accadde…oggi: nel 1836 nasce Adèle d’Affry, Marcelo, di Fabio Giuliani

Talvolta l’artista nasce donna

A circa 500 metri dal confine con l’Italia, ai piedi del Monte San Giorgio (patrimonio Unesco per l’Umanità), non distante da Mendrisio, nella bella cittadina di Ligornetto, incontriamo il Museo Vela. Questo sito appartiene al novero delle più importanti case d’artista dell’Ottocento europeo. Ideato dal grande scultore Maticinese Vincenzo Vela (1820-91) all’apice della sua carriera e trasformata in museo pubblico dopo la sua donazione allo Stato elvetico, accanto alla gipsoteca monumentale a lui dedicata, il museo conserva i lasciti dello scultore Lorenzo Vela (1812-97) e del pittore Spartaco Vela (1854-95) – rispettivamente fratello e figlio di Vincenzo – oltre una notevole quadreria ottocentesca di pittura lombarda e piemonetese, tra cui scene e protagonisti del Risorgimento italiano, nonché centinaia di disegni autografi e una delle più antiche collezioni fotografiche private svizzere; la presenza di alcuni elementi che ricordano il carattere privato della residenza e il parco panoramico, conferiscono a questo luogo il carattere di opera d’arte totale. Da diversi anni vengono organizzate qui regolarmente interessanti esposizioni temporanee, seguendo il pensiero che ha sempre guidato la direzione del museo: dare visibilità anche a chi ha avuto meno notorietà e proporre artisti che hanno avuto un impegno sociale. Ristrutturato interamente dall’architetto ticinese Mario Botta, il museo ha riaperto al pubblico il 23 Aprile 2015; un operazione in grande stile, in quanto, oltre alla presentazione dei nuovi allestimenti della collezione permanente, è stata inaugurata una mostra davvero interessante per la vicenda personale ed artistica della protagonista: Adèle d’Affry – duchessa di Castiglione Colonna, in arte “Marcello”. La scelta di un nome d’arte così particolare spiega la stessa sua vita. Di famiglia aristocratica, per nascita e matrimonio (fu moglie di un esponente del casato Colonna e duca di Castiglione), la scultrice (Friburgo 1836-Castellammare di Stabia, 1879) scelse di allontanarsi da ogni convenzione e pregiudizio dell’epoca. Diceva: “Io faccio altro, io sono artista” e si presentò, in particolare in Francia, con un nome maschile, omaggio al musicista Benedetto Marcello che stimava. Il dualismo maschile e femminile, la ricerca del confronto e dell’equilibrio si possono ritrovare, in un certo senso, proprio nelle opere qui presenti. Il percorso espositivo è ampio e documentatissimo, tra sculture in marmi, bronzi e gessi, dipinti e diversi gruppi disegni di quest’artista bene inserita nella scena mondana e culturale del tempo. Vediamo alcune opere nei dettagli. Eugenia Maria de Montijo de Guzmán, contessa di Teba, figlia del Grande di Spagna Cipriano Guzmán e dell’americana Maria Manuela Kirkpatrick, nel 1853 sposò Napoleone III, diventando così imperatrice di Francia. Dopo aver dato alla luce, nel 1856, l’erede al trono Napoleone Eugenio Luigi, la sua influenza politica crebbe considerevolmente. In particolare, Eugenia sostenne con vigore il partito filopapale, contrastando così la politica italiana del marito. Marcello fu in contatto con la coppia imperiale dall’aprile 1862, allorchè inviò loro una versione in bronzo della sua “Bella Elena”, raffigurante Elena di Sparta, lavoro con cui aveva dato inizio alla sua carriera di scultrice professionista.
 A partire dal 1863, Marcello fu invitata in più occasioni alle “séries” di Compiègne e di Fontainebleau; fu proprio in questi momenti di svago che strinse un profondo legame di rispetto e di amicizia con l’imperatrice Eugenia, il cui busto fu poi ordinato all’artista dalla Commissione delle belle arti nell’Agosto del 1865. Nella mitologia greca, il termine Gorgone indica le tre mostruose sorelle (Steno, Euriale e Medusa), figlie delle divinità marine Forco e Ceto. Secondo il mito, chiunque fissasse le Gorgoni veniva trasformato in pietra. La Gorgone per antonomasia è Medusa, con un groviglio di serpenti al posto dei capelli, la quale, unica mortale delle tre sorelle, venne uccisa da Teseo. Secondo la critica, osservando “La Gorgone” di Marcello (presentata al Salon di Parigi del 1865) è possibile percepire tutta la passione dell’artista per la mitologia classica. Essa era un’amante delle civiltà antiche, nonché profonda conoscitrice della letteratura e della mitologia greca. Grande appassionata di musica, la scultrice Marcello incontrò l’eclettico musicista ungherese Franz Liszt a Roma, dove il musicista si era trasferito nel 1861. Come riportano alcune lettere scritte a sua madre, Marcello ebbe occasione di cenare con lui e altri artisti del calibro di Gounod ed Hébert (questi ultimi erano suoi cari amici). Sua ammiratrice (corrisposta), nel 1869 lo raffigura a braccia conserte e gambe incrociate, letteralmente assorbito nei suoi pensieri. Affascinata dall’Oriente, anche se non compì mai viaggi quei territori, Marcello iniziò a scolpire il busto del “Capo abissino” durante il suo soggiorno romano, parallelamente alla “Pizia”, il suo capolavoro. L’opera, che fu esposta al Salon di Parigi nel giugno 1870, rientra nella corrente dell’Orientalismo. Fondamentale per l’arte del XIX secolo, questo movimento deve la sua origine e il suo sviluppo, tra i vari fattori, ai racconti e ai diari di viaggio di commercianti, avventurieri e militari, i quali ispirarono e nutrirono l’immaginazione di pittori, musicisti e scrittori. Uniti da un profondo legame di amicizia e ammirazione reciproca, Marcello e Jeanne-Baptiste Carpeaux s’incontrarono a Roma nel 1861. Entrambi devoti cultori di Michelangelo, i due artisti condivisero spesso apprendisti, sbozzatori e persino modelli. Marcello iniziò a scolpire il busto di Carpeaux nel 1875, riuscendo a cogliere pienamente la sofferenza e lo sguardo disperato dell’amico, divorato ormai dal cancro. Questo busto rappresenta una delle più grandi conquiste dell’arte di Marcello, in particolare per il modo in cui ha saputo fondere la sensibilità dello spirito e il tragico destino che attendeva il suo caro amico e collega che, poco prima di morire, ebbe modo di vedere e apprezzare la sua opera. Attraverso un apparato documentario vengono ben descritti gli anni dell’esordio artistico a Roma, presso lo scultore svizzero Heinrich Max Imhof. In una mostra monografica che si rispetti naturalmente non possono mancare omaggi al protagonista considerato da parte di altri artisti: vediamo l’elegante ritratto che le fece Édouard-Théophile Blanchard nel 1877 e quelli altrettanto riusciti di Carpeaux, Cordier, Courbet che le dedicano bellissimi ritratti, raramente esposti al sud delle Alpi. Mentre la maggior parte delle sculture è di carattere monumentale, salvo quelle che vorrei dire dell’anima, come il ritratto di Listz, i dipinti sono più liberi ed anticipatori, vedi il ritratto dell’amica e pittrice Berthe Morisot – cognata di Manet – al quale indubbiamente Marcello si ispira. A trentacinque anni dall’ultima retrospettiva, il catalogo – in edizione trilingue – raccoglie saggi dei maggiori studiosi dell’argomento. Viene considerato anche il cospicuo fondo di scritti, che rende conto dell’intensa esistenza di Marcello, divisa tra vita di corte e bohème.  L’idea di questo progetto espositivo è nata da una coordinata collaborazione tra il Museo Vela e il Museo Marcello, con sede a Friburgo, che conserva la maggior parte delle opere di questa artista. “La vita di questa donna, con le dovute diversità, non è molto distante da quella di Vincenzo Vela – ha ha spiegato l’attuale Direttrice del museo Gianna A. Mina – storie di coraggio. Due persone che hanno lottato per diventare artisti, staccandosi dalla loro condizione iniziale. Con determinazione entrambi hanno trovato luce al di fuori del loro paese”.

http://www.giornaledelgarda.info/ligornetto-svizzera-canton-ticino-marcello-adele-daffry-1836-1879-duchessa-di-castiglione-colonna/

https://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_(artista)

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