accadde…oggi: nel 1955 muore Adrienne Monnier, di Gian Paolo Serino

Hemingway, Proust, Apollinaire, Joyce, Rilke, Prévert, Beckett, Valéry: sono solo alcuni dei tantissimi scrittori che, tra il 1915 e la metà degli anni ‘ 50, furono amici e clienti de “La Maison des Amis des Livres”, conosciuta in Francia come “la libreria che ha fatto il ‘ 900”. Aperta nel 1915, per più di 40 anni quella maison soprannominata “la casa delle meraviglie” è stata davvero la casa dei più importanti artisti non solo francesi: tra le sue pareti Mallarmé trovo il coraggio di declamare per la prima volta i suoi versi in pubblico, mentre James Joyce decise di affidare la prima edizione francese del suo Ulisse proprio alla casa editrice della libreria. La padrona di casa e di cerimonie, perché tra gli scaffali si consumava un vero e proprio gioco di seduzione intellettuale, era Adrienne Monnier. Donna e libraia affascinante e modernissima, capace di intuire vizi e virtù dell’ allora nascente industria editoriale, della sua vita trascorsa dalla parte dei libri ha scritto nel 1953 in Rue de l’ Odeon: una raccolta di memorie rimasta inedita sino ad oggi in Italia ed ora finalmente pubblicata dalla casa editrice palermitana Due Punti (pagg. 216, euro 12). Finalmente, perché in queste pagine troviamo aneddoti e testimonianze inedite sui suoi amici e clienti scrittori. Ma anche moltissimi i passaggi in cui la Monnier sottolinea come “vendere libri sembra a certuni altrettanto banale che vendere oggetti e derrate alimentari”. Da una parte racconta tutto l’ amore e la delicatezza di chi la Resistenza l’ ha fatta dalla parte della letteratura, dall’ altra sottolinea i molti pericoli sul mestiere di libraio già allora in serio pericolo. Intuisce quasi un secolo fa che per “gli editori solo il nuovo vale qualcosa” e, di conseguenza, i lettori vengono sempre più indirizzati a “libri d’ amoreo storie gialle meglio se con copertine accattivanti”. Quasi uno smacco per lei che avvolgeva ogni volume di “carta velina”, che amava e proponeva i classici, che non voleva “fare numero ma creare un catalogo che fosse ogni volta una nuova scoperta”. Davanti alla lettrice che reagisce incantata all’ illustrazione di copertina (“Un uomo che mangia uno scheletro. Ah! Deve essere proprio bellino”) la Monnier non si scompone. Lontana da ogni atteggiamento snob,è stata tra le prime a credere nelle potenzialità di quello che definisce “il libro povero”: “Il libro più a buon mercato, il più economico, e soprattutto il più sprovvisto di pretese”. Tanto da collocare un espositore fuori dalla libreria con quelli che oggi chiameremmo tascabili. La speranza era che il lettore fosse poi attratto da letture sempre più gratificanti. E tra le sue iniziative anche quella di trasformare la libreria in una piccola biblioteca dove tutti potessero prendere in prestito quei titoli che non si potevano permettere. Tutto raccontato sempre attraverso la lente d’ inchiostro dello humour. Come quando racconta: «Un giorno uno scrittore allora molto noto guardando la mia vetrina mi disse: “Farebbe meglio ad esporre il mio libro che si vende come il pane piuttosto che le poesie di Mallarmé, che non capisce nessuno”. Naturalmente gli risposi che se il suo libro vendeva come il pane non aveva certo bisogno di me e poteva lasciare a Mallarmé il modesto beneficio della mia modesta vetrina». Come si scoprirà nelle pagine, dello “scrittore allora molto noto” non abbiamo più notizia, mentre Mallarmé lancia ancora i suoi versi dai Campi Elisi della grande poesia francese.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/02/adrienne-monnier-una-vita-per-libri.html?refresh_ce

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/2017/06/01/not-italian-women-died-in-june/

https://it.wikipedia.org/wiki/Adrienne_Monnier

http://www.lanotadeltraduttore.it/lodeon_libreria.htm

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