accadde…oggi: nel 1922 nasce Athe Gracci

2013 – Aveva un rapporto diretto con la memoria, Athe Gracci. Ha raccontato la sua vita, le sue intense esperienze, nei suoi libri. Ma, soprattutto, ha dedicato la sua vita agli ultimi. “Ai derelitti”, ha scritto, qualche anno fa Dacia Maraini paragonando Athe a un personaggio di un romanzo di Henry James. «Una signora della nuova Inghilterra che, con la sua bella testa pensosa che suggerisce gentilezza e tormento, dedica la sua vita ai derelitti e lo fa con grazia e con intelligenza, con determinazione e con tenacia, pronta a rischiare le ire delle guardie e le riprovazioni dei benpensanti», continua la descrizione della Maraini. Si riferiva alle lettere dal carcere che Athe aveva curato insieme con Ovidio Bompressi. Athe Gracci ci ha lasciati nella notte tra venerdì e sabato.Aveva 90 anni. Oggi, alle 15, i funerali partendo dalla cappellina della Misericordia per la chiesa del Sacro Cuore. Nata a Livorno nel 1922, vive la sua infanzia in Sicilia (dal 1927 al 1933). E poi a Pontedera, dove abita fino al 1940. Studia a Firenze e nel 1943 sposa un ufficiale dell’aeronautica in Africa, Enolo Biasci. È rimasta sola da un anno e mezzo: il marito a luglio del 2011 era caduto a Marina di Pisa, dov’erano andati a cena insieme. Un brutto incidente. Enolo Biasci, 92 anni, non si era più ripreso e una ventina di giorni dopo morì.

Athe aveva seguito il marito Enolo, dal 1953 al 1969, in Francia a Fourchambault: mentre Enolo lavora negli stabilimenti della Piaggio, lei insegna italiano nelle scuole locali. Da quella esperienza nasce un legame con la cittadina francese che ancora dura. Nell’ultimo gemellaggio, pochi mesi fa, Athe era presente a Palazzo Stefanelli, per fare gli onori di casa ai cugini francesi. Al rientro in Italia, nel 1963, Athe insegna a Empoli. Poi, quando se ne va in pensione – è il 1992 – si dedica come volontaria assistente nel carcere Don Bosco e al centro Accoglienza del Comune di Pisa.

Enolo Biasci, il marito, è un impiegato della Piaggio. Quando va in Francia, Athe lo segue. E lo segue anche quando, seppur per una breve trasferta, va in Costa d’Avorio. Siamo alla fine degli anni Ottanta.

Quando inventò le adozioni a distanza. In costa d’Avorio la coppia conosce un ragazzo adolescente, Alfred. Lei ci parla, gli lascia il suo indirizzo di Pontedera. Al ritorno riceve le prime lettere, alle quali risponde. È l’inizio di una lunga e bella storia d’amore tra una madre e un figlio. Insieme alle lettere partono anche i primi pacchi: scarpette da gioco, jeans, magliette. Lui risponde con maschere ornamentali. A gennaio del 1984, un altro viaggio in Costa d’Avorio. Il bambino e la madre spirituale si incontrano, Athe conosce alcuni parenti di Alfred. Quando parte si impegna ad aiutarlo dal punto di vista economico. È una vera e propria adozione a distanza quando ancora pochi sapevano cosa fosse. Athe lo segue per dieci anni:ALfred si sposa, diventa padre e apre un negozio di confezioni.

I suoi studenti reclusi. Nel suo percorso di volontariato, al servizio degli altri, Athe Gracci scegliere di mettersi a disposizione dei carcerati. «Non c’è un motivo nella scelta – spiegava agli amici che le domandavano perché lo facesse – Forse la necessità di non perdere, in vecchiaiam quel sentimento per l’umanità. Quella sola, che soffre».

La commozione di Sonetti. «Era testarda, leale», la ricorda così Massimiliano Sonetti, vicesindaco di Pontedera che ha avuto con lei un solido rapporto d’amicizia.«Sono commosso, addolorato – racconta – mi mancheranno i suoi rimproveri, quando sbagliavo. Mi chiamava e me lo sottolineava».

Il suo posto ideale.

«In gioventù non ho mai avuto una casa mia a cui pensare – raccontava Athe – Livorno, Sciara, Pontedera,Firenze, Biella, Fourchambault. Dove sono le mie radici? A Lari,dove non ho mai abitato. Ma ricordo le vacanze passate dai nonni». Ancora una volta prevale il legame con la memoria.

http://iltirreno.gelocal.it/pontedera/cronaca/2013/01/20/news/addio-a-athe-gracci-donna-e-insegnante-al-fianco-degli-ultimi-1.6387263

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