accadde…oggi: nel 1896 nasce Rosetta Pampanini, di Simone Ricci

Una voce dolcissima, ereditata a quanto pare dalla madre, una profondità di sentimento e una grazia fisica non comune: se si volessero descrivere le tre caratteristiche peculiari del canto di Rosetta Pampanini sarebbero forse quelle appena elencate. La luce della notorietà cominciò a posarsi su di lei subito dopo la morte di Giacomo Puccini, tanto da diventare una delle più appassionate interpreti del repertorio del compositore toscano. Nata a Milano il 2 settembre del 1896, sin dalla prima infanzia cominciò a manifestare una passione sfrenata per il canto, il quale doveva poi riservarle una brillante carriera. Da bambina era infatti solita cantare le canzoni più in voga, indossando buffamente le vesti materne e cominciando a declamare dall’alto del tavolo di casa.

Il padre era un ufficiale dell’esercito ed era stato trasferito a Bari ed è proprio nella città pugliese che si recava molto spesso. In questi primi anni di vita si appassionò con crescente entusiasmo al mondo del teatro, confessando sin da piccolissima di voler fare l’attrice una volta cresciuta. La recitazione venne affinata nelle piccole rappresentazioni del Collegio delle Suore del Sacro Cuore, in cui si notò di che stoffa era fatta. Ma i genitori non erano d’accordo con questa sua propensione e la preferivano come maestra. Un giorno fu scoperta casualmente la sua voce, come la stessa Pampanini ricordò nelle sue memorie. In effetti, fu udita dalla Principessa Letizia di Savoia, la quale si trovava a Moncenisio, in villeggiatura.

 

b_200_150_16777215_00___images_13rosettapampaninispaceasciociosan.jpgLa voce conquistò la principessa, tanto da suggerirle dopo molti complimenti di cominciare a studiare, visto che sarebbe stata lieta di applaudirla in teatro. La Pampanini si recò allora a Milano per approfondire lo studio del canto con la maestra Emma Molaioli. Bastarono undici mesi per l’esordio al Teatro Nazionale di Roma come Micaela nella “Carmen” di Bizet (siamo nel 1920 per la precisione). Anche il ruolo di Siebbel del “Faust” al Reale di Torino le riservò delle ottime accoglienze, ma il soprano milanese aveva intenzione di riprendere lo studio del canto e furono necessari altri quattro anni per farla sentire davvero sicura.

 

A Biella la sua Mimì fu accolta in maniera entusiastica. Voci malevole del mondo del teatro cercarono di farla desistere in questa carriera e i dispiaceri non mancarono, ma a soli diciannove giorni dalla morte di Puccini (nel 1924 come è noto) le venne chiesto di interpretare nuovamente Mimì in una “Bohème” che avrebbe commemorato il maestro appena scomparso. A Bologna ci fu il delirio per la sua voce dolce e appassionata, ben accompagnata dai movimenti scenici. La carriera della Pampanini cominciò realmente in quel momento e fu una continua ascesa. Un nuovo ruolo era pronto per lei, quello di Cio-Cio-San nella “Madama Butterfly”.

 

b_200_150_16777215_00___images_rosettapampanini_con_beniaminogigli.jpgNel 1925, infatti, Arturo Toscanini era intenzionato a rivendicare alla Scala il mancato successo di quest’opera di due decenni prima. Scelse proprio la Pampanini: il suo canto e la padronanza della scena resero questa sua creazione un qualcosa di fama mondiale. Quel dolore e quella musica si identificavano perfettamente con il suo temperamento e sentimento, il punto più alto della sua arte. Basterà ricordare una critica tra tante: E’ incredibile la grazia con cui questa artista svolge la scena dei complimenti. Canta la romanza Un bel dì vedremo con una voce così melodiosa, svolgentesi in tutta la gamma con una eguaglianza di timbro impareggiabile e con tale espressione di accenti che commuove al massimo grado.

 

Molte città italiane furono conquistate in tale maniera, dal Nord al Sud. È anche curioso ricordare che il ruolo in questione nella Butterfly fece innamorare completamente il dottor Giuseppe Diomede, che divenne poi suo marito. Anche all’estero si accorsero di lei, ma le eroine in cui trionfò non sono solamente quelle pucciniane: fu una interprete davvero degna e profonda in opere come “Fedora”, “Adriana Lecouvreur”, “Cavalleria Rusticana”, “Otello”, “Iris”, “Lohengrin” e “Andrea Chènier”. Preferì sempre il repertorio lirico e lirico spinto, i più adatti alla sua voce e al carattere.

 

b_200_150_16777215_00___images_pampanini_3.jpgPer capire, infine, quanto fosse amata anche al di fuori dall’Italia, si può ricordare un episodio avvenuto nel 1938. Una signora di Chicago le inviò in dono un kimono che aveva comprato direttamente in Giappone, il ricordo tangibile delle grande emozione che le aveva suscitato una recita della Madama Butterfly. Vi sono anche altri racconti simili, avvenuti nell’intero corso della sua carriera artistica. Nel 1947 abbandonò il palcoscenico con “Tosca” e si dedicò interamente all’insegnamento. Malata, decise di ritornare al suo paese d’origine, Corbola, dove si spense nel 1973.

http://www.operalibera.net/joomla/in-memoria/745-rosetta-pampanini-un-canto-dolcissimo

Annunci