Ergastolo: la voce dei detenuti, delle famiglie e di chi vive il carcere. La “Rassegna Stampa” dal fine pena 9.999

 

Numero 13 – Settembre 2017

L’Associazione Liberarsi onlus

 

Tutte le persone del mondo libero che vorranno aderire alla giornata di digiuno del 10 dicembre 2017 potranno farlo dal sito http://www.liberarsi.net compilando l’apposito modulo nella sezione in home dal titolo “Aderisci allo sciopero della fame del 10 dicembre per l’abolizione dell’ergastolo”.

 

Editoriale

 

Aderisci e digiuna per la Vita!

 

La nostra Costituzione nasce nel 1948 a seguito della svolta politica istituzionale del dopo guerra e rappresenta adeguatamente il profondo cambiamento del Paese. Il nostro codice penale è, purtroppo, ancora quello del 1930 e prevede la “Pena di Morte Viva”.

In un noto film di successo, la protagonista diceva spesso: “Domani sarà un altro giorno e si vedrà”. No! Per gli ergastolani, domani non sarà un altro giorno. Sarà un giorno come quello appena trascorso. E così sarà per l’indomani, il giorno dopo e quello dopo ancora, fino all’ultimo dei loro giorni. Per gli ergastolani, la speranza non è un rimedio alla sofferenza, ma un prolungamento indefinito della sofferenza. Imprigionare una persona per sempre è come toglierle tutto e non lasciarle niente. Con l’ergastolo, la vita diventa una malattia, e gli ergastolani invece di essere uccisi, sono lasciati morire. Questa terribile condanna supera i limiti della ragione e fa diventare quegli uomini esclusivamente “corpi parlanti”.

 

In Italia, sembra che una bugia detta tre volte diventi una verità. Così, molte persone pensano che la pena dell’ergastolo non esista, quindi è inutile toglierla. Ma se non esiste, allora perché c’è? Molti non sanno che con questa terribile condanna, si raggiunge il confine dell’inesistenza perché la vita non vale più nulla e viene resa peggiore della morte. Sì, è vero, ogni pena lunga fa male, ma la condanna all’ergastolo distrugge totalmente perché ammazza ogni speranza.

Abbiamo un sogno: l’abolizione dell’ergastolo in Italia. Dato che è meglio accendere una candela che maledire l’oscurità, l’Associazione Liberarsi onlus, che ha sempre sostenuto la campagna contro il carcere a vita, sta organizzando un giorno di digiuno nazionale per domenica 10 Dicembre 2017 (Anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani) contro la pena dell’ergastolo. Desidera coinvolgere, come organizzatori o aderenti, parlamentari che si facciano promotori di un disegno di legge e che si attivino per farlo calendarizzare, uomini e donne di chiese e di fede religiosa diversa, istituzioni, esponenti della magistratura, dell’università, dell’avvocatura, intellettuali e personaggi del mondo dello spettacolo, gli ergastolani e i loro familiari, semplici cittadini e cittadine.

A tutti quelli che leggono questo comunicato chiediamo di aderire alla campagna per l’abrogazione dell’ergastolo partecipando al giorno di digiuno nazionale

Chiediamo inoltre di diffondere tramite i propri contatti questo comunicato per coinvolgere la società civile. Se fate parte di un’associazione, di una comunità, di un circolo, vi chiediamo di aderire anche con questo soggetto collettivo tramite la Segreteria dell’Associazione Liberarsi tramite l’indirizzo email associazioneliberarsi@gmail.com tel. 055-0733042 e nel sito http://www.liberarsi.net

 

Agli ergastolani e ai detenuti che non hanno accesso a internet e che vogliono partecipare alla giornata di digiuno, chiediamo di compilare il modulo riportato qui sotto e inviarlo per posta al seguente indirizzo: Associazione Liberarsi; Casella postale 30; 50012 GRASSINA (FI) o a Carmelo Musumeci; c/o Comunità Papa Giovanni XXIII; Via del Convento, 7; 06031 BEVAGNA (PG)

Associazione Liberarsi

Settembre 2017

 

Adesione da parte dei detenuti ed ergastolani al giorno di digiuno nazionale, domenica 10 dicembre 2017 (Anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani) contro la pena dell’ergastolo:

 

Carcere
Nome
Cognome
Luogo e data di nascita
Condanna
Anni di carcere fatti
Firma

 

Voci da fuori

 

Caro Carmelo. È bello avere un amico come te e questo dipende dal fatto che sei come un camion d’amore. Tutti gli uomini e le donne di questo mondo desiderano solo una cosa. Essere amati. E questo vale per te, per me e per chi ancora non lo sa. Sto leggendo le lettere dall’Assassino dei Sogni e ne sono fortemente coinvolta. Una tale lettura, come c’era da immaginarsi, mi spinge alla riflessione ed è inevitabile non pensare a quello che hai passato, come se fosse una storia che mi tocca personalmente. Mi immagino come per lungo tempo sia stata la tua vita. Il tuo lavoro criminale del Carmelo della colpa che apparteneva ad un certo tipo di società e in cui ben ti sei adattato. La tua intelligenza e ambizione ti hanno fatto essere il migliore. Non so cosa ne fosse della tua coscienza. Avresti potuto fare come quel tuo fratello che aveva un cuore grande e studiava ma che il Signore ha chiamato presto a se. Invece tu timbravi il tuo cartellino in altro modo, perché quando arrivi a fare certe cose per molto tempo, poi ti sembra normale; quando le scelte sono vincolate da uno stile di vita, quando le persone intorno a te ti educano ad essere come loro, magari in contrasto, come in una giungla dove vince il più forte, allora arrivi a fare qualsiasi cosa. Non è semplicemente una giustificazione, è una deduzione più che plausibile. Ed è forse solo la tua adattività la chiave per leggere alcune tue scelte. Era forse tuo fratello quello disadattato? Tu riuscivi bene pur rimanendo dove Dio ti aveva destinato. Io provo ad immaginare quando ti sei accorto che ti avevano incastrato, quando hai lasciato una moglie e i tuoi piccolini innocenti per sempre. Eppure ti sei adattato anche al dolore, un dolore infinitamente più grande della colpa. In tutti questi anni, per sopravvivere, ti sei aggrappato all’amore, una miniera inesauribile di amore e adesso, anche tu, sei diventato sorgente viva. Perché anche un criminale ha bisogno di amore, forse più degli altri.

Mi sono sbilanciata un po’ a scrivere queste cose, ed è probabile che non ne abbia il diritto ma scopro leggendoti una dolcezza infinita che mi investe come un camion. Se la terra imparasse da questa storia e se vedesse che solo dal dolore nasce la gioia, che il diverso è solo diverso, che la fratellanza è per tutti, che il diritto ad un’altra possibilità c’è sempre, allora avremo autostrade d’amore. Sogni d’oro a te stasera, sperando che presto tu possa stare dove è giusto per te oggi stare e scusami se c’ho voluto metter bocca.

Giovanna di Livorno

 

Voci da dentro

 

Caro Carmelo, qui sempre le solite cose, mi dedico molto alla ginnastica e alla lettura. Per quanto riguarda la cella, fino adesso mi hanno lasciato, dopo aver pagato con 11 mesi di isolamento e la denuncia penale, da oggi in poi, mi hanno fatto sapere che non sarà più possibile. Io come risposta al comandante gli ho detto che in tre in una scatola di sardine non ci starò neppure morto, quindi se gli serve il posto mi deve portare di nuovo alle celle di punizione.

 

Pasquale, Carcere di Livorno

 

Mi hanno fatto fare un viaggio allucinante, sono partito al mattino presto e mi hanno scaricato a Sassari, chiuso in una cella di transito da solo senza mangiare fino alla sera alle sei. Non ho potuto neanche andare in bagno perché, appena ho aperto la porta, il bagno era pieno di topi. Poi mi hanno ricaricato sul furgone fino ad Alghero dove hanno preso altri due detenuti. Finalmente siamo partiti per Porto Torres dove ci siamo imbarcati. Insomma, sono arrivato l’indomani a Genova, sempre a digiuno. Una vergogna! Mi sono sentito un deportato ai tempi degli schiavi.

 

Luciano, Carcere di Nuoro

 

(…) è morto Carmelo, zio Carmelo, l’ergastolano calabrese che si chiamava come te, sempre elegante e affabilissimo. È svenuto sulla soglia della chiesa quando stava per andare a messa. Se lo sono portato via e, dopo tre settimane, è morto. In trentadue anni di carcere, neanche un permesso.

Con me si era sempre comportato benissimo, un po’ ripetitivo magari, ma sono sicuro che aveva qualcosa da insegnare al mondo. Insegnare non vuol dire riprodurre come un copia incolla. Insegnare vuol dire “come cazzo siamo arrivati a questo punto?”, “perché facciamo certe scelte?” e “quanto è difficile, difficile, difficile staccarsi dalla corrente, rimettersi in gioco, sputare sangue e non perdere la voglia di vivere un po’ meglio?”

 

Roberto, Carcere di Padova

 

 

A cura di Carmelo Musumeci per l’Associazione Liberarsi www.liberarsi.net

 

 

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