accadde…oggi: nel 1925 nasce Eleonora Rossi Drago

Nata a Genova nel 1925, dagli anni Settanta viveva nel capoluogo siciliano, dove aveva sposato Domenico La Cavera, primo presidente di Confindustria Sicilia e personaggio di spicco dell’economia siciliana.

Aspetto da signora della buona borghesia, appartenente al ristretto gruppo di attrici-signore eleganti come Lucia Bosè o Silvana Mangano, dopo il diploma magistrale Eleonora Rossi Drago aveva lavorato come indossatrice e disegnatrice di modelli. Poi, nel 1947, partecipa a Miss Italia, e pure se non può gareggiare perché già sposata e madre di una figlia, si mette ugualmente in luce, riceve molte proposte di lavoro e debutta al cinema con una piccola parte in I pirati di Capri, del 1949. L’anno dopo fa un provino per Non c’è pace fra gli ulivi ma Giuseppe De Santis non la trova adatta a interpretare un ruolo neorealistico, affidato poi a Lucia Bosè.

Ha maggior fortuna con Luigi Comencini, che la prende per Persiane chiuse del 1951, con Massimo Girotti e Giulietta Masina, poi conquista le platee maschili (pur non incarnando l’ideale della maggiorata, tanto amato all’epoca) con Sensualità di Clemente Fracassi, nel 1951, in cui si divide fra due amori, Marcello Mastroianni e Amedeo Nazzari.

Dopo numerose apparizioni in modesti film sentimentali, rivela le sue doti drammatiche nel film di Antonioni Le amiche (1955), tratto da un romanzo di Cesare Pavese. Alla metà degli anni Cinquanta si cimenta anche con il teatro, in Zio Vanja, sotto la guida di Luchino Visconti, con un cast eccezionale che comprende Rina Morelli, Paolo Stoppa, Marcello Mastroianni. Nel 1959 ottiene ampi consensi per la sua interpretazione in Un maledetto imbroglio (1959) di Pietro Germi, in cui è Liliana, la signora gentile e senza figli che trascorre la sua breve vita fra bambole, malinconie e tradimenti.


Seguono due bei ruoli, che per certi versi si assomigliano, rispettivamente in Estate violenta di Valerio Zurlini e in Tiro al piccione di Giuliano Montaldo, passando per la caratterizzazione della moglie di Nino Manfredi in L’impiegato di Gianni Puccini. Il personaggio interpretato nel film di Zurlini, quello di Roberta, una donna matura che si innamora di un ragazzo molto più giovane (Jean Louis Trintignant) le varrà un Nastro d’argento come migliore attrice protagonista nel 1960.

Ed è proprio a partire dagli anni Sessanta che le occasioni si fanno più rare, o inappropriate alla sua personalità artistica (Il disco volante, L’idea fissa, Se permettete parliamo di donne). L’ultimo ruolo di rilievo sarà nel 1965: quello della moglie di Loth nel kolossal La Bibbia di John Huston, mentre diverrà via via più importante la sua presenza in televisione, come interprete di celebri sceneggiati, in particolare La Cittadella del 1964.

In cerca di rilancio, nel 1968 torna al teatro nella parte di un’affascinante lesbica quarantenne ma la commedia rimane in scena solo pochi giorni. Il suo ultimo film è Il dio chiamato Dorian (1970), con Helmut Berger. Poi, il ritiro dalle scene. Dopo un periodo di profonda depressione, sposa Domenico La Cavera e si trasferisce a Palermo, dove resterà fino ai suoi ultimi giorni.

http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/eleonora-rossi-drago/eleonora-rossi-drago/eleonora-rossi-drago.html

http://www.cinquantamila.it/storyTellerThread.php?threadId=ROSSI%20DRAGO%20Eleonora

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