accadde…oggi: nel 1849 nasce Eva Gonzales

da http://senzadedica.blogspot.it/2015/05/impressioni-al-femminile-1-eva-gonzales.html

Il “Risveglio del mattino”: in una tela del 1876 (cm 82×100), ora alla Kunsthalle di Brema, l’atmosfera di una calda intimità è resa attraverso le sfumature di bianco, i toni neutri del fondo e il vivace tocco di viola del vaso di fiori sul comodino.

 
 
“La modista”, un pastello su tela del 1877, ora al Chicago Art Institut. 
Vestita di un abito alla moda, guarnito di nastri e di pizzi, la giovane sta scegliendo un accessorio in una scatola di cartone, ma il suo sguardo, attento e curioso, è attratto da qualcosa che si svolge al di là della tela. 
Un piccolo gesto che, da solo, suggerisce un racconto. 
 
 
Dipinti raffinati, colori sfumati, morbide atmosfere: sono queste le caratteristiche di un’artista sensibile ed elegante, anche se la meno nota delle pittrici legate al movimento impressionista, Eva Gonzales (1849-1883). 
Eppure, Eva è stata una delle allieve predilette del grande Édouard Manet, addirittura troppo prediletta, a dare retta alla gelosia di Berthe Morisot, la pittrice che frequentava, nello stesso periodo, l’atelier dell’artista. 
Nata in una famiglia dell’alta borghesia intellettuale di origine spagnola (il padre è scrittore e presidente della Societé des gens de lettres, la madre musicista) è abituata a vivere in una società colta e raffinata. 
La sua passione più grande, fin da giovanissima, è il disegno e ha cominciato col prendere lezioni in un corso di pittura riservato a ragazze di buona famiglia. 
La sua è una vera vocazione: sa bene quello che vuole ed è talmente curiosa e informata su quello che succede intorno, che, ad appena vent’anni, riesce ad entrare nello studio di un pittore, allora controverso, come Manet, di cui riconosce, per tempo, il fascino e la grandezza. 
Probabilmente, per la sua educazione e le sue salde convinzioni religiose, si sente un pesce fuor d’acqua in quel mondo un po’ bohémien, di modelle dalla dubbia reputazione, caffè fumosi e discussioni condite di battute fulminanti, ma sente che è lì che si sperimenta un nuovo modo di fare pittura ed è lì che vuole restare. 
Timida e riservata, dalla bellezza un po’ languida, con i lunghi capelli neri e la pelle chiarissima, è riuscita a catturare l’attenzione di Manet. 
L’artista, sempre sensibile al fascino delle belle ragazze, ne dipinge il ritratto con sedute di posa che i soliti maligni, giudicano decisamente interessate. 
Ma, in realtà, Manet apprezza, ancora più dello charme di Eva, le sue qualità artistiche. 
Lei ne è lusingata e, soprattutto, è contenta di aver scoperto con lui la possibilità di vivere immersa nella pittura, trovando i suoi soggetti ovunque e trasformando, in pennellate e colori, tutto quello che vede, passando dai ritratti, ai dipinti di interni, ai più umili soggetti del quotidiano.
E, soprattutto, interpretando, con una grazia e un garbo particolari, quella grande libertà di espressione, basata su giochi di luce e velocità di tocco, tipica del movimento impressionista.
Nel 1870 espone al suo primo Salon, dove attira l’attenzione dei critici d’arte- Émile Zola in testa- pronti a elogiare le sue tinte fresche e diafane e le sottili sfumature della tecnica del pastello, che, ormai, adotta sempre più spesso.

In una tela, ora in collezione privata, basta un vaso di rose a darle la possibilità di giocare, tono su tono, sul bianco dei fiori e della tovaglia e sulla trasparenza del vetro, fino a farne una composizione di silenziosa poesia. 
 
 
Oppure, in questa tela, anch’essa in collezione privata, sono sufficienti un paio di scarpette da ballo, una rosa e dei guanti posati a terra su un tappeto per raccontare una piccola storia. 
 
 
Eva non trascura nemmeno di dipingere quei soggetti moderni, allora, di rigore all’interno del movimento impressionista. 
Nella grande tela (cm 98 x 130) col “Palco a teatro” del 1874, riprende un tema diffuso, ma riesce, comunque, a offrire l’omaggio più sentito al suo maestro, nei toni scuri dello sfondo che contrastano con le figure in primo piano e nel mazzetto di fiori, posato sul bordo del palco, che cita alla lettera quello dell'”Olympia”. 
 
 
Quando sceglie i suoi soggetti preferisce, però, non ritrarre feste o serate eleganti, ma restituire la vita quotidiana delle donne, anche le più comuni, quelle che rischiano di passare inosservate.
Come in questa tela del 1877-78, ora alla National Gallery di Washington, dove la protagonista non è una dama alla moda, ma una dignitosa, nanny, una di quelle bambinaie inglesi di rigore nelle famiglie di alta condizione. 
 


Oppure, lontano dagli ambienti mondani frequentati dai colleghi, si dedica sempre più spesso a scene di interni domestici con donne colte in momenti privati, come in questa “Toeletta del mattino”, dove l’erotismo e la sensualità di analoghi dipinti, cedono il posto a una sensazione di riservatezza e di riserbo. 



Lo stesso riserbo domina nei ritratti dei suoi familiari, come in questo straordinario “Ritratto della madre”, dove evita ogni leziosità e ogni sentimentalismo, grazie all’estrema sobrietà della composizione: una sinfonia di beige, in cui spicca il nero della veste, mentre lo sfondo sembra scomporsi in un puro gioco di linee.



Nel corso della sua vita Eva Gonzales non si allontana mai troppo dall’ambiente legato al suo maestro. 
Quando si sposa lo fa con un incisore, Henri Guérard, conosciuto nel piccolo gruppo esclusivo che i più definiscono “la bande á Manet”. 

Ma, in silenzio e quasi in punta di piedi, prosegue, con ostinazione, una sua ricerca personale e- senza mai mettersi in mostra, teorizzando le sue idee sull’arte- avanza risolutamente nel suo percorso.

Fino ad arrivare, in questo dipinto del 1882 intitolato “Nel Giardino”ora in collezione privata, dove raffigura la sorella Jeanne, a diluire le forme, al punto che il disegno quasi scompare e sono solo le macchie di colore a fare emergere la silhouette della donna da uno sfondo indeterminato.



Una pittura libera e coraggiosa.
Sarà il suo ultimo dipinto: Eva scompare a trentaquattro anni, con la stessa discrezione, con cui è vissuta, lieve come un sospiro

Muore nel 1883, una settimana appena dopo il funerale di Manet, debilitata dal parto recente: i più romantici diffonderanno la notizia che si sia sfinita nello sforzo di intrecciare una ghirlanda di fiori da portare come ultimo omaggio alla tomba del suo maestro.

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