A mia madre, di Daniela Ottria

 

Spero di rivederti ancora,

ragazzina o poco più che bimba,

la figura esile, puerile

dei tuoi sedici anni.

Spero di rivederti con la treccia

color canapa, i chiari occhi laghi gentili

e timidi, e stupiti, che non sapevano dove guardare.

Le calze di lana scure, il vestito grigio.

 

Spero di rivederti col bauletto di legno antico

con il nome di tuo nonno, poiché con sé lo portava

quando la miseria lo spingeva lontano,

in Austria, in Germania, in Francia,

a lavorare in fornace, a costruire, a fare la fame.

 

Nel tuo paradiso, dove sei sempre bella, sei sempre la bambina

Ora, esile ancora per i tuoi sedici anni

hai rivisto i tuoi cari

la mamma di mamma, la mamma, il papà,

il papà che torna dalla Francia e tu gli chiedi

un pezzo di fumante polenta…

 

Hai rivisto i tuoi bimbi, i tuoi bimbi fatti solo di latte,

hai sentito ancora il loro dolce respiro.

Nel letto della nonna che ti raccoglie i capelli

in un codino biondo biondo alto alto sul capo

il calore buono, il ricordo dei suoi figli caduti,

preferirebbe non ricordare, i racconti della grande guerra,

ma preferirebbe non raccontare,

i signori in fuga lasciano per strada bel vasellame.

I contadini tornano dai campi al tramonto

e raccolgono portafrutta bordati d’oro zecchino

uno è anche nella tua casa, e c’è

una brocca dove tu poni i fiori recisi al mattino,

le rose profumate, un piatto sbrecciato

e un sasso fanno crescere

azzurri non-ti-scordar-di-me.

La casa di nonna è anche burro e farina

e le carte da gioco la sera col nonno

contare i punti sulle dita piccine,

e la miseria è anche voglia di dormire,

dormire per sempre, tra le braccia di nonna…

Annunci