sesso debole, sesso forte, di Graziella Priulla

Per analizzare gli stereotipi sessisti un buon punto d’inizio possono essere le definizioni.

Sesso debole, sesso forte

“Mezzacartuccia”, “mezzasega”, “pappamolla”: così fin dall’infanzia i maschi trattano chi non appare forte abbastanza. Muscoli muscoli muscoli, questa è la virilità. Io Tarzan tu Jane. Dalla notte dei tempi si inculca in loro, fin dall’infanzia, il timore di essere considerati deboli. Femminucce, insomma.

Nelle società antiche (là dove tutto è nato) il lavoro e perfino la sopravvivenza richiedevano la forza muscolare; oggi è sempre meno decisiva, non serve a procacciare cibo, non serve a lavorare, non serve nemmeno a fare la guerra, ma che importa?

‘Forte’ significa ‘vincente’, in una società competitiva in cui la vita è vista come piramide: una metafora che mostra che è indispensabile conoscere la propria posizione e sapere chi ti sta sopra e chi ti sta sotto (sotto-messo).

Si parte da una minorità esistenziale fin dagli archetipi. La fragile fanciulla tremebonda è in pericolo, o dorme, o è perseguitata o sfruttata, comunque sfigatissima: il principe azzurro arriva sul cavallo bianco, brandisce la spada e la salva.

Eppure lei parla prima, socializza prima. Gli uomini vivono meno delle donne (nel mondo ci sono in questo momento quarantatré persone che hanno superato i 110 anni e di queste quarantadue sono donne), si liberano più lentamente di ogni malanno, se ne lagnano di più, hanno minor resistenza al dolore e maggior tendenza al suicidio; reggono male i cambiamenti e malissimo gli abbandoni. La salute cardiocircolatoria delle donne è generalmente migliore di quella degli uomini ed esse resistono meglio all’attacco di virus e batteri.

I laureati sono per il 60% donne e per il 40% uomini, le ragazze hanno voti migliori, fanno più stage e master, conquistano più borse di studio. È nel prosieguo che cominciano i guai.

Geneticamente, il sesso forte è quello femminile. La differenziazione della coppia cromosomica XY è successiva alla dotazione di base XX.

E se forza significasse invece resilienza (rialzarsi dopo le batoste, più forti di prima)?

 

Gentil sesso

Esiste una pressione sociale che spinge le donne a manifestare sì, le emozioni, ma non quelle negative; a sorridere anche quando soffrono (se non sei disposta a soffrire vali di meno). Si insegna che in un rapporto è norma che siano le donne ad accettare un compromesso, a sorvolare, a perdonare, a capire, a sopportare.

Gentile’ si riferisce soprattutto a quello che una “vera” donna NON fa. Un lungo elenco di negazioni e di limitazioni. Non si arrabbia, non litiga, non insulta, non si ribella … Il riposo del guerriero.

L’apprezzamento così largamente condiviso di un’immagine mansueta, rassicurante e innocua del femminile maschera il terrore di soggettività indocili. Molte narrazioni delle crudeltà mitologiche (Erinni, Parche, Furie, Gorgoni, Menadi, Medusa) partono dalla sensazione inquietante che dentro ogni donna si nasconda una minaccia alle regole e alla sicurezza collettiva.

La sua sottomissione è il prodotto di una normalizzazione, è finalizzata a metterne in sicurezza l’indole imprevedibile, a dominare il timore e il fascino di una potenza nascosta e destabilizzante.

Le due rappresentazioni opposte delle donne – soggetti deboli deprivati di facoltà raziocinanti/ soggetti infidi, misteriosi, pericolosi e potenti – convergono nel rinvio a un necessario intervento della collettività. Per proteggerle o per reprimerle. Mai per farle libere. Mai per rispettarne l’autodeterminazione.

http://impagine.it/attualita/costume-e-societa/sesso-debole-sesso-forte-gentil-sesso/

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