accadde…oggi: nel 2010 muore Suso Cecchi D’Amico

2010. Si è spenta a Roma all’età di 96 anni Suso Cecchi D’Amico, pseudonimo di Giovanna Cecchi, sceneggiatrice di alcuni dei più celebri film italiani, come Ladri di biciclette e Morte a Venezia. Era nata nella capitale il 21 luglio del 1914, figlia del letterato Emilio, personalità di spicco della borghesia intellettuale d’inizio secolo che la introdusse alla cultura inglese e la iscrisse al liceo francese di Roma, e della pittrice Leonetta Pieraccini. Durante la guerra Giovanna trovò rifugio nella casa di campagna dello zio, poi primo sindaco della Firenze liberata.

Temperamento ribelle, antifascista per formazione nonostante avesse trovato impiego al ministero delle Corporazioni per interessamento del gerarca Giuseppe Bottai, la futura sceneggiatrice mosse i primi passi nel mondo della celluloide all’indomani della guerra, scrivendo per Renato Castellani il copione di Mio figlio professore (1946). Nel frattempo aveva sposato il musicologo Fedele d’Amico e aveva messo al mondo i primi due figli (ne avrà tre, Masolino, Caterina e Silvia). I suoi primi compagni di lavoro furono Ennio Flaiano (uno degli amici più cari), Alberto Moravia, Ugo de Benedetti, Piero Tellini e anche due grandi attori come Aldo Fabrizi e Anna Magnani. Furono proprio loro, si narra, a metterla in contatto con Cesare Zavattini che la volle al suo fianco per Ladri di biciclette (è sua l’invenzione del furto della bicicletta), Miracolo a Milano, Le mura di Malapaga.

Suso Cecchi D’Amico attraversava stili, idee, personaggi ed epoche cruciali con una coerenza che rimarrà esemplare. La sua elegante presenza nel panorama del cinema italiano ha caratterizzato dunque più di un’epoca e la sua femminilità discreta e intransigente è stata la migliore risposta al maschilismo della grande Cinecittà e dell’Italia (o Italietta) degli anni Quaranta. Nel 1947 vinse il primo Nastro d’argento con Vivere in pace di Luigi Zampa e sebbene il suo contributo sia visibile nel cinema di molti tra i massimi autori italiani, soprattutto l’Antonioni del primo periodo, è con Luchino Visconti che stringe un sodalizio umano e artistico incomparabile. I due si incontrano per il copione della Carrozza del santissimo sacramento, poi realizzato da Jean Renoir e nel 1951 realizzano Bellissima. Da allora lavorarono sempre insieme  fino al copione di La Recherche, il sogno incompiuto di Visconti.

Fu la più grande donna di Cinecittà. Aveva modi da gran signora ed eloquio spiccio ‘risciacquato in Arno’ come diceva, amava le lunghe estati nella sobria casa di Castiglioncello e le lunghe sere a discutere di cinema e vita insieme ai figli e ai loro amici. Amava avidamente la vita e ne guardava le ricorrenti follie con ironico distacco intriso di elegante umorismo. Non si contano i capolavori che recano la firma di Suso Cecchi d’Amico, da Senso al Gattopardo, da Salvatore Giuliano a Cuore, da Gesu’ di Nazareth a Speriamo che sia femmina. Ma Suso non negava, specie negli ultimi anni, il suo magistero di esperienza e stile anche ad autori giovani come Maurizio Sciarra (La stanza dello scirocco), Cristina Comencini (La fine è nota), i fratelli Frazzi (Il cielo cade). Un impegno di una vita, suggellato nel 1994 alla Mostra di Venezia con il Leone d’oro alla carriera.

A ricordarla oggi anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Una nota del Quirinale informa che il capo dello Stato “ha appreso con sincera commozione la triste notizia della scomparsa di Suso Cecchi D’Amico, grande protagonista delle stagioni più alte della storia del cinema italiano, nel ricordo delle numerose occasioni d’incontro che gli hanno permesso di apprezzare la sua cultura e finezza umana ha espresso in un messaggio i suoi sentimenti di profonda partecipazione al grande dolore della famiglia”.

Mario Monicelli, 95 anni, resta uno dei pochissimi protagonisti viventi della grande generazione del cinema italiano. Tantissime le sue pellicole scritte insieme alla sceneggiatrice romana. “Le sceneggiature che mi sono rimaste più nel cuore – afferma – sono forse Speriamo che sia femmina, I soliti ignoti e La ragazza con la pistola“. Per Suso Cecchi D’Amico Monicelli ha usato parole d’ammirazione e affetto: “Ho vissuto 50 anni con lei. Entravo e uscivo da casa sua con la naturalezza di chi ci vive. Eravamo come una famiglia. La sua scomparsa mi lascia molto solo, ma dobbiamo piegarci al volere degli anni”. “Era molto socievole – ha aggiunto il regista – Ci si incontrava la mattina e si passavano le prime ore a parlare di tutto, dalle nostre cose alla politica. Ed era lì, in quegli incontri, che nascevano le idee. Era un lavoro propedeutico alla seconda parte della giornata nella quale poi si passava a confezionare le storie. In fondo i racconti nascevano dalla collaborazione, da un continuo intrecciarsi di spunti”.

“Tutta la mia vita è legata a lei. E’ una delle più grandi donne che abbia mai incontrato non solo nel campo professionale, ma anche in quello privato. Era una donna completa – dice Cristina Comencini – Tra i sui pregi nella scrittura c’era una grande chiarezza. Ascoltava tutti e prendeva appunti. Nei dialoghi era molto sottile e aveva rispetto del pubblico. Organizzava le scene in modo tale che fossero comunque appetibili per gli spettatori. Faceva parte di quella generazione, che comprendeva anche mio padre, che era in grado di coniugare qualità e popolarità”

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/07/31/news/e_morta_suso_cecchi_d_amico_la_regina_delle_sceneggiatrici-5972048/

https://it.wikipedia.org/wiki/Suso_Cecchi_D%27Amico

 

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