“La ragazza di Marsiglia” di Maria Attanasio, recensione di Roberta Pinelli

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Appena pubblicato da Sellerio, “La ragazza di Marsiglia” di Maria Attanasio è un libro che bisogna assolutamente leggere.

I motivi sono tanti: è un romanzo ben scritto e ben costruito, che si legge d’un fiato e che presenta una storia vera, con il suo carico di gioie e di amarezze. È anche un romanzo storico, poiché l’autrice fonda la sua scorrevole scrittura su una ricca documentazione e sulla visita che ha personalmente effettuato nei luoghi di cui il libro parla. È una storia di sopraffazione dell’uomo sulla donna, con la complicità del potere (politico e giudiziario). È la storia di una donna forte, coerente e coraggiosa, che a un certo punto della sua vita, apparentemente sconfitta, si fa da parte e scompare nell’ombra, complice anche la damnatio memoriae a cui il suo potente marito la condanna. È quindi una storia “al femminile”, che coinvolge in particolar modo (ma non solo) chi si occupa di parità di genere e dei soprusi e delle violenze cui sono sottoposte le donne ancor oggi.

Rosalie Montmasson nasce nel 1823 in Savoia (allora parte del Regno di Sardegna), ma ben presto lascia l’asfittico paesino di Saint Jorioz per recarsi a cercare un lavoro e una nuova vita a Marsiglia. Qui, causalmente, incontra Francesco Crispi, mazziniano esule dalla sua Sicilia. Lo ritroverà di nuovo, ancora per caso, a Genova, dove ambedue si sono trasferiti. Nasce fra i due, lei lavandaia e stiratrice, lui avvocato, una relazione non solo sentimentale, ma anche politica e ideale. Rosalie condivide con il suo “Fransuà” gli ideali mazziniani e collabora con lui nella preparazione della spedizione di Garibaldi. Unica donna, riuscirà a convincere Garibaldi a lasciarla partire con i Mille per la spedizione che sfocia, nel 1860, con la liberazione del Regno delle Due Sicilie e con l’Unità d’Italia. Costretti a un nuovo esilio, i due si recano a Malta, dove solo il lavoro di Rosalie consente alla famiglia di sopravvivere, anche se in modo precario. Quando si profila la necessità di lasciare Malta per Londra, Rosalie e Francesco Crispi si sposano, il 27 dicembre 1854, nella parrocchia di S.Publio. Prima a Londra poi a Parigi, i coniugi Crispi collaborano strettamente con Mazzini e Rosalie viene anche impiegata per segretissime missioni in Europa, per l’organizzazione delle attività rivoluzionarie mazziniane. Viene poi il tempo in cui Francesco Crispi, eletto al Parlamento italiano, può finalmente rientrare in Italia; si stabilisce con la moglie prima a Torino poi, con lo spostamento della capitale d’Italia, a Firenze. Ma “Fransuà” abbandona progressivamente gli ideali mazziniani e nel 1864 pronuncia il famoso discorso che attesta pubblicamente la sua adesione alla monarchia e la sua rinuncia all’idea repubblicana. Rosalie invece rimane sempre fedele a quegli ideali e soffre quello che considera il “tradimento” dei comuni valori e il suo ruolo di prima donna d’Italia, quando “Fransuà” diventa Capo del Governo. Ma il problema più grosso per il loro matrimonio è rappresentato dalla vita sregolata di Crispi, che nel 1871 si innamora di Filomena Barbagallo, detta Lina, giovane e bellissima nobildonna napoletana, che sposa nello stesso anno e dalla quale ha la figlia Giuseppina nel 1873. Nel 1872 ha anche un figlio con un’altra amante, Luisa Del Testa. Per sposare Lina, Crispi dichiara di essere di stato libero, ma viene accusato di bigamia dall’opposizione, in cui molti democratici sono a conoscenza del suo matrimonio con Rosalie. Per evitare lo scandalo che farebbe cadere il governo, Crispi ordina un’inchiesta e i due magistrati incaricati, dichiaratamente filo-governativi, nonostante la documentazione inoppugnabile, nel 1875 dichiarano illegittimo il matrimonio di Malta. Da quel momento Rosalie Montmasson scompare dalla vita pubblica, da ogni documento relativo all’impresa dei Mille e da tutto ciò che concerne il suo “Fransuà”. Il loro matrimonio viene ridotto ad una romantica, breve storia d’amore legata agli anni della militanza mazziniana, nonostante 24 anni di unione, di cui lei conserva religiosamente il certificato di matrimonio insieme alle decorazioni avute da Garibaldi per la sua partecipazione alla spedizione dei Mille.

Crispi diventa per quattro volte Capo del Governo, contribuendo anche al sorgere e all’affermarsi di quel nazionalismo populista che sfocerà poi nel fascismo. Rosalie conduce un’oscura e misera esistenza a Roma, grazie al piccolo mensile che “Fransuà” le riconosce all’atto della separazione. Francesco Crispi muore a Napoli nel 1901 e Rosalie lo segue nel 1904. Per le sue condizioni di estrema miseria, viene sepolta nel cimitero del Verano a Roma, a spese del Comune.

Tutte queste vicende vengono presentate dall’autrice con ritmo incalzante e con la massima obiettività possibile, dovuta alla grande quantità di documenti da lei consultati. Molto interessanti sono anche i personaggi di contorno, la maggior parte dei quali è realmente esistita e alcuni, pochi, sono di pura fantasia. Tutti contribuiscono a darci uno specchio attendibile e stimolante delle vicende italiane di quegli anni.

Molto utili, in coda al romanzo, i capitoli esplicativi, in particolare quello relativo a due libri che ci consentono oggi di conoscere la storia di Rosalie Montmasson e del suo disgraziato matrimonio. Il primo testo è Una donna fra i Mille di Renato Composto, pubblicato nel 1989, un secolo dopo le vicende di cui il libro parla. L’altro è Il ministro e le sue mogli dei giuristi Enzo e Nicola Ciconte, pubblicato nel 2010, in cui viene analizzata la sentenza che dichiarò nullo il matrimonio fra Rosalie e “Fransuà” e che gli autori definiscono “politica e maschilista”, poiché in base alle leggi allora in vigore il solo certificato di matrimonio bastava a dimostrare la piena legittimità del matrimonio.

In conclusione, un romanzo di grande qualità, il ritratto di una donna eccezionale, un’importante pagina di storia. 

Foto. La targa apposta a Firenze nella casa in cui i coniugi Crispi abitarono prima di trasferirsi a Roma. Si notino la presenza del termine “consorte” per definire Francesco Crispi e l’uso del nome “Rose” al posto del vero nome Rosalie.

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