accadde…oggi: nel 1723 nasce Bianca Laura Saibante, di Emanuela Boccassini

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Bianca Laura Saibante (Rovereto 1723-1797), membro di un’importante famiglia patrizia della provincia trentina – che si inserisce nelle magistrature cittadine –, è una donna «intelligente, brillante, animatrice di un vivace salotto».
Della Saibante è conservata una produzione in prosa (comprendente le dissertazioni presentate in qualità di “Agiatissimo”) e in versi (secondo lo stile petrarchesco) che copre oltre un ventennio. Per il suo carattere forte la Saibante, spesso, viene paragonata alla regina d’Austria Maria Teresa, «autorevole, accreditata dal mondo maschile, ma saldamente fedele al suo ruolo domestico di moglie e madre».
La sua prima educazione si svolge nel Convento delle suore orsoline, dove impara a leggere e scrivere in italiano e tedesco, a disegnare e a ricamare. Prosegue gli studi sotto la tutela dell’abate Girolamo Tartarotti, con il quale impara il “buon gusto”, la filosofia e la letteratura, materie, queste ultime, precluse alle donne.

Opere sulla condizione femminile

Tra il 1754 e il 1761 la Saibante espone in accademia una serie di “ragionamenti”, il cui soggetto precipuo è l’approfondimento della condizione femminile. Dai suoi testi si evince che Bianca Laura cerca di mantenere un perfetto equilibrio tra la tradizione e l’innovazione. Pur costretta ad allontanarsi dalla vita mondana, continua a partecipare attivamente alle dispute filosofiche dell’epoca, mostrando una bilanciata simbiosi tra il ruolo domestico e il desiderio di non rinunciare alla cultura. Individua un esempio di donna in grado di essere «un’efficiente padrona di casa e una saggia madre», e dimostra come le attività femminili possano acquistare dignità, in quanto in grado di permettere a una donna di mantenersi da sola. E si rifà a Platone, filosofo greco che sostiene la necessità di affidare alle donne «il maneggio dei pubblici affari».
Nonostante il suo sia il secolo dei lumi, spesso si ascoltano teorie relative alla “naturale inferiorità, superbia e malvagità” del “gentil sesso” e la dama risponde a tali affermazioni riportando una frase di San Gregorio, «lo spirito non ha sesso», con la quale si sottolinea l’uguaglianza dei due sessi. Con prontezza fa ricadere la responsabilità dei “difetti” delle donne sugli uomini, colpevoli di alimentarli «viziandole e presentando il loro comportamento come dettato da nobili sentimenti, ma in realtà mascherando il proprio disprezzo».

L’Accademia degli Agiati

Dalle riunioni settimanali, iniziate nel 1748 presso la sua casa, con il fratello Francesco Antonio, il futuro marito, Giuseppe Valeriano Vannetti, e due sacerdoti, nel dicembre del 1750 prende l’avvio l’Accademia degli Agiati, attiva fino al 1797, anno della morte del figlio della Saibante.
I fondatori cercano di limitare i «formalismi accademici». Ogni anno eleggono un segretario e ogni mese nominano, secondo le circostanze, un presidente l’“Agiatissimo”. Hanno un archivio e una biblioteca. Secondo l’usanza arcadica gli appellativi dei membri sono dedotti dall’anagramma di nomi e cognomi di ciascuno. Gli incontri e le norme confluiscono nello Statuto approvato da Maria Teresa d’Austria nel 1753. Prima della convalida della regina l’associazione di studiosi conserva l’iniziale animo «salottiero e amichevole, conciliando l’approccio spontaneo e informale con l’esigenza di allargare la propria base fra gli esponenti del patriziato colto della città».
L’attività di Bianca Laura (l’arcadica Atalia Sabina Canburi) nell’accademia copre un arco di tempo che va dalla fondazione fino alla morte del marito, nel 1764, quando si ritira a vita privata, pur continuando a svolgere le sue attività di intellettuale. Nel 1772 lascia le redini dell’accademia nelle mani del figlio, ma da allora gli Agiati hanno un’inclinazione prettamente letteraria e perdono la caratteristica data dai fondatori di «centro di collegamento tra cultura italiana e tedesca».

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