Intervista all’on. Leda Volpi, di Daniela Domenici

Dopo aver fatto un’intervista al neosenatore Pino Pisani lo scorso marzo poco dopo la sua elezione ho avuto il desiderio di rivolgere alcune domande a una neodeputata, dello stesso gruppo politico di Pisani, per alcuni motivi che capirete durante l’intervista.

  • Dott.ssa Volpi, io e lei abbiamo in comune il fatto di provenire dalla Toscana, lei da Pisa io da Firenze, e di aver scelto di vivere e operare in Liguria, lei a Sanremo io a Genova. Prima domanda: cosa l’ha portata in Liguria dalla sua natia Toscana?
  • Il lavoro. Dopo tanti anni di studio e di lavoro avevo, come tutti, il desiderio di una posizione stabile ma soprattutto la possibilità di creare un microambiente tutto mio dove poter gestire e seguire i pazienti in autonomia e con continuità e non essere più la sostituta di qualcuno. Per questo ho partecipato a dei concorsi fuori regione e ho avuto la fortuna di vincerne uno in un ospedale di una città splendida come Sanremo. Oggi l’Italia vive una profonda contraddizione: da un lato sappiamo che i nostri ospedali arrancano per carenza di personale e che tra pochi anni non sarà più certa la copertura di tutto il territorio nazionale da parte della medicina di base per i pensionamenti senza adeguato ricambio, dall’altra abbiamo molti specialisti e medici formati per la medicina di base che faticano ad arrivare al traguardo dell’assunzione e che vanno avanti per anni con lavori con partita IVA o con sostituzioni qua e là.
  • Lei è stata eletta nelle liste del Movimento 5 Stelle, cosa l’ha spinta a scegliere proprio questo gruppo politico? Quali tematiche e quali progetti l’hanno interessata?
  • Non ho mai pensato di entrare nel mondo della politica e non potrei aderire mai ad un altro gruppo politico. Innanzitutto condivido il principio alla base del MoVimento: far sì che i cittadini entrino nelle Istituzioni a tempo determinato per dare il loro contributo per migliorare la società civile. Il limite dei due mandati è fondamentale perché il politico non perda il contatto con la società (nella quale deve ritornare) e non si faccia tentare dallo “sfavillio” dei palazzi. Purtroppo l’Italia si trova della grave situazione attuale anche perché i nostri politici per troppi anni hanno dimenticato che sono i rappresentanti dei cittadini e non dei nobili privilegiati. Altra regola fondamentale è che il politico deve avere “le mani libere” perché in caso contrario sappiamo bene che gli interessi dei grandi finanziatori dei partiti prevarranno sempre sugli interessi della collettività. E poi condivido le 5 stelle (acqua pubblica, ambiente, connettività gratuita, sviluppo, trasporto, tutti interconnessi) e il programma che punta a ridare i diritti sociali che gli italiani hanno perso, una giustizia e un fisco più equi, una scuola e una sanità non più da vedere come spesa economica a perdere ma come investimento.
  • Lei è una neurologa, pensa che la sua specializzazione potrà esserle utile alla Camera dei Deputati? ha già delle proposte, delle interrogazioni da fare sul tema della la salute?
  • Porterò l’esperienza sul campo di chi ha vissuto tanti anni nel mondo della sanità e dell’università e di chi ha lavorato a contatto con le associazioni di pazienti. In particolare ho ben presenti le problematiche relative alle scuole di specializzazione, al difficile percorso dei giovani ricercatori nelle nostre Università (e la fame di meritocrazia!) e della necessità di ridare dignità al ruolo del medico ospedaliero e di medicina generale. Non solo, avendo effettuato turni di guardia medica durante i primi anni da neolaureata mi sta particolarmente a cuore il tema della sicurezza: non è tollerabile che chi si mette a disposizione della comunità effettuando turni di notte e/o festivi come guardia medica o come operatore di 118 debba lavorare con la paura di subire aggressioni.
  • Ho visto che è stata inserita nella commissione “affari sociali”, quale sarà il suo contributo in quella sede?
  • Vorrei portare il mio contributo partendo dal punto di vista del medico ospedaliero, che si trova ogni giorno a combattere con i problemi derivanti dalla carenza di personale e di posti letto, che rendono il percorso dei pazienti una corsa ad ostacoli tra liste di attesa lunghissime, ticket sanitari che non possono permettersi e disservizi. Il Sistema Sanitario Nazionale italiano era tra i migliori al mondo sia per la qualità del personale sia perché nasce per garantire la salute a tutti i cittadini secondo un principio universalistico ma il definanziamento messo in atto dagli ultimi Governi in nome dell’austerità lo ha messo in ginocchio.
  • Un’ultima domanda che mi riguarda da vicino: otto anni fa ho scritto e pubblicato il mio primo saggio sul mondo trans e dal quel giorno le tematiche del mondo LGBTQI sono diventate anche le mie; pochi giorni fa l’OMS ha depennato la transessualità dalle malattie mentali? Lei come neurologa cosa ne pensa?

 

       – E’ un passo atteso da tempo. La transessualità non è più classificata come malattia mentale ma viene inserita nel capitolo delle”condizioni di salute sessuale” dell’International Classification of Diseases (ICD) in quanto condizione che richiede cure sanitarie specifiche. Non serve puntare il dito, serve capire e rispettare chi si sente nato “nel corpo sbagliato” e vuole vivere la sua vita con serenità.

 

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