accadde…oggi: nel 1904 nasce Alice Rahon

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Alice Rahon, nata Alice Marie Ivonne Philippot, coniugata Paalen poi Fitzgerald (Chenecey-Buillon, 8 giugno 1904Città del Messico, settembre 1987), è stata una scrittrice e artista francese di matrice surrealista.

La sua opera contribuì alla nascita dell’astrattismo in Messico. Iniziò la carriera come poetessa surrealista in Europa, poi divenne pittrice in Messico. Fu un’artista prolifica tra la fine degli anni quaranta e gli anni sessanta ed espose frequentemente in Messico e negli Stati Uniti, Paesi nei quali era circondata da molte amicizie. La sua opera rimase legata al surrealismo, in cui introdusse innovazioni tramite l’inclusione di elementi astratti e l’utilizzo di tecniche nuove come lo sgraffito e l’impiego di strutture preparate con la sabbia. Negli ultimi anni di vita rimase isolata per motivi di salute e venne dimenticata, nonostante la sua influenza sull’arte moderna messicana. Fecero eccezione le retrospettive del 1986 presso il Palacio de Bellas Artes e del 2009 e 2014 presso il Museo d’arte moderna di Città del Messico.

Pur essendo originaria del Doubs nella Franca Contea ad est della Francia,[1][2] trascorse infanzia e giovinezza a Parigi.[3] Da bambina era solita passare le vacanze estive e natalizie nella casa dei nonni paterni a Roscoff, in Bretagna, dove visitò le spiagge di Morlaix, nella parte occidentale della Francia.[4]

All’età di circa tre anni subì un incidente che le causò la frattura dell’anca destra, e le cui conseguenze si ripercossero sul resto della vita. Costretta a letto per lunghi periodi, finì per isolarsi dagli altri bambini, compresa la sorella minore Geo, e trascorse il tempo nel giardino di famiglia leggendo, scrivendo e mantenendo occupata la mente.[5] L’isolamento aumentò quando a dodici anni cadde di nuovo e si ruppe una gamba. Tali eventi le conferirono un’identità fragile, e da adolescente la portarono a preferire la solitudine popolata di mondi immaginari.[2][6] Per tutta la vita fu perseguitata da dolori ed assunse un’andatura claudicante.[7]

Rimase incinta quando era ancora molto giovane, ma il bambino aveva difetti congeniti e morì poco dopo la nascita.[6]

A Parigi conobbe lo stile bohemien. Nel 1931 incontrò l’artista austriaco Wolfgang Paalen, che sposò nel 1934.[3] Insieme al marito entrò in contatto con il movimento surrealista, di cui divenne ufficialmente membro nel 1936.[3] Nello stesso anno iniziò a pubblicare poesie con il nome di Alice Paalen e fece la conoscenza di altre artiste, come la fotografa svizzera Eva Sulzer, l’amicizia con la quale sarebbe durata tutta la vita.[2][8] In questo periodo venne anche fotografata da Man Ray,[3] e Picasso le dedicò una poesia; con quest’ultimo ebbe una relazione a causa della quale il marito minacciò di suicidarsi.[3]

Insieme a Paalen Alice iniziò a viaggiare all’estero, abitudine che mantenne a lungo, recandosi in Alaska, Canada, Stati Uniti, Libano e Messico.[2]. In particolare la visita, nel 1933, alla Grotta di Altamira con il marito, ed il viaggio in India nel 1936 insieme a Valentine Penrose ebbero un effetto che si ripercosse sulla vita e sull’arte di Alice, che in vecchiaia diede perfino il nome di Viṣṇu e Subhashini a due gatti.[9] Il viaggio in India contribuì anche a creare un rapporto di amicizia intima con Valentine Penrose, tanto che i versi poetici dell’una riecheggiarono quelli dell’altra per diversi anni.[3]

I coniugi Paalen ed Eva Sulzer vennero invitati in Messico da André e Jacqueline Breton e Frida Kahlo.[2][10] Prima di raggiungere il Messico si erano recati in Alaska, nella Columbia Britannica e sulla costa occidentale degli Stati Uniti, dove Paalen era rimasto affascinato dall’arte indigena.[10] La coppia giunse infine a Città del Messico nel 1939, inizialmente risiedendo in un albergo nei dintorni di San Ángel, poi ospitata da Frida Kahlo e Diego Rivera, dei quali Alice divenne amica. Con Frida, in particolare, condivideva le frustrazioni di un corpo fragile e l’impossibilità di avere figli e così pure il ricorso all’arte ed alla scrittura per impiegare il tempo.[10] In Messico infatti Alice iniziò a dipingere sotto la guida del marito. Il legame con Frida portò alla successiva creazione di un dipinto intitolato La balada para Frida Kahlo. Sia il fascino del Paese, sia lo scoppio della seconda guerra mondiale spinsero Wolfgang ed Alice a stabilirsi in Messico. Alice, in particolare, assunse la cittadinanza messicana nel 1946.[11]

Nel 1947 i coniugi Paalen divorziarono; Alice assunse il cognome di Rahon, probabilmente derivato dalla nonna bretone. Ebbe relazioni con la scrittrice Elizabeth Smart e con l’artista Sonja Sekula; sposò infine il canadese Edward Fitzgerald, autore di scenografie per Buñuel.[3] Diversi anni più tardi terminò anche il secondo matrimonio, dopo il lavoro svolto insieme per un film.[12] Alice Rahon si dedicò infatti anche al teatro ed al cinema.

Dopo il secondo divorzio, la sua vita sociale gravitò intorno a gruppi di amici conosciuti in Europa in ambito artistico, intellettuale e fra gli stranieri esiliati. Negli anni cinquanta tali amicizie includevano il pittore Rufino Tamayo, l’artista Carlos Mérida, il poeta Octavio Paz, lo scrittore Henry Miller, la scrittrice Anaïs Nin, lo scultore Henry Moore, Gordon Onslow Ford, uno dei pittori del primo gruppo surrealista parigino, oltre a Frida Kahlo e Diego Rivera. Mantenne anche i contatti con gruppi di artisti a New York ed in California.[12][13] Dopo la sua morte furono ritrovati gli appunti che lei stessa aveva tratto dalla biografia di queste persone.[14]

Dopo il secondo divorzio Alice continuò anche a viaggiare frequentemente, in parte per seguire le esposizioni delle proprie opere negli Stati Uniti ed in Messico, in parte per visitare varie città messicane. Trascorse lunghi periodi ad Acapulco, in quanto era una nuotatrice provetta, nonostante i problemi fisici, e nell’acqua si trovava più a proprio agio che sulla terraferma.[12]

Nel 1967 ebbe un altro incidente: cadde lungo le scale all’inaugurazione di una mostra presso la Galería Pecanins a Città del Messico. La caduta danneggiò la spina dorsale, ma Alice rifiutò le cure mediche, dichiarando che i medici l’avevano torturata a sufficienza quando era bambina. Il danno la trasformò in eremita. Le vennero dedicate un’esposizione presso la Galería de Arte Mexicano nel 1975 ed una retrospettiva presso il Palacio de Bellas Artes nel 1986,[15] ma trascorse il resto della vita in solitudine, con pochi amici che si recavano a farle visita. Fra questi Eva Sulzer ed il docente statunitense Wayne Siewart, che conosceva fin dagli anni cinquanta.[13][16][17] Visse nella sua casa di San Angel[3] circondata dai ricordi, dai libri come quelli di Breton e di Paul Éluard, dalle poesie di Picasso, dalle lettere di Henry Moore e di Anaïs Nin, dai dipinti dedicateli da Yves Tanguy e da Wolfgang Paalen, da vecchie fotografie e memorie.[18]

Negli ultimissimi tempi non riuscì più ad essere autonoma e venne ricoverata in una casa di riposo, dove rifiutò il cibo. La mancanza di nutrimento la portò in pochi mesi alla morte, avvenuta nel settembre 1987.

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