accadde…oggi: nel 1988 muore Iris Origo, di Stefano Giovanardi

E’ SICURAMENTE la memoria quella privata, ma anche in qualche modo quella storica la cifra più caratteristica cui Iris Origo, morta ieri l’ altro a Chianciano all’ età di ottantasei anni, lascia affidata la propria identità di scrittrice. Nata in Inghilterra nel 1902 figlia di un ricchissimo americano e di una nobile irlandese, Iris Cutting (tale il suo cognome di ragazza) sposò nel 1924 il marchese Antonio Origo e si stabilì in una di quelle mitiche ville toscane si trattava de La Foce, in Val d’ Orcia in cui si riuniva la folta colonia di aristocratici e intellettuali britannici che preferiva l’ Arno al Tamigi. La giovane Iris si trovò così ben presto a frequentare assiduamente mostri sacri come Bernard Berenson e D. H. Lawrence, intellettuali di punta come Gordon Craig, poeti magari un po’ tromboni come Herbert Trench. E in quell’ atmosfera dorata, tra estreme raffinatezze intellettuali che si fondevano con un culto quasi sacrale della bellezza, l’ idea di letteratura non poteva non assumere per lei i tratti della prosa d’ arte, della scrittura nobile e controllata, insomma dell’ infatuazione neoclassica. Come Anna Banti, come Maria Bellonci, anche Iris Origo trovò naturale utilizzare come materiale per la propria invenzione letteraria la civiltà del Rinascimento italiano: la sua opera più famosa è infatti Il mercante di Prato, una ricostruzione ampiamente romanzata dell’ ambiente toscano agli albori del fulgore mediceo, in cui tuttavia la volontà saggistica indagine storica, fonti documentarie, iconografia d’ epoca finisce col prevalere sulla libertà della fantasia. Letteratissima resta invece la scrittura, che la apparenta appunto alla grande tradizione del saggismo anglo-italiano così fiorente nel periodo fra le due guerre. Saggi veri e propri sono infatti Bernardino da Siena e il suo tempo e una biografia di Giacomo Leopardi che ebbe notevole fortuna in un ambiente anglosassone. La Origo, naturalmente, scriveva in inglese (il critico del Sunday Times, Raymond Mortimer, l’ ha definita la migliore scrittrice in lingua inglese di cose italiane), e anzi la sua peculiarità è stata in qualche modo l’ aver trasferito in quell’ idioma la linfa stilistica che aveva assorbito dalla cultura toscana. Anche nei ricordi bellici di Guerra in Val d’ Orcia, una sorta di memoriale sulla lotta partigiana nelle valli toscane, la crudezza della materia non incrina l’ olimpicità della scrittura, che risalta infine a tutto tondo nell’ autobiografia Immagini e ombre, pubblicata in Inghilterra nel 1970 e tradotta in italiano per Longanesi nel 1984. A quel punto, nella storia di scrittrice della Origo, la memoria privata aveva definitivamente soppiantato l’ indagine storica sul passato o sul presente: puri ricordi personali sono infatti quelli raccolti in Bisogno di testimoniare – Quattro vite (vi si racconta di Lauro De Bosis e Ruth Draper, di Gaetano Salvemini e di Ignazio Silone) e, da ultimo, in Un’ amica, uscito qualche mese fa e scritto, per la prima volta, direttamente in italiano. Il circolo, insomma, poteva chiudersi sull’ evocazione di fantasmi sepolti nel ricordo: un’ evocazione sempre e comunque discreta, sempre e comunque fissata in quello sguardo neoclassico e lontano, in quel mondo fatato e sospeso nel tempo della sua villa in Val d’ Orcia.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/06/30/morta-iris-origo.html?refresh_ce

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/2017/06/01/donne-italiane-morte-a-giugno/

https://it.wikipedia.org/wiki/Iris_Origo

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