accadde…oggi: nel 1914 nasce Lina Volonghi, di Federica Marengo

Inverno 1933. Quarto, quartiere di Genova affacciato sul mar Ligure . Mentre in città fervono i preparativi per il Carnevale e nelle strade , profumate dagli effluvi salmastri , artigiani nerboruti allestiscono come da tradizione il carro con a bordo un enorme spaventapasseri , rappresentante il gramo inverno , nel modesto rustico abitato dalla famiglia Volonghi , la ventenne Lina , ultima di sei figli discute animatamente con la madre riguardo il suo avvenire. “Lina , ma te sei matta?…Cosa ti viene in mente di recitare , di fare la svergognata? ….” , domanda con tono inquisitorio l’anziana donna, “Lascia che lo vengano a sapere tuo padre e i tuoi fratelli e saranno guai di certo!…Te sei nata nel mare , te sei una sportiva , una campionessa , te devi far la nuotatrice , capito? …” . “No , mamma , io son stufa di far su e giù in vasca tutti i giorni! ….Il teatro invece, quello sì che è interessante ….e poi lo dice anche il Govi che son portata , che c’ho il talento!….” . “E chi sarebbe ‘sto Govi ? ….Cosa vorrebbe ‘sto signore da mia figlia? “ , prende la parola il padre della giovane  , irrompendo bruscamente nell’angusto tinello. “Ooooh , papà! , sapessi : è un comico bravissimo!” , replica la ragazza ; “Comicoooo , attooore? , allora l’è un lazaron!” , sentenzia il capofamiglia. “No , è un uomo tanto perbene!!…Ascolta , papà : Govi , dopo avermi sentito recitare , ha deciso di assegnarmi un piccolo ruolo in una commedia dialettale : “I manezzi pe majà na figgia”, annuncia entusiasta Lina . “Cosa , cosaaa? …e in quale occasione ti avrebbe sentito recitar ‘sto grande attore?…”, indaga il padre . “ Be’ , sì , lo ammetto , ho mentito! …Invece di allenarmi in piscina , per un periodo , ho frequentato una sala teatrale , ma non ho fatto niente di male!” , si discolpa la ragazza. “Non hai fatto niente di male , Linaaa? …Lo chiederemo ai tuoi fratelli ,quando ritorneranno questa sera da lavorare,  se non hai fatto niente di male!….Adesso , sciroccata , va’ in camera tua e non uscire finché non ti chiamerò  io , intesi?…” , ordina con tono concitato l’uomo. “Te sei stato troppo duro con la bambina! …” , constata la madre , allontanatasi la figlia. “Bambinaaa? , l’è una donna ormai e , se non stiamo attenti noi altri a lei , chissà che fine potrà fare !” , replica il Volonghi. “Insisto , ti sei comportato male !…in fondo è soltanto una ragazzina e a quell’età , si sa , la testa è piena di sogni!…” , argomenta la moglie . “Sogni o non sogni , Lina deve nuotare !…è una campionessa e dovrà gareggiare alle Olimpiadi e vincerle ….Così diventerà l’orgoglio del duce , di Quarto , della Nazione e del mondo intero !” , vagheggia il genitore. “Ma! , fa’ un po’ come ti pare !…” , chiosa la donna , aggiungendo dopo qualche attimo di esitazione : “Ad ogni modo  , secondo me , sbagli a sottovalutare tua figlia!…Vedrai che , saggia com’è , alla fine deciderà di assecondarti ,diventando  una brava  attrice-nuotatrice !”.

“La Volonghi è eclettica , versatile , si prefigge traguardi impegnati , non disdegnando però la commedia brillante”. Così l’attore Ernesto Calindri si esprimeva sul conto della collega Lina Volonghi , nel corso di un’intervista radiofonica del 1952. Nata a Quarto (Genova) il 4 settembre del 1914  da un’umile famiglia , trascorse l’infanzia e l’adolescenza insieme con i sei fratelli maggiori , dedicandosi al nuoto , disciplina sportiva nella quale eccelse fino al punto di diventare una campionessa . Abbandonate piscine e gare , attratta dal teatro , si presentò al comico Gilberto Govi , che , colpito dalla sua personalità , la sottopose a un provino , scritturandola per un ruolo minore nella commedia in dialetto genovese “I manezzi pe majà na figgia”. Vinte le ritrosie del padre e dei fratelli , contrari alla sua decisione di intraprendere la carriera artistica , lasciata la compagnia di Govi dopo sei anni di collaborazione , negli anni Cinquanta si trasferì a Roma dove , ingaggiata da Anton Giulio Bragaglia , capocomico del Teatro delle Arti , fondato dallo scrittore e drammaturgo Luigi Pirandello , recitò svariati ruoli in opere di George Bernard Shaw e di Oscar Wilde , accanto ad attori quali : Ernesto Calindri e Lia Zoppelli . Poi ,entrata nella compagnia di Renzo Ricci ed Eva Magni , raccolse largo consenso di pubblico e di critica con la piéce di Thornton Wilder “La sensale di matrimoni”, interpretata al fianco di Lauretta Masiero e di Alberto Lionello. Stretto un sodalizio con il regista Ivo Chiesa , approdò al Teatro Stabile di Genova, affinando il suo talento d’attrice sia nel dramma che nella commedia leggera (“Celestina”di Fernando de Rojas , “Piccoli borghesi” di Maksim Gorkij e “Colomba”di Jean Anouilh). Diretta dai più importanti registi teatrali italiani del Novecento (Luchino Visconti e Giorgio Strehler) , negli ventennio Sessanta e Settanta portò in scena “Come le foglie”di Giacosa , “Il tacchino” di Feydeau , “L’estro del poeta”di O’Neill , “Le baruffe chiozzotte” , “I rusteghi” di Goldoni e “Madre Coraggio” di Brecht . Affermatasi sul grande schermo (a partire dal 1943 aveva preso parte  a pellicole neorealiste come “La signora in nero” di Nunzio Malasomma , “La bella di Roma” e “La donna della domenica” di Luigi Comencini , a commedie all’italiana quali “Una vita difficile” di Dino Risi e  al “musicarello”  “Rita , la figlia americana” di Piero Vivarelli ) recitò anche  in sceneggiati  televisivi , adattamenti di romanzi e commedie di Dostoevskij , Dumas , Giraudoux e Goldoni ( “L’idiota” , diretto da Giacomo Vaccari , “Il conte di  Montecristo” di Antonello Falqui , “La pazza di Chaillot” di Sandro Bolchi , “La casa nova” di Luigi Squarzina e “Il giocatore” di Edmo Fenoglio). Insegnante di recitazione presso il teatro Stabile di Genova , conquistò  il pubblico radiofonico , raccontando diverse favole della raccolta “I Racconta Storie”. Schiva e riservata , è stata a lungo sposata con il collega Carlo Cataneo , non alimentando in alcun modo le cronache rosa con notizie riguardanti la sua vita privata. Negli anni Ottanta , decisa a sperimentare nuove forme di espressione e di rappresentazione teatrale , affrontò testi  drammatici e impegnativi come “La bocca rotta”di Kleist, “Buonanotte mamma” di Marsha Norman e “Bussando alla porta accanto”di Dorin , spettacolo quest’ultimo con cui diede l’addio alle scene . Infatti , colta  da un attacco cardiaco , che ne compromise lo stato di salute impedendole di lavorare , si ritirò nella sua abitazione milanese e ivi si spense il 24 febbraio del 1991 , dopo aver scritto sulle pagine di un diario : “Ogni volta che la gente e i critici hanno lodato il mio senso di responsabilità e di disciplina hanno lodato Gilberto Govi . Da lui ho imparato i tempi comici , il rispetto per il pubblico , il donarsi con estrema semplicità e grande sacrificio” .

http://www.quotidianoitalia.it/7903-2/

Annunci