accadde…oggi: nel 1910 nasce Mary Lou Williams, di Adriano Pateri

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Mary Elfrieda Scruggs (1910-1981) è nata ed ha vissuto buona parte della sua vita in un’epoca in cui la schiavitù non era ancora dimenticata ed in cui segregazione e razzismo erano ancora diffusi alla grande. Artisti, uomini o donne di colore e di cultura, meritevoli di ammirazione e apprezzamento, erano ignorati o quasi dai media e noti solo ad una élite di intellettuali. Perfino nel cinema ad attori o attrici di colore meritevoli di fama per bravura venivano assegnati ruoli che nel migliore dei casi erano di maggiordomi o cameriere.
Eppure Mary Lou tenne duro e trasferitasi da Durham (Carolina del Nord) dove era nata a Pittsburgh a soli 4 anni cominciò lo studio del pianoforte. La chiamavano ‘little piano girl’ quando giovanissima iniziò ad esibirsi in pubblico. Sposata a 16 anni al sassofonista John Williams, cominciò ad affermarsi non solo come pianista ma anche come compositrice ed arrangiatrice.

Con il marito entra nell’orchestra diretta da Andy Kirk. Da quel momento scriverà per Jimmie Lunceford, Louis Armstrong, Earl Hines, Tommy Dorsey e Benny Goodman fino a quando, sposata in seconde nozze con il trombettista Harold Baker, si unirà all’orchestra di Duke Ellington per il quale scriverà numerosi arrangiamenti. La sua bravura la porta a lavorare a suo nome producendo opere come la ‘Zodiac Suite’, eseguita alla Carnegie Hall da un’orchestra sinfonica, fino a formare un’orchestra di grande livello composta da sole donne (cosa rara all’epoca ), con la quale si esibisce in club famosi come il Village Vanguard. La sua ‘apertura’ musicale, oltre che il suo grande talento la portano a frequentare i giovani musicisti della scuola bop come Monk, Bud Powell, Tadd Dameron e Gillespie per il quale arrangia “In the land of Oo-bla-dee”. Passa due anni in Europa e, rientrata, si dedica alla religione e ad opere benefiche (Scriverà nel 1970 una celebre “Mary Lou’s Mass”).
Dopo il ritorno dall’Europa riappare sulla scena a fianco di Gillespie in occasione del Festival di Newport del 1957, continuando la sua folgorante carriera pianistica che la porterà perfino a suonare in duo con un pianista d’avanguardia come Cecil Taylor. Finirà i suoi giorni come artista residente presso la Duke University del Nord Carolina, stroncata da un tumore. La sua è stata una travolgente e fenomenale carriera.

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Ascoltai Mary Lou Williams per la prima volta nell’immediato dopoguerra. Un amico aveva raccolto diversi V-Disc e in uno di questi ascoltai la sua versione di “Roll ‘em” un boogie woogie di sua composizione. In quel periodo io impazzivo ascoltando Parker, Monk e i boppers. Eppure quel “Roll ‘em” mi folgorò e da allora continuai a seguire la vasta gamma della produzione pianistica di questa grande artista.
Pianista brillante e campione dello stride e del boogie woogie, ha continuato per tutta la vita ad alimentare l’evoluzione del suo stile seguendo costantemente gli sviluppi dell’estetica jazzistica. Mai si è fermata sugli allori della sua notorietà e mai, anche nei suoi ultimi lavori, ha dimenticato la fonte irrinunciabile del blues. Famosa la sua affermazione circa il suo posto nella vita musicale del suo tempo. “Sono il solo musicista vivente che era presente quando ciascuna era musicale iniziava”.
E in fondo, oltre alla sua grandezza artistica, la caratteristica che distingue Mary Lou Williams è quella di rappresentare una ‘personale storia del jazz’.

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