emozione del volo: fu lei infatti la prima donna ravennate nel 1918 a librarsi fra le nuvole.
“Negli anni della guerra — ha scritto Lina Sacchetti — quando Cervia, a ridosso della linea gotica, fu trasformata dai tedeschi in un campo trincerato, contro possibili sbarchi dal mare, la città divenne oggetto di quotidiana azioni di bombardamento e di mitragliamento da parte di aerei alleati, Isotta, munita del bracciale della Croce Rossa Internazionale, superando l’angoscia e la paura, accorreva là, in bicicletta, dove era necessario il suo intervento avventurandosi ovunque fra la polvere, il fango, la neve, le mine. Una volta restò ferita di striscio da una scheggia. Visitava due volte al giorno i cervesi sfollati in capanni e colpiti da tifo, lungo gli argini delle saline, ed i pescatori del Borgomarina pur sapendo che né dagli uni né dagli altri poteva ricevere compensi”.

Grazia Deledda, che trascorreva le vacanze nella sua villa di viale Cristoforo Colombo, le dedicò l’elzeviro ‘Agosto felice’ nel ’35. “Bisogna quasi far festa alla malattia — scrive la Deledda — come ad un’ospite ingrata che sappiamo di dover fra qualche ora congedare. La dottoressa è bella, elegante, alla sera si trasforma come la fata Melusina, con i suoi vestiti ed i suoi gioielli sfolgoranti e gli occhi ed i denti più sfolgoranti ancora: una fata lo è anche davanti al letto del malato sia un principe od un operaio, al quale, oltre alla sua cura sapientissima, regala generosamente bottiglie di vino antico, polli e fiori. Il suo nome è Isotta”. Ora riposa nel cimitero di Cervia, al limite della secolare pineta.

http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cultura/2010/10/18/401175-medico.shtml

http://www.cerviablog.com/?page_id=1035

https://it.wikipedia.org/wiki/Isotta_Gervasi

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