accadde…oggi: nel 1906 nasce Ornella Puliti Santoliquido, di Gregorio Moppi

 

ERA una baccante della tastiera Ornella Puliti Santoliquido: ebbra di musica, che inebriava l’uditorio con il fascino travolgente da gitana. Amava il pianoforte di un desiderio fisico e, trascinata dal temperamento incandescente, lo aggrediva con sensuale, violenta bramosia, la nera capigliatura scomposta, il sorriso esaltato sulle labbra. Con la stessa veemenza si sarebbe avventata sui suoi compositori prediletti se gli avesse avuti in carne e ossa di fronte a sé. Ne osservava i ritratti appesi nel suo attico romano e se li mangiava con gli occhi: il capoccione da rivoluzionario di Beethoven, la barba possente di Brahms, il misticismo di César Franck che da ragazza, in un momento di scoramento, l’aveva avvinta così tanto da portarla quasi all’altro mondo. Alla stessa maniera che per i compositori e le partiture, per i gatti, gli uccellini e tutti gli animali derelitti della terra, anche per gli uomini perdeva la testa. Di chiamarsi Santoliquido lo doveva al marito compositore, Francesco, di vent’anni più maturo di lei e vedovo due volte, sposato d’impeto nel 1932 e presto lasciato, pur conservandone il cognome: forse perché lui, campano che aveva abitato tanto fra Hammamet e Tunisi, ormai mal si adattava a stare fuori da Capri, o forse perché quell’uomo che l’aveva affascinata anche per le attitudini da filosofo e letterato si trovava a libro paga del Minculpop, e sulla stampa di regime aveva preso a vomitare ignominie musicali antigiudaiche.

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