accadde…oggi: nel 1817 muore Madame de STAËL, di Carlo Pellegrini

Figlia  del famoso banchiere Necker, ministro di Luigi XVI, M.me de Staël vive una intensa  infanzia in un ambiente intellettuale e mondano di prim’ordine. Nel  1786, sposa l’ambasciatore della Svezia a Parigi, il barone Erik Magnus de Staël-Holstein (1749-1802), di diciotto più grande.

 
 L’esilio
Va a vivere in rue du Bac ed apre un salotto mondano che la Rivoluzione, presto, trasforma in salotto politico. Aderisce inizialmente  alla Rivoluzione con entusiasmo, ma, nel 1792, spaventata dai suoi eccessi, la condanna e deve allora rifugiarsi al castello di Coppet, in Svizzera, dove vive il suo primo esilio. Dopo il  Termidoro, ritorna a Parigi nel maggio 1795 e riapre il suo salotto di rue du Bac, dove tenta di mediare tra aristocratici e   Giacobini. Ma le sue libere critiche, le sue aspirazioni alla libertà ed al cosmopolitismo la rendono sospetta ai Direttori e, nel dicembre, è  nuovamente in esilio a Coppet, quindi   ritorna a Parigi, dove svolge un ruolo politico di primo piano fino al 18 brumaio (colpo di Stato di Napoleone). A partire da questa data, apre il suo salotto a tutti i nemici di Bonaparte.
 
La relazione con Benjamin Constant
È presso di lei  che Benjamin Constant –  col quale avrà una relazione lunga e  tormentata – redige il discorso dove denuncia “l’alba della tirannia”, mentre lei  – nel frattempo scrive Della letteratura considerata nelle sue  relazioni con le istituzioni sociali (1800), a cui si ispirerà la generazione romantica. Della letteratura cerca di provare storicamente il progresso dello spirito umano nelle lettere e pone questo principio, che sarà di Taine: l’opera letteraria non è un trastullo di spiriti eletti ma deve essere posta  in connessione con  l’ambiente  sociale in cui  sorge. E’ una forma di conoscenza che, mentre rivela un mondo, da  quel mondo – inteso come natura più civiltà  e come “anima” di un popolo – è alimentata. M.me  de Staël polemizza così contro l’Accademia e restituisce la letteratura alla società e ai popoli, in qualche modo  la fa scendere dal freddo Parnaso classicista  nel mondo degli uomini. Fatto questo che oggi può apparire scontato, ma tanto non lo era allora, se si dovette procedere in qualche modo ad una specie di “rivoluzione romantica” di cui la de Staël  è la principale corifea. Ma il suo merito risiede soprattutto nell’aver iniziato  i suoi contemporanei alle letterature straniere. Sotto questo profilo M.me de Staël è la vera iniziatrice della letteratura comparata  e attraverso essa la prima grande antropologa studiosa dei costumi intra-europei e dei relativi “caratteri nazionali”di cui ancora si attende un vero studio.
 
Nel  1802, pubblica un romanzo, Delphine. Nel 1803, riceve da Napoleone  l’ordine di ritirarsi a quaranta miglia da Parigi. Parte allora, in compagnia  di Benjamin Constant, viaggia attraverso la Germania, visita l’Italia, quindi va a vivere  a Coppet (1805), dove esercita un singolare irradiazione intellettuale nel celebre Circolo di  Coppet, cui fecero parte i migliori cervelli d’Europa:  « La donna   più straordinaria   mai vista – scrive Stendhal –  che governò  la conversazione francese e portò al più alto grado di perfezione l’arte brillante dell’improvvisazione su qualsiasi argomento »
 
M.me de Staël  accoglie allora i letterati stranieri più noti (Sismondi, Bonstetten, de Villers, Main de Biran,  i fratelli Schlegel,  i fratelli Humboldt, e in Italia tiene contatti con Vincenzo Monti, più tardi col  gruppo de “Il Conciliatore” e col primo movimento romantico dei Di Breme e Borsieri). Pubblica Corinna o l’Italia nel 1807 un romanzo-conversazione, resoconto del suo viaggio in Italia, dove ad un tempo vengono avanzate le ragioni della donna e viene lanciato il mito dell’Italia primitiva e non corrotta dalla civiltà che tanto irretì Stendhal . (vedi anche il Discorso sugli Italiani di Leopardi che  alla Corinne della de Staël fa esplicito riferimento).
 
Della Germania 
La pubblicazione in Francia della prima parte del suo libro Dell’Allemagne (1810) è vietata e l’opera  è trattenuta  prima della sua messa in vendita. Non uscirà che  nel  1813, a Londra. Dell’Allemagne è uno studio complessivo  sulla Germania e sui tedeschi (clima, natura, cultura, letteratura) condotto con spirito caustico e brillante com’è naturale nella penna di questa donna. Al contempo è una protesta vigorosa, in nome del principio delle nazionalità, contro lo spirito di conquista, e per questo non poteva non  causare le reazioni di Napoleone che nei fatti impedì la diffusione del libro.
L’opera  consta di  quattro parti: Della Germania e dei costumi dei tedeschi; Della Germania e delle arti; la filosofia e la morale; la religione e l’entusiasmo. Nelle prime due parti, M.me  de Staël rivela ai francesi una Germania a loro sconosciuta, benché idealizzata. Studia i grandi autori contemporanei, in particolare Goethe e Schiller, ed evidenzia   l’opposizione che esiste tra il Nord, romantico, ed il Sud  classico. Avanza, per la letteratura, una libertà totale. La vuole anche aperta alle influenze straniere, adiuvante il  progresso sociale. Tutto ciò può sembrare molto ovvio ai giorni nostri, solo se si tace che fattori quali la relativa scarsità di traduzioni, la censura, i governi, gli establishment letterari locali (specie francesi) erano forti elementi ostativi  allo scambio tra le culture europee, cui  invece M.me  de Staël  si dedicò con tanta generosità per tutta la vita. A questa donna così intelligente, briosa,  quanto colta, si dovrà tornare tutte le volte che si vorrà fare uno studio sui costumi degli europei, sulle letterature comparate, sul carattere di “deposito” della letteratura rispetto all’anima dei popoli (la letteratura esprime il “genio” di un popolo), sugli esordi del romanticismo, sul proto-femminismo, sugli elementi fondativi dell’ideologia liberale.

Nel  1811, M.me  de Staël, vedova dal 1802, sposa un giovane ufficiale svizzero, John Rocca, e riprende i suoi viaggi attraverso l’Europa: Russia, Svezia, Inghilterra. Rientra in Francia con la Restaurazione, che la delude con le sue misure antiliberali. Nel 1816 attende ad un Saggio sulla traduzione, che apparirà nello stesso anno a Milano. Muore a Parigi il 13 luglio 1817, lasciando un’imponente   corrispondenza. Postumo apparirà l’importante saggio politico Considérations sur les principaux événements de la Révolution française uno dei testi di riferimento del liberalismo europeo.
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