pensIeri, di Roberto Ferrigno, recensione di Daniela Domenici

 

Mi è stato fatto dono di questo libro e ora provo a dirvi che impressioni mi ha dato. E’ composto da diciotto racconti di varia lunghezza, scritti vari anni fa e qui raccolti, alla fine di ognuno dei quali troviamo la riproduzione di opere di Dalì e Magritte e già questo ci dà un primo input per entrare nel mondo di Ferrigno.

L’elemento che colpisce subito è la totale assenza di punteggiatura che all’inizio può rendere difficoltosa la lettura ma che, invece, dopo poche pagine, trovi così naturale che ti chiedi come mai l’abbiano inventata (affermazione quasi ossimorica da parte della correttrice di bozze fiscalmente attenta alle virgole…); il flusso di coscienza dei pensieri dell’autore, lo stream of consciousness di Woolfiana e Joyciana memoria, trova il suo elemento più naturale in questo escamotage.

Un’altra caratteristica che mi letteralmente ammaliato è la fantastica capacità di Ferrigno di giocare con le parole (che condivido, mi ha arricchito…) che già si vede sin dal titolo con quella I maiuscola al centro che a me ha fatto pensare a “pensieri di ieri”; l’autore usa rime interne, parole inusuali, ricercate, musicalissime, scovando in ognuna significati altri.

Ancora un elemento che mi ha affascinato è la profonda conoscenza che Ferrigno ha del mondo del cinema nel racconto 15 “se questo fosse un film” e di quello degli scacchi nel 16esimo “partita” in cui le parole sono poste come su una scacchiera. Il più lungo dei racconti è il 17, più di cinquanta pagine, che s’intitola “abbecedario” e nel quale Ferrigno si diverte a giocare con ogni lettera dell’alfabeto tra le quali trova un perfetto collegamento: da Donne a Emozione, da Favola a Gente, da Lacrima a Memoria e così via fino a Zero.

Complimenti, Roberto, ad maiora!

 

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