accadde…oggi: nel 1897 nasce Jole Bovio Marconi, di Anna Pomar

Jole Marconi Bovio la ricordo in età già matura, ad una «prima» del Teatro Massimo, elegantissima nel suo lungo abito di merletto nero, piccolina, il volto rotondo incorniciato dai capelli candidi e riccioluti, gli orecchini pendenti. Una gentile signora dall’aria soave, che non denunciava certo nel l’aspetto la studiosa di fama internazionale, l’archeologa colta e preparata, che per anni è stata uno dei personaggi di maggiore rilievo nel mondo scientifico siciliano.

Pioniera in Sicilia della archeologia al femminile, Jole Marconi Bovio nasce a Roma nel 1897. Nel 1921 si laurea in topografia romana e successivamente frequenta le scuole di archeologia di Roma, di Berlino e di Atene. Insieme al marito, Pirro Marconi, anch’egli stimato archeologo, prematuramente scomparso, si trasferisce definitivamente a Palermo nel 1927.

Da quel momento si dedicherà col massimo impegno a campagne di scavi archeologici nelle Provincie di Palermo, di Trapani e di Agrigento, percorrendo a piccoli passi una carriera assai brillante, in considerazione anche delle difficoltà che in quegli anni una donna incontrava nell’intraprendere professioni generalmente riservate al mondo maschile.

Ma di volontà e grinta Jole Marconi Bovio, femminista ante litteram, era dotata fin da ragazza quando, prima ancora dell’avvento del fascismo, aveva aderito con entusiasmo alla battaglia delle suffragette per il voto alle donne. Membro della Fildis, la prima associazione femminile internazionale presente a Palermo, fu socia fondatrice e poi presidente del “Soroptimist Club” di Palermo, sempre pronta a portare avanti e a sostenere i diritti delle donne, nella società e nelle professioni. Era anche inserita a pieno titolo nel mondo intellettuale siciliano per la sua cultura, la sua passione per la musica lirica e per i concerti, l’amore per le arti e la pittura.

Docente incaricata di archeologia presso l’Università di Palermo, fu direttrice del museo archeologico di Palermo e della Soprintendenza delle provincie di Palermo e di Trapani. Durante l’ultimo conflitto bellico, si dedicò con personale e infaticabile impegno alla salvaguardia delle opere contenute nel museo, che riuscì a proteggere, ponendo quelle di notevoli dimensioni, debitamente imballate, negli scantinati e trasferendo quelle asportabili nella basilica di San Martino delle Scale nei pressi di Monreale. Appena in tempo, prima che nell’aprile del 1943 una bomba, caduta nella vicina chiesa dell’Olivella, distruggesse tutta l’ala meridionale del museo di Via Bara.

Sarà la stessa Jole Marconi Bovio, alla fine della guerra, ad occuparsi del restauro dell’edificio, in un difficile percorso durato sette anni e caratterizzato dalla esiguità dei fondi a disposizione per la ricostruzione. Fino a quando, felicemente, nell’aprile del 1952 riuscirà a portare a termine la sua opera e a riaprire i battenti del museo, con una nuova e moderna esposizione delle collezioni, sistemate in raffinate ed avveniristiche vetrine, realizzate da Fontana Arte.

Alle trenta campagne di scavi di archeologia e di preistoria, Jole Marconi Bovio alternerà ben 67 pubblicazioni scientifiche, oltre che numerosi articoli e recensioni sugli argomenti di sua competenza. Socia delle più prestigiose Accademie e Società nazionali ed internazionali di Storia, Archeologia e Preistoria, al termine della sua prestigiosa carriera di scienziata riceverà il titolo di Commendatore della Repubblica e la medaglia d’oro al merito della Cultura.

http://www.150anni.it/webi/stampa.php?wid=2117&stampa=1

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