accadde…oggi: nel 1819 nasce Sara Levi Nathan

Veniva da una famiglia di commercianti ebrei; sua madre era Ricca Rosselli. Nel 1836 conobbe a Livorno Meyer Moses Nathan, un ebreo di Francoforte, agente di cambio, che si era stabilito a Londra per lavoro.

Si sposarono il 29 maggio e Sara seguì il marito nella capitale inglese, dove la coppia mise al mondo dodici figli (nove dei quali maschi).

Risalgono al 1848, i primi contatti epistolari attestati con Giuseppe Mazzini. Con il tempo la Levi divenne una delle corrispondenti più assidue di Mazzini e, sul finire della sua vita, la sola depositaria degli sfoghi e dei piani del leader repubblicano, compresi quelli per la lotta armata.

Nel 1857, quando Mazzini le presentò uno dei suoi collaboratori più fidati, Maurizio Quadrio, la Levi lo scelse come istitutore di alcuni dei suoi figli per essere sicura che l’etica mazziniana fosse alla base della loro formazione.

La morte prematura del marito, avvenuta nel 1859, mentre lasciò  Sara erede di una ricca sostanza, la determinò a tornare in Italia nell’autunno dello stesso anno e a stabilirsi a Firenze, per poi passare nel 1862 a Milano.

In piena sintonia con Mazzini, non accettò la conclusione monarchica del processo di unificazione e, su sua istruzione, agì da mediatrice nei confronti di Giuseppe Garibaldi che lei cercò invano di riportare in un’orbita più decisamente repubblicana. Attraverso di lei passavano i finanziamenti che il Partito d’azione, e più tardi l’Alleanza repubblicana universale, destinavano all’acquisto di armi e alla promozione delle attività insurrezionali.

Per sottrarsi all’attenzione della polizia, la Levi si spostò a Lugano, dove nel 1865 acquistò una villa chiamata “La Tanzina”: rifugio e luogo di convegno dei nomi più autorevoli dell’opposizione repubblicana, da Carlo Cattaneo ad Agostino Bertani, oltre naturalmente a Mazzini e a Quadrio. Fu appunto nella sua villa che Mazzini, ospite a Lugano per qualche mese, mise a punto i piani per i tentativi insurrezionali del 1869 nell’Italia del Nord.

Alla scomparsa di Mazzini, avvenuta il 10 marzo 1872 a Pisa in casa di una delle figlie della Levi, questa, che lo aveva generosamente assistito nel lungo decorso della malattia, assunse subito un ruolo di primo piano nella trasmissione ai posteri del suo pensiero civile.

Già durante i funerali di Mazzini ci fu chi notò come lei e la moglie di Aurelio Saffi avessero monopolizzato il feretro impedendo ad altri di accostarvisi. Dopo il 1872 la Levi sostenne con notevole sforzo personale la stampa mazziniana.

Finanziò l’«Emancipazione» e nel 1877 contribuì alla nascita del «Dovere». Tra gli strumenti di divulgazione del pensiero di Mazzini ci fu anche la Scuola a lui intitolata, che la Levi volle fondare a Roma nel 1873. Tra le altre battaglie combattute dalla Levi nella seconda metà degli anni Settanta, un posto di rilievo ebbe la lotta per l’abolizione dei regolamenti di Stato sulla prostituzione ispirata dalle battaglie dell’inglese, Josephine Butler.

La morte del figlio Giuseppe nel 1881 fu un colpo dal quale non si riprese più: ammalatasi sul finire dell’anno dopo qualche mese si traferì a Londra per tentare, il 13 febbraio 1882, un’operazione chirurgica i cui postumi le furono fatali. La salma fu trasportata a Roma e sepolta nel cimitero del Verano.

Prima della morte aveva destinato un lascito alla Commissione per la divulgazione degli scritti di Mazzini. Nel 1917 la Scuola “Giuseppe Mazzini” fu eretta in ente morale col nome di  “Opera pia Sarina Nathan”.

http://www.150anni.it/webi/stampa.php?wid=126&stampa=1

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