accadde…oggi: nel 1924 nasce Eirene Sbriziolo, di Francesco Domenico Moccia

2013. a un mese dalla scomparsa, i corsi di studio di urbanistica della Università Federico II hanno commemorato Eirene Sbriziolo De Felice, figura centrale della storia urbanistica della nostra regione. Molti che le sono stati vicini hanno portato testimonianza di episodi illuminanti del suo carattere e manifestazioni tangibili delle idee che ne hanno informato in modo rigoroso tutta la vita. Mario Losallo, Daniela Lepore, Linda Di Porzio, Roberto Gerundo, Samuele Ciambriello, Alfredo Mazzei, Alessandro Dal Piaz e Fabrizio Mangone, Massimo Pica Ciamarra, Roberto Fedele, Eleonora Puntillo hanno scandito i tanti campi di attività della Sbriziolo. Il ritratto che emerge da tante memorie ha varie facce, ma tutte di una personalità unica dove vanno a integrarsi conoscenze, capacità tecniche, passione politica e abilità amministrativa in un profilo che viene disegnato dal rigore puntuale nella verifica dell’ esattezza dei fatti, nella piena autonomia nella formazione e nella difesa delle proprie idee, nell’ apparente mitezza e conciliabilità come veicolo per la tenacia nel perseguimento degli intenti. Infatti non servono esposizione e arroganza quando si possiede autentica autorevolezza. Nella sua veste di funzionario pubblico del Genio Civile, quando le donne architetto erano poche e ancor meno riuscivano ad assurgere a posti di direzione, si presenta in una maniera quando mai diversa dal burocrate arrogante e ricattatorio a cui purtroppo siamo spessi abituati ai nostri giorni. Eirene Sbriziolo ci viene raccontata come una donna dietro le quinte quando riempiono la scena protagonisti come Piccinato, Travaglini, Pane, Iannello, Polese,a svolgere il ruolo tanto umile quanto indispensabile di costruire le convergenze tra i diversi interessi e approcci, tradurre in atti amministrativi fattibili le idee e le visioni, accompagnare i percorsi delle decisioni pubbliche fino alla loro realizzazione. Sono quelle funzioni indirizzate al pubblico interesse a cui vorremmo vedere dedicati non solamente gli esponenti migliori della burocrazia. Mentre si varava il primo governo di centrosinistra con ministri Mancinie Pieraccini, le spettò il compito di mediare tra uffici ministeriali economici e urbanistici per compiere quell’ incontro che era nella ferma volontà di Ruffolo con le proiezioni territoriali dello sviluppo economico. Era la base scientifica e concettuale da cui partiva il disegno del futuro dell’ Italia (e della Campania) per gli anni Ottanta. A quella stagione appartengono il Piano per la Penisola Sorrentina-Amalfitana e quello per le Aree di Sviluppo Industriale. Dopo bisognerà attendere i nostri giorni perché si riproponesse la pianificazione territoriale con i piani provinciali. Nelle attività associative la mite Eirene risvegliava la fermezza combattiva come quando rivoluzionò un Ordine degli architetti accademico proiettandolo nelle battaglie civili e riuscendo a bloccare la demolizione del Teatro Mercadante, oppure indirizzò con fermezza l’ Istituto Nazionale di Urbanistica sulla strada dell’ urbanistica riformista. Di nuovo, seguendo il sogno olivettiano della modernizzazione del paese, con la responsabilità sociale di rendere la città più eguale in ogni sua parte con una efficace politica di case per gli operai e i lavoratori a basso costo, una diffusa dotazione di servizi e attrezzature, un sostegno alle imprese per creare posti di lavoro con la fornitura di apposite aree infrastrutturale, si distingueva dall’ urbanistica radicalee intransigente, critica ma poco propositiva. Insieme al marito, Ezio De Felice, rinomato restauratore e museografo, si è fatta protagonista di un singolare impegno culturale. Con una paziente raccolta pluridecennale di prodotti e utensili dell’ artigianato, ha voluto salvare dalla dimenticanza e dalla distruzione una cultura materiale emarginata dalla storia delle arti “colte” e dai musei, celebrando la rivincita del mondo del lavoro. Recuperato il teatro di palazzo Donn’ Anna con un cantiere che era anche scuola di restauro, quello diventa lo spazio in cui accumulare manifesti politici, riggiole dipinte a mano, oggetti in tartaruga e i più diversi utensili, ma solo come punto di smistamento finché non trovasse la giusta collocazione nel museo adatto, come La Floridiana o Villa Pignatelli, ma anche il Museo Mineralogico Discepolo a Vico Equense o della Civiltà Contadina a Paestum. Tutte queste donazioni hanno svuotato quell’ enorme ed eterogeneo accumulo di materiali che stupì anche me quando, studente di architettura, fui invitato a visitarlo. Lo stesso contenitore, il teatro, è stato donato alla Fondazione di cui la Regione è socio fondatore, ma che da due anni ha abbandonato nell’ incertezza:i due anni più amari per Eirene Sbriziolo.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/03/01/quel-che-ha-fatto-eirene.html

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