accadde…oggi: nel 1996 muore Marisa Madieri, di Enzo Siciliano

Firenze Ieri, al Gabinetto Vieusseux, è stata ricordata Marisa Madieri, fiumana, nata nel 1938, morta nel 1996. Ho avuto occasione di incontrarla in modo fugace una volta a Roma, ed era con il compagno della sua vita, il padre dei suoi due figli, Claudio Magris. Aveva lo stile discreto, gentile di chi ha sofferto, e della sofferenza propria ha fatto motivo di gentilezza nei confronti degli altri. Aveva insegnato nelle scuole; poi, lasciato l’ insegnamento, ha svolto attività di volontariato: assistenza “a bambini rimasti al mondo, tra tante difficoltà, grazie anche alla solidarietà e all’ amicizia degli altri”. Marisa Madieri ha avuto una fortuna. Tra il 1981 e il 1984 ha tenuto un diario lungo il quale ha raccontato di sé, dei suoi figli, di suo marito, le vacanze al mare e in montagna, incrociando il presente alla memoria del passato, il proprio, dei suoi genitori, dei nonni. Ha raccontato cioè la storia amara di una bambina di Fiume che, con la guerra e il tragico dopoguerra istriano, ha vissuto l’ esodo, l’ esilio, il taglio delle radici, e la necessità aspra del ritrovarle, del ripiantarle. Credo che quel diario rappresentò una strana sortita della sua vita. Credo che fino ad allora avesse scritto soltanto relazioni scolastiche di fine anno. Poi vennero altri testi narrativi, un lungo racconto e alcuni brevi, pochi, e pagine lasciate a mezzo dalla morte. Il tutto è oggi racchiuso in due volumi, il primo, Verde acqua. La radura (Einaudi, pagg. 229, lire 16.000), dove sono uniti i due racconti più ampi e articolati; e La conchiglia (Scheiwiller, pagg. 78, lire 18.000), dove sono le incompiute e le pagine brevi. Fra queste voglio ricordare I barattoli, dove un uomo vecchio, il “nonno Vincenzo”, vive gli ultimi mesi di vita acquistando senza criterio palese al supermercato barattoli d’ ogni tipo. Una simile, lieve mania senile preoccupa Fiorella che va quotidianamente accudendolo. Cosa se ne fa il nonno Vincenzo di cibo per cani e gatti, ad esempio, quando l’ unico animale che ha in casa è un canarino? Il vecchio si ammala, la febbre lo consuma: i figli vivono in città lontane. Nello spegnersi della sua ragione, chiede a Fiorella di portargli uno di quei barattoli. “Il nonno alzò a fatica una mano verso il barattolo e toccò l’ etichetta vermiglia, seguendo lentamente i contorni degli opulenti pomodori a fiaschetta che vi erano raffigurati”. Su quei barattoli, il vecchio, all’ ultimo soffio di vita, la mente già vaneggiante, cercava nei colori e nei disegni delle etichette “i richiami, le seduzioni, le forme della vita”, significati, immaginosi significati, d’ una esistenza al suo sparire. Marisa Madieri ha saputo raccontare, con la delicatezza d’ uno stile senza rughe, queste epifanie, dove senso e nostalgia vanno a incollarsi in modo fulmineo. Silenziosi lampi d’ emozioni: – come dice Wallace Stevens, “il sipario, scostato, potrebbe scoprire un altro tutto / un azzurro oltremondo, arancione e rosato…” Marisa Madieri è riuscita a raggiungere una simile moltiplicazione o un simile sprofondamento di colori quotidiani con aguzza, cristallina naturalezza. Il diario di cui parlavo, Verde acqua (“il colore dell’ amore”), ha questa felicità. Alla sua uscita, Pampaloni lo salutò come “un piccolo classico contemporaneo della memoria familiare”: disse benissimo. Dunque, l’ esodo: e poi il travaglio di una memoria che cerca amorosamente di rinnovarsi; e strade e piazze antiche vanno a ricomporsi nel caleidoscopio del tempo su piazze e strade nuove. Verde acqua è un tessuto di ombre e luci, di quel morire e rinascere che è la vita. “Il nucleo più antico della mia nostalgia si trova su un’ isola adriatica, tra salvie odorose che inargentano assolate pietraie e spume “che in alto mare eran sirene”. Ma in quella luce ferma, senza tempo, è trascorso un presagio di tramonto. L’ isola non è più ignara della contraddizione”. Così ha scritto Marisa Madieri. Si può capire allora come la chiarezza del suo stile lieviti su un sentimento venato di misteri; e di quante passioni, d’ aspirazioni di conoscenza la “contraddizione” che lo annoda si sia nutrita. Il ricordo di Marisa Madieri al Vieusseux è caduto in giornate particolari, di guerra e di esodi nuovi. Il caso ha voluto così. In Verde acqua c’ è un’ eco viva dei conflitti che continuano a percorrere l’ altra sponda dell’ Adriatico, conflitti di cultura e di etnie, fughe da casa e rigori estremi conseguenti, bambini per sempre feriti. Questo diario non è solo testimonianza d’ una tragedia che si rinnova; è anche testimonianza di una fede: la serenità del proprio animo è una conquista difficile, ma è una conquista per gli altri anzitutto, di pace per gli altri e con gli altri.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/03/30/le-radici-strappate-di-marisa-madieri.html?refresh_ce

http://www.anvgd.it/rassegna-stampa/8246-fiume-ricorda-la-sua-marisa-madieri-voce-del-popolo-02-apr

https://it.wikipedia.org/wiki/Marisa_Madieri

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