la memoria femminile au Pantheon, di Maria Pia Ercolini

Davanti al Pantheon parigino, la Francia rende onore a Simone Veil.

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Per volere di Macron, il primo luglio 2018 le spoglie della madre d’Europa, assieme a quelle del marito, varcano l’entrata al tempio della memoria. 

Con il suo arrivo sono cinque le donne che ricevono quest’onore: 5 donne contro 73 uomini.

Il primo ingresso femminile risale al 1907: fu la scienziata Sophie Niaudet 

Berthelot che ebbe il privilegio di accedervi, non per i suoi talenti ma in quanto moglie del chimico Marcellin Berthelot. Marcellin e Sophie morirono a un’ora di distanza l’uno dall’altra e non si ritenne opportuno separarli, visto il grande amore che li aveva legati in vita. Il governo francese dispose per entrambi la sepoltura al Panthéon.

Sophie dunque accompagnò Marcellin nella sua ultima dimora, mentre oggi è Simone a portare con sé Antoine.

Fig. 1. “Merci Simone” tappezza i muri parigini

Nel 1995, fu la volta di Maria Skłodowska Curie, ivi traslata dal cimitero di Sceaux. François Mitterrand decise di trasferirvi le ceneri dei coniugi Curie grazie alle loro preziose ricerche comuni sul radio. Fino al 2015, la fisica polacca, naturalizzata francese, è stata la sola immortale a entrare al Panthéon per propri meriti. Tuttavia, se l’opinione comune era pronta a un cambiamento e riconosceva in via eccezionale il valore di alcune donne speciali, l’immaginario collettivo resisteva ancora di fronte a una vera e propria rivoluzione culturale e la presenza del marito ha dunque consentito di infrangere il cristallo con mano leggera.

Del resto, una rassicurante subordinazione di genere continua a trapelare in altri contesti. Marie è la prima persona al mondo ad aver ricevuto ben due Nobel, è la prima donna ad aver avuto un Nobel ed è la sola francese ad averlo ottenuto due volte, eppure, la strada del quinto arrondissement che porta il suo cognome acquisito la vede in posizione secondaria, contro ogni giustificazione alfabetica: Pierre et Marie Curie. E non solo. Sono bastati tre anni dalla morte di Pierre perché la città gli dedicasse una via, ma ne sono serviti trentatré dal decesso di Marie per far aggiungere il suo nome a quella stessa strada.

Fig. 2. Intitolazione a Parigi

Germaine Tillion e Geneviève de Gaulle-Anthonioz conquistano l’immortalità della memoria il 27 maggio del 2015, su iniziativa di Hollande. Germaine, etnologa in Africa mediterranea fino al 1940, impegnata nella Resistenza in Francia, internata nel campo di Ravensbrück, dove redige segretamente un’operetta sulla detenzione (Le Verfügbar aux Enfers), dopo la liberazione torna in Algeria per occuparsi di formazione popolare e condizione femminile e vi ricopre ruoli di mediazione durante il conflitto con la Francia. Negli anni successivi si dedica soprattutto a cause umanitarie e sociali, contro la tortura e per l’emancipazione delle donne del Mediterraneo. Molte le onorificenze assegnatele e le intitolazioni a suo nome: diverse scuole, mediateche e biblioteche, anfiteatri, un auditorium, un viale a Montpellier, una strada a Ivry sur Seine e a Sotteville lès Rouen. 

Fig. 3. Intitolazione a Sotteville lès Rouen

Anche Geneviève, nipote del generale de Gaulle, viene condotta a Ravensbrück in seguito alle sue azioni politiche. È il suo cognome a salvarle forse la vita: Himmler la tiene isolata in un bunker perché la ritiene un utile bottino per un eventuale negoziato con la Francia.

Nel dopoguerra contribuisce a fondare l’Associazione nazionale dei deportati e internati della Resistenza (ANIR) e la sezione femminile dei combattenti. Impegnata nelle campagne per i diritti umani, si batte per l’adozione di una legge contro la povertà e per più di trent’anni presiede l’ATD, il movimento per la dignità del Quarto mondo.

Le sono state intitolate scuole d’ogni ordine e grado; portano il suo nome un residence, un centro d’accoglienza, un ospedale, un parco. Generosa con lei l’odonomastica, da Parigi a Lione, da Rennes a Limoges, dalla regione del Var alla Senna Marittima, dall’Aveyron all’Essonne, dal Rodano all’Oise e all’Isère, dal Nord ai Vosgi e al Puy de Dôme…

Fig. 4. Intitolazione a Lione

Simone Veil, prima donna presidente del Parlamento europeo e icona della lotta per i diritti delle donne, entra nel Pantheon a un anno dalla sua morte al suono della Marsigliese e dell’Inno alla gioia. 

Tuttavia le strade, le piazze e le scuole francesi ne avevano già da tempo assorbito il nome: così è a Parigi, dove Place de l’Europe e l’omonima stazione metropolitana dell’8° arrondissement dallo scorso maggio sono state ridenominate “Europe – Simone Veil”; così è a Nizza, ad Aix-les Bains, a Nancy, a Bourges e in decine e decine di paesi francesi che in questi pochi mesi di assenza le hanno dedicato una via:  Saint-Ouen, Évry, Lamballe , Clichy, Mormant, Moreuil, Puteaux, Folembray, Rouffignac, Saint Genis Pouilly, Exciteuil, Quincy-Voisins, Vesoul, Brétigny sur Orge, Truyes, Gonfreville-l’Orcher, Omey, Vihiers, Zemlja, Gargenville, Ufaransa, Le Crès, Graulhet, Cormontreuil, Décines-Charpieu, Ploermel, Arleux, Briey, Plescop, Étréchy, Breuil-le-Sec, Hoenheim, Vendin-le-Vieil, La Talaudiere, La Ville-aux-Dames… L’elenco si allunga, di giorno in giorno. 

“Libera e liberatrice”, Simone attraversa e pervade la Francia e porta con sé il bisogno, il desiderio, la speranza di ricostruire il sogno europeo.

Fig. 5. Intitolazione a Nizza

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