Boccadirosa, di Lady P, recensione di Daniela Ottria

“Il mare lambisce solamente le isole che incontra, è molto difficile che davvero le accolga…prima o poi si ritira e le lascia esattamente come le ha trovate.”

La bellissima Boccadirosa è l’isola, fragrante di alghe e di sale come una creatura marina. Non per nulla il mare è il suo habitat, a margine del quale si gode il sole come una candida roccia affiorante, o come un approdo accogliente, o come la sabbia fine della battigia, lambita e poi abbandonata dalle onde, destinata alla solitudine dei suoi desideri, o del suo desiderio di instancabile esploratrice alla ricerca di un tesoro mai trovato, di una terra nuova, forse già abitata, ma vergine per lei che desidera scoprirla.

La solitudine contraddistingue infatti la figura di Boccadirosa, fin dal momento in cui scende alla stazione di Sant’Ilario: poi, nelle ore trascorse sulla spiaggia o tra le onde, nella beatitudine del sole che penetra dalla finestra al mattino, nell’estasi della sua femminilità, appagata per poco e mai sazia.

Può suscitare qualche antipatia una ragazza molto attraente, che la lettrice (o il lettore) immagina donna di successo, sia con gli uomini sia nella vita professionale; il successo scatena invidia, e forse la lettrice (o il lettore) potrebbe più facilmente immedesimarsi nella povera moglie negletta, che immaginiamo un po’ trasandata, ma neanche troppo, una donna normale a cui viene improvvisamente strappata via quella poca attenzione, banalmente intrisa di quotidianità, che un marito scialbo e grigiastro ancora le riservava di tanto in tanto. La bellezza, ma soprattutto la libertà osata da Boccadirosa generano la gelosia di chi non ha mai sperimentato il piacere della propria autonomia di fronte alla riprovazione degli altri . Occorre infatti molto coraggio per contravvenire alle pigre e rassicuranti abitudini di un borgo, per farsi notare come un fiore raro, forse velenposo, pericoloso, in quel paesino che sembra deserto, in realtà puntigliosamente controllato da improvvisate sentinelle appostate dietro a verdi persiane chiuse.

Le “comari”, ma non solo, alimentano il livore per la bellezza e la spontaneità con cui Boccadirosa seduce i maschi del paese e li introduce a un mondo voluttuoso che essi ignorano; tuttavia, esse non invidiano la solitudine, l’isolamento e l’abbandono (ogni volta atteso e inevitabile), come scelta di vita, destino, forse condanna accettata con un sorriso che possiamo immaginare di sfida, di una donna che affronta il mondo e le sue critiche. Anche noi, leggendo questa intrigante storia, forse ci domandiamo se la libertà di conseguire il proprio piacere vale la solitudine.

La società è vecchia: e non solo nel paesino di Sant’Ilario da cui si può essere cacciate per l’altrui livida malevolenza, la quale fa leva sulla paura della perdita e dell’abbandono che spesso contraddistingue le donne, in particolare quelle di una certà età. Per trovare un po’ di “modernità” è necessaria almeno una fermata di treno, un viale alberato e un parroco comprensivo e garbato… Qualsiasi piccola città, quartiere o rione può trasformarsi, di fronte alla bellezza e alla rivendicazione del piacere da parte di una donna, in un malcelato nido di arpie, pronte a brandire persino l’infallibile arma della giustizia, offesa da uno stile di vita “un po’ originale”, come quello di Boccadirosa.

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