accadde…oggi: nel 1914 nasce Ave Ninchi, di Alessandra Rota

‘NELLA vita sono stata molto felice, ho avuto grandi soddisfazioni, una lunga, lunghissima carriera che mi ha riempito di gioie. Però ho due rimpianti: non aver mai avuto un nipote e non essere diventata una grande ballerina classica per poter danzare Giselle”. Un ottimismo senza ombre, la capacità di prendersi in giro ma anche di usare l’ ironia come un’ arma da vera signora di altri tempi, Ave Ninchi resterà nell’ immaginario collettivo per la sua risata che quasi le squassava la mascella, scuotendola tutta, per il suo corpo massiccio e materno, immutabile negli anni (“il mio sogno è di raggiungere il quintale, ma non è facile”). Per la sua inconfondibile crocchia, a metà della nuca: “Mi hanno sempre dato fastidio i capelli davanti agli occhi. Ho convinto anche mia figlia a pettinarsi così” spiegò nel corso di una intervista per la presentazione del film a puntate che percorreva la sua carriera, Confidenzialmente Ave, trasmesso nell’ 89 da RaiDue e realizzato da Domenico Zandri. Una storia legata al cinema (sono trenta i film a cui ha partecipato), al teatro e anche alla televisione quella di Ave Ninchi, che lei ha sempre raccontato come un’ avventura, fortunata e frastagliata. Nipote dell’ illustre dinastia che ha dato al palcoscenico attori come Carlo e Annibale Ninchi, vinse una borsa di studio per l’ Accademia di Arte Drammatica di Roma. Fece l’ esame di ammissione con Aroldo Tieri; lo stipendio che prendeva era di circa 700 lire al mese e ne mandava 400 a casa. Nel suo interminabile curriculum non c’ è solo l’ arte con l’ A maiuscola, c’ è anche quella di soppravvivere. A Pesaro, dove risiedette per un po’ , si impiegò all’ Ina. “Una noia mortale, non vedevo l’ ora di andarmene”, commentò ogni volta che le rammentavano quella parentesi, “poi arrivò un signore del Ministero. Cercava qualcuno che andasse a propagandare il risparmio nelle scuole. Decisi di provare, era sempre meglio che stare dietro a una scrivania”. Un repertorio brillante e farsesco il suo: si divise equamente tra la commedia cinquecentesca, quella goldoniana e drammatica (‘ Le carmelitane scalze’ ) e i musical di Garinei e Giovannini. Il film a cui si è sempre dichiarata più legata è ‘Vivere in pace’ di Luigi Zampa del 1946; per quella interpretazione prese il Nastro d’ argento: nel film c’ era uno dei suoi amici più cari, Aldo Fabrizi. Sul set de ‘ L’ onorevole Angelina’ instaurò un rapporto che fu sempre di simpatia e di stima con Anna Magnani; recitò con Totò, Paolo Stoppa, Nino Taranto, Peppino De Filippo, Alberto Sordi, Alida Vali, perfino Sofia Loren, Gina Lollobrigida ( “era sempre cordiale” è il commento addolorato), Massimo Girotti (“una grande perdita” ha detto ieri sera). Sullo schermo fu diretta da registi come Alessandro Blasetti in ‘Un giorno nella vita’ , Mario Mattoli in ‘I pompieri di Viggiù’ e Vittorio De Sica in ‘Cuore’ , ‘Natale al Campo 119′ . Amava istintivamente il suo lavoro: “Noi attori siamo artigiani, e quando otteniamo il successo non è perchè la gloria ci ha baciati oppure perchè siamo riusciti a creare un miracolo, ma semplicimente perchè abbiamo fatto bene il nostro lavoro”. Ingaggiata nelle compagnie di Maria Melato, Filippo Scelzo e Annibale Betrone, subito dopo il diploma, dalla fine degli anni quaranta diventò un’ immagine familiare della scena italiana. E sulla scena conobbe il marito, Nino Gianello, scomparso nell’ 81, dal quale ebbe l’ unica figlia, Marina (che ha dato l’ annuncio della scomparsa). Non le è mancato nemmeno il ‘brivido’ della pubblicità: i suoi occhi ridenti, l’ aria rassicurante da massaia nostrana piena di buon senso antico, sono stati il simbolo di uno spot televisivo che ha portato quotidianamente Ave Ninchi nelle case degli italiani, così come la sua rubrica di ricette di cucina. Era stata del resto la tv a portarla al vero successo: attraversò, infatti, tutta la stagione dei grandi sceneggiati, dal ‘Mulino del po’ alle ‘Anime morte’ . Nel ’72 fu una indimenticabile Niobe nella riduzione delle ‘Sorelle Materassi’ di Palazzeschi. “Se non avessi fatto l’ attrice sarei stata un arbitro. Molto severo”.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/11/12/addio-ave-ninchi-signora-del-sorriso.html

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/04/04/news/l-allegria-di-ave-ninchi-nei-ricordi-della-figlia-1.11180278

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