Italia – Belgio 2 a 1…ma il linguaggio di genere nello sport dov’è? Riflessione di Daniela Domenici

 

Le Azzurre di Milena Bertolini hanno appena battuto, con pieno merito, le colleghe della nazionale di calcio femminile del Belgio a Ferrara e rimangono capoliste con 18 punti, una partita splendidamente combattuta dalle nostre atlete che dopo il calcio di rigore trasformato dalle ragazze del Belgio negli ultimi minuti del primo tempo sono riuscite a pareggiare con un bellissimo goal a pochi minuti dal 45esimo e poi a raddoppiare dopo un quasi ininterrotto predominio nell’area avversaria, hanno anche colpito un palo. La partita di ritorno contro le calciatrici del Belgio sarà il 7 settembre.

Questo in breve il resoconto ma la mia attenzione di ascoltatrice si è focalizzata sulla terminologia usata dal telecronista, di cui non ricordo il nome, coadiuvato da Patrizia Panico, allenatrice. Innanzitutto la ripetitività delle frasi utilizzate nel commentare la partita, avrei fatto meglio a eliminare l’audio, ma soprattutto la totale ignoranza del linguaggio di genere anche da parte di Panico che speravo lo conoscesse e lo utilizzasse: è stato un continuo ripetere “il direttore di gara” per riferirsi all’arbitra, i difensori e gli attaccanti quasi giocassero calciatori e non calciatrici, il centromediano e così via…perché lo fanno? Non credo che le atlete amino essere definite così e non so se l’allenatrice Milena Bertolini abbia chiesto che venga usato questo linguaggio irrispettoso verso le donne.

Comincia anche da questi piccoli gesti la strada verso una maggiore visibilità delle donne, che siano atlete o artiste, scienziate o sindache, musiciste o scrittrici, la grammatica italiana, al contrario di quella inglese, contempla anche il femminile oltre al maschile nella caratterizzazione dei generi, vogliamo imparare a usarlo correttamente?

 

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