accadde…oggi: nel 1806 nasce Adelaide Cairoli, di Marina D’Amelia

Adelaide Cairoli con i ritratti dei figli morti, 1869

«Ella va segnando di tombe e di lacrime il sentiero di glorie per cui l’Italia ritorna alla sua grandezza» così Ippolito Nievo descrive Adelaide Cairoli nel 1860: ancora vivente, è già il simbolo della madre eroica italiana del Risorgimento. Alla costruzione di questo mito, la stessa Adelaide contribuì in molti modi, intuendo precocemente i nuovi terreni di riconoscimento pubblico che si aprivano alle madri patriottiche negli anni della costruzione dello Stato italiano. Sin dalle prime battute, l’esistenza di Adelaide Cairoli sembrerebbe disegnarsi con tratti specifici rispetto alle sue contemporanee: il suo matrimonio con Carlo Cairoli è, ad esempio, un matrimonio d’amore, da lei tenacemente voluto anche contro il volere della madre.

Nel 1824, anno del matrimonio, Carlo Cairoli è un uomo di 46 anni, vedovo con due figli adulti, ma è anche un medico di grande fama, professore di chirurgia a Pavia e cattolico di sentimenti patriottici. Ad attrarre la giovane è stato probabilmente il modo con cui il medico si è preso cura di lei; anche se l’illustre clinico non ha potuto guarire del tutto i disturbi della giovane paziente – Adelaide soffrirà tutta la vita di attacchi e di malesseri di ogni tipo – deve avere fatto sentire la giovane al centro delle sue preoccupazioni e dei suoi interessi. Per Adelaide, orfana di padre dall’età di cinque anni e con alle spalle una lunga adolescenza conventuale, l’attenzione e la sollecitudine del medico hanno il volto dell’amore. Fra il 1825 e il 1842 nascono otto figli, cinque maschi e tre femmine. Anche se nella famiglia non mancheranno i lutti (dalla morte prematura dei figli di primo letto del Cairoli alla morte di Carolina la prima figlia femmina della coppia) è con l’inizio della prima guerra d’Indipendenza e la partenza in una compagnia di volontari pavesi del primogenito Benedetto, all’epoca un giovane di 22 anni, che inizia il vero calvario della Cairoli.

Grazie alle lettere tra madre e figli sappiamo quasi tutto di questo distacco, e degli altri che seguiranno e coinvolgeranno gli altri figli, sempre volontari garibaldini: i rituali della separazione, segnati dai doni da parte della madre una ciocca dei propri capelli e le piccole croci «che Benedetto baciava prima di buttarsi nella mischia» i fiori, che crescono sulle montagne attraversate nel corso delle guerre o sui bordi del mare a Quarto, da parte dei figli. Le raccomandazioni poi della madre e l’insistenza tutta particolare di Adelaide nel sottolineare l’aiuto anche economico dato ai figli e la sua pressante richiesta di rendiconto minuto delle spese. Donna di parsimonia oculata, Adelaide Cairoli compila note su fogli e foglietti, infinite postille sul dritto e sul rovescio delle lettere che si riferiscono al denaro o agli indumenti inviati. A uomini fatti sono inviate raccomandazioni di questo tenore: «Mio dilettissimo, ti invio i pantaloni ed il gilè che tu vorrai preparare provati per il momento del mio arrivo, per tua norma. Questi oggetti poi (i quali sono da mettersi con riguardo essendo della prima qualità e del prezzo di quasi L.78) tu li terrai riposti in modo che non si sciupino e da portarli nelle debite occasioni». Frasi del tipo: «Ti prego di avvezzarti a non spendere inutilmente» oppure «sii economo e avvezzati a tenere un conto esatto delle spese, notandole giornalmente tutte» fanno parte del dialogo tra madre e figli, ben prima che la morte del marito, la ristrutturazione della casa di Gropello (e la costruzione del “sepolcreto”, dove saranno tumulate le salme dei figli caduti) introducano nelle rendite familiari reali momenti di difficoltà.

Adelaide non solo è una accurata amministratrice, ma anche un’abile stratega pronta a neutralizzare l’opera di repressione e di condanna attuata dal governo austriaco o piemontese nei confronti delle attività politiche dei figli. La donna utilizza infatti con spregiudicata disinvoltura la sua influenza, le sue relazioni e, più tardi, il riconoscimento pubblico che le viene tributato, ogni qualvolta sia necessario proteggere i figli, passando senza scrupoli dal governo austriaco al Re di Sardegna. Non sappiamo se Adelaide Cairoli avesse mostrato in passato un’eccessiva indulgenza verso le mondanità austriache come le imputa maliziosamente il Dossi nelle sue Note Azzurre di certo come madre approfittò in varie circostanze della propria influenza, sia per ridurre l’impatto di eventuali condanne, sia per rendere il distacco dei suoi adorati figli di breve durata.

La partecipazione dei Cairoli alla prima e alla seconda guerra d’Indipendenza, e in seguito alla spedizione dei Mille, è dominata dall’attivismo presenzialista della madre. È difficile non rimanere stupiti dal numero di volte che la madre si reca a visitare i posti dove sono acquartierati i volontari garibaldini, con la complicità delle gerarchie militari garibaldine. Come dirà più tardi il generale Sacchi, è impossibile rifiutarle qualcosa.

È una madre esemplare, che però sembra confondere l’attenzione per i progressi scolastici dei figli con le ispezioni ai campi di addestramento militare: «Io ti raccomando – scrive ad esempio ad Enrico – di averti tutta la cura compatibile con i tuoi impegni, specialmente poi il tuo regime di vita sia tale da prevenire le cattive digestioni, le irritazioni di petto, le quali con il tuo temperamento sanguigno ti procurano poi facilmente l’ostinata tosse».

La spedizione dei Mille la vede a Quarto per portare il suo saluto a Benedetto ed Enrico e seguire idealmente la traversata («io subivo con lui il mal di mare»); la lettura dei primi bollettini di guerra le provocherà superlativi di ogni genere sull’eroismo dei figli («supera ogni tradizione storica per quanto gloriosa») e brividi conflittuali («La vostra mamma è fiera e ha il diritto di esserlo e di possedervi. Ma quanto le costa questa suprema sua materna gloria!!»).

Nel 1860, durante la presa di Palermo sia Benedetto che Enrico sono gravemente feriti. Nonostante i figli facciano ogni sforzo per rassicurarla, Adelaide minaccia di correre in Sicilia ma i figli, nonché il medico militare con il quale intrattiene una fitta corrispondenza, riescono a trattenerla. Presenza dilagante e melodrammatica, la personalità di Adelaide Cairoli agisce come simbolo di quella che passerà nella memoria dei contemporanei come la “generosità” delle madri italiane. È Garibaldi il geniale iniziatore della fama di Adelaide Cairoli. Per ben due volte l’uomo sceglie di additarla come esempio di “madre incomparabile”: una prima volta nel 1859, una seconda nel 1860. «La Cairoli di Pavia, ricchissima, carissima, gentilissima matrona aveva quattro figli, uno morto a Varese sul cadavere di un austriaco che egli aveva ammazzato; il maggiore Benedetto, l’avete nella capitale ferito a Calatafimi e a Palermo. Il terzo Enrico vive col cranio spaccato negli stessi combattimenti, ed il quarto fa parte di questo esercito mandato da quella madre incomparabile». Il proclama, pubblicato da L’Unità Italiana il 13 agosto, renderà celebre il nome della Cairoli in tutta Italia.

Una testimonianza non controversa del precoce impatto che il proclama di Garibaldi ha avuto nel rendere popolare il nome di Adelaide Cairoli la fornisce il figlio Luigi. Questi, raggiunti nel luglio del 1860 i fratelli feriti nella spedizione dei Mille, inserisce nel Postscriptum di una lettera: «Mammina, bisogna ti dica una cosa, che avevo tentato di tacere per non allarmare la tua modestia. […] Ieri sera i miei ospiti mi domandarono il mio nome. Avessi veduto quale effetto fece sopra di loro il sentire ch’io era un Cairoli, o per dir meglio un figlio della Cairoli di Pavia. Il proclama di Garibaldi alle donne siciliane è letto avidamente per tutta la Sicilia e pel continente napoletano e il tuo nome è venerato da ogni buon italiano delle Due Sicilie».

Conferme della crescente popolarità di Adelaide Cairoli saranno la traslazione della salma del figlio Luigi da Napoli a Pavia (stremato dalla faticosa marcia di avvicinamento a Napoli, da Cosenza, il giovane è assalito dalla febbre e muore in una corsia di ospedale a Napoli il 18 settembre 1861). Il trasferimento della salma (via mare fino a Genova e poi in ferrovia fino al sepolcreto di Gropello) è contrassegnata da onoranze pubbliche. Il culmine delle celebrazioni si avrà però con la morte del quarto figlio della Cairoli, quel Giovanni ferito nel 1867 a Villa Glori nel tentativo di liberare Roma, e spentosi infine nel 1869. Come scrisse La Gazzetta di Milano la sua morte rappresentò un vero lutto per tutta l’Italia e spinse lo stesso Carducci a comporre un’ode che contribuisce ancora alla glorificazione della madre.

Adelaide Cairoli non disdegna certo di essere ritenuta «una delle prime donne d’Italia per l’elevatezza dell’animo e dell’ingegno» e coopera nel tempo abilmente a far sì che la gratitudine dell’opinione pubblica nei suoi confronti e nei confronti dei figli non si estingua. Anche la richiesta della medaglia al valore per i figli da lei avanzata a più riprese evidenzia lo strano impasto tra falsa ritrosia e chiara determinazione che caratterizza la personalità della donna. Lo testimonia anche il personale allestimento di una sorta di sacrario che Adelaide approntò nella sua casa di Pavia. Nell’archivio-museo trovano posto gli oggetti che erano appartenuti ai figli, ricordi e memorie della loro vita, ma anche i molti segni della presenza, delle emozioni e del legame che la univa ai figli. Ad esempio, sull’esemplare a stampa del proclama famoso di Garibaldi in cui viene ricordata come “madre incomparabile” scrive: «Indirizzo che rimarrà prezioso monumento di gloria ai miei cari guerrieri, di quella gloria che il loro valore tramanda alla loro madre, sì giustamente fiera di possederli». Adelaide Cairoli consegna alla posterità un archivio che, a saperlo leggere, è già un vero e proprio testamento spirituale di se stessa e una glorificazione a memoria dei posteri delle sue emozioni materne. Il resto verrà dall’Album Cairoli, un agiografico omaggio scritto all’indomani della morte della donna, che propaga il suo mito di novella Cornelia, dove «gli anelli delle sue dita, gli smanigli delle sue braccia non con tengono pietre preziose, ma qualcosa di più prezioso ancora, le ossa dei martiri incastrati nell’oro».

Il suo mito viene progressivamente coltivato negli anni del Risorgimento ed arricchito in seguito tanto che, al momento della morte – Adelaide Cairoli muore il 27 marzo 1871 – le linee essenziali sono in gran parte già delineate. È destino di ogni mito contenere una buona dose di dissimulazione politica e quello della Cairoli non fa eccezione, censurando l’invadente protagonismo materno nonché una realistica immagine della sua personalità: una donna provata, in preda a ricorrenti crisi di nervi che la prostravano. Rimane invece l’immagine di lei propagandata da Garibaldi: «L’amore di una madre non può nemmeno essere compreso dagli uomini. […] Con donne simili una nazione non può perire» e sotto questa forma il modello eroico di Adelaide Cairoli viene ripreso ed esaltato dal fascismo.

http://www.150anni.it/webi/stampa.php?wid=1864&stampa=1

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