I brividi in gabbia, di Lady P, recensione di Daniela Ottria

Una donna come tante altre, trascurata per anni dal marito, a tal punto da avere rimosso la propria femminilità, la gioia di guardarsi nello specchio e di contemplare la propria bellezza. Quante volte suggeriamo a un’amica di “tenersi in ordine” e sentiamo l’immancabile risposta “per chi?” “Ma per te stessa! Fallo per te stessa”, raccomandiamo diligententemente. Noncurante di sè, nostra protagonista ha rifiutato di curare il proprio aspetto, evidentemente ritenendo inutile l’impegno di rendersi gradevole. Si abbandona ogni giorno di più, dimenticando che potrebbe ancora piacere; la parola stessa “piacere”, le suona estranea, lontana, non fa più parte del suo mondo. Quasi carnefice di se stessa, maligna torturatrice, si è spogliata di quel velo di femminilità che a qualsuasi donna offre una speranza: l’abbigliamento è casuale ma non casual, “spiccio”, come se si vestisse ogni giorno a luce spenta o senza darsi un’occhiata; e, visto che non bada a mantenersi in linea indossa abiti larghi, che non valorizzano ma coprono e nascondono un corpo pingue, curve sformate, niente più punto vita, seno enorme e un po’ cadente. Si vede così. Si percepisce vecchia e non più piacente, mai più e per nessuno. Anche la casa, unico pezzo di sè di cui ancora va fiera e che ama, non sarà più sua: sfratto esecutivo dal suo mondo, dal suo prato profumato d’erba sempre appena tagliata. L’accompagnano le tristi mutande da signora anziana, un reggisenop che immaginiamo coi bordi alti e severi; nessuna cura o anche solo affetto per ciò che c’è sotto, sopra e soprattutto dento di lei.

Poi il miracolo, la luce, l'”anello che non tiene” nella lunga catena di giornate sempre uguali: l’incontro con un uomo gradevole e un po’ marpione, sfacciato, ipersessuato; quest’uomo, inopinatamentee insperatamente attratto da qualcosa in lei, la seduce, possiede, in un modo così repentino, con uno spirito di iniziativa così a senso unico che fa pure rabbia.

Attimi, ore, giorni di sesso: senza limiti, barriere, filtri; amour fou, che tuttavia la restituisce a se stessa: si sente finalmente libera e, insieme, posseduta, si riappropria di sè mentre lui domina ogni parte del suo corpo; riconquista se stessa, la sua femminilità nel momento in cui è conquistata e presa. Angela riprende a vestirsi bene, a scegliere con cura la biancheria intima, il trucco, la pettinatura; infine, si rende conto di essere di nuovo bella… la consapevolezza degli sguardi che si posano su lei come carezze, le offre tale certezza.

Quanto durerà questo inatteso eden, frammentario e parcellizzato, eppure così tremendamente concreto?

 

Lady P ci presenta la sua storia con una scrittura fluida e aperta, rapida come gli estemporanei amplessi dei protagonisti.

Viene quasi rabbia a leggere questa storia: perchè mai Angela permette che un uomo, uno sconosciuto, la possieda così, senza neppure chiederle il permesso perchè sicuro di sè e delle proprie armi di seduzione? Perchè si abbandona, succube e sottomessa, ad un uomo incontrato in modo tanto casuale e che prepotentemente si è infilato nella sua casa e nella sua vita? Viene rabbia, perchè sembra troppa la cedevolezza, quel concedersi senza sosta, secondo la volontà di lui, quando la desidera e repentinamente la vuole avere. Viene rabbia quando sembra annullarsi, rabbia perchè si prende cura di lui, lo assiste, non lo abbandona quando forse lo meriterebbe. Rabbia, anche, quando Angela si vela e svela come seduttrice, mentre non è questo il suo ultimo velo…Un’arma antica, ma rischiosa, quella del sollevare, come polvere negli occhi in una strada sterrata, la gelosia del maschio.

E invece la nostra protagonista, sfiorata e lusingata dagli sguardi altrui, rimane fedele, fedele come Penelope. Ecco, è questo che fa un po’ rabbia. Corde scabre e nodi la avvincono a lui: può essere doloroso, ma anche esaltante, grandioso: e in fondo, chi possiede chi? Chi veramente coglie l’occasione irripetibile?

E’ particolarmente interessante, originale e forse unico nel suo genere, il modo in cui l’autrice ci presenta la misteriosa natura del desiderio al femminile che, represso per anni, può catapultarsi fuori, piacevole e devastante ad un tempo. Lento e vago come un temporale lontano, al suo nascere: un malessere indefinito, il corpo che dal profondo chiede, implora, dapprima sottilmente, discretamente, finchè la richiesta si fa arrogante e imperiosa, per poi esplodere violenta nell’insperato e inopinato incontro con un altro corpo sconosciuto, che dà fuoco alle polveri….

Irresistibile, davvero degno di nota e lodevole (finalmente! Possiamo dire con un sospiro liberatorio) la sensazione che nella lettrice (o nel lettore) provoca quell’orgasmo dalle note appassionate, profumate di libertà e – perchè no? – di quel metaforico champagne, che deborda spumeggiante e irrefrenabile: a ondate, che si slanciano come un mare in tempesta…

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