accadde…oggi: nel 1900 nasce Concetta Scaravaglione, di Alfredo Accatino

Oggi, 18 aprile, anno domini 2017 certifico, senza ombra di dubbio, che non esiste una sola pagina in italiano dedicata alla “regina della pietra” Concetta Scaravaglione. Neanche dalla Calabria, da dove giunse nella pancia della mamma a Ellis Island, con la famiglia dalla provincia di Cosenza (probabilmente da Morano Calabro, altri fonti indicano Spezzano della Sila). Cosa che di fatto la renderebbe l’artista più famosa della regione di sempre, e una delle maggiori in assoluto. Un artista di successo, ma solo per gli Stati Uniti, il che non è poi una cosa da poco…

Nata a New York nel 1900 da una famiglia di povera gente, rimane ben presto orfana del padre insieme ad altri 8 fratelli ed è costretta a rimboccarsi le maniche.

In una sua biografia scrive che il lavoro e la fatica sono sempre stati parte della storia della sua famiglia. “Ci sono sempre stati degli Scaravaglione che hanno lavorato con le loro mani. Fin dall’infanzia creare è stato per me il divertimento più grande. Quando ero giovane costruivo scaffali, tavolini e persino delle sedie per le bambole e, cosa di cui ero molto fiera, un carretto espresso su cui correvo su e giù per i marciapiedi affollati di Little Italy”. Con queste parole Concetta Scaravaglione ricordava la sua infanzia fatta di un continuo movimento e di grande frenesia. “Nel quartiere dove sono nata le strade brulicavano di vita. Nessuno si annoiava. Non riesco a ricordare un secondo della mia vita nel quale non fossi in fermento…”.

1930

Concetta, insomma, si innamora della creatività, torna da scuola che frequenta nel Lower East Side di Manhattan, incoraggiata dalla sua insegnante, e dice ai suoi che vuole studiare arte, provocando stupore e scompiglio. Sono emigranti e anche in alta società, metti pure a Madison Avenue, una donna artista non sarebbe stata vista di buon occhio.

Le viene però in soccorso uno zio anticonformista che la supporta e la aiuta economicamente a compiere i primi passi. “Se fossi nata in Italia – dice Concetta – non sarei mai diventata scultrice. Le opportunità offertemi dalle scuole americane -gratuite- non le avrei certo incontrate in un paese in Calabria”. Si iscrive alla Art Students League, dopo che la National Academy of Design aveva eliminato la classe speciale di scultura per ragazze, ma anche qui è l’unica donna. La famiglia ingozza, ma rimarrà da allora sempre distante, cosa che la farà molto soffrire, come scrive più volte ai suoi fratelli. Ma non lascerà mai le sue radici, continuando ad aiutare i parenti rimasti in Calabria, mandando soldi e pacchi alimentari, divenendo una delle tante “zie d’America”.

Ha un carattere solare, entusiasta, che la fa sentire sempre una privilegiata, anche quando vincerà a 35 anni la Widener Gold Medal alla Pennsylvania Academy of Art and Letters.  A 45 anni ottiene una borsa dall’American Academy of Arts and Letters e due anni dopo il Prix de Rome dell’American Accademy in Rome. Sempre la prima donna ad aggiudicarsi premi così importanti, esclusivio dominio dei maschi.

Da un punto di vista artistico è una modernista, che parte ed evolve lo stile liberty di matrice yankee per adeguarsi alla nuova architettura. Ai grattacieli, dove ancora trovano spazio fontane, monumenti e bassorilievi. Una scultura compatta, fisica, che diventa stile americano. Non a caso espone al Rockfeller Center che proprio quell’arte e quello stile impone nel mondo. Un’arte, sicuramente, “maschia”. E in effetti doveva avere un grande fibra quella donna, perché appare minuta nelle foto anche di età matura, e sceglie, invece, di plasmare la più dura delle materie, dove il pennello è sostituito dalla mazzetta e occorre vera forza fisica e lavori in una nube di polvere e sedimenti.

L’italiana, come viene chiamata, grazie alla borsa di studio riesce anche a tornare in Italia, e lavorare a Roma (1948). Ha già iniziato a insegnare, e dal 1941 al 1945, aveva tenuto un suo corso al Sarah Lawrence University mentre, a partire dal 1952 inizia la sua collaborazione con il Vasar College (a private, coeducational, liberal arts college in the town of Poughkeepsie, New York, founded in 1861), dove rimarrà per 16 anni. Nonostante le soddisfazioni da docente, Concetta Scaravaglione rimase sempre e soprattutto un’artista. Le sue opere sono ampiamente rappresentate nei musei e nelle collezioni americane e la sua scultura è presente, insieme a quelle di altri artisti italiani, nel Triangolo Federale a Washington.  Dalle foto assomiglia a Tina Pica, cosa che me la rende ancora più simpatica.  Il suo cognome appare impronunciabile, molti dei suoi parenti lo cambiano per americanazzarlo in Scarvalone. Lei no. Tosta e testarda. Muore nel 1975.

http://ilmuseoimmaginario.blogspot.it/2017/04/concetta-scaravaglione-la-calabrese-piu.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Concetta_Scaravaglione

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