Ichnusa, di Bert D’Arragon, recensione di Daniela Ottria

L’atmosfera è rarefatta, vibrante di sole, ogni momento del giorno è il meriggiare; la notte non c’entra nulla anche quando c’è e neanche il male c’entra nulla: è un intruso, una presenza inquietante che sgradevolmente spezza l’equilibrio, divinamente senza tempo, della bella, innocente e selvaggia Sardegna. Un altro mondo rispetto al “continente” che per alcuni degli indimenticabili personaggi, e anche per il lettore che sempre più si addentra in Ichnusa, è davvero una realtà altra e remota.

Un antico santuario, dopo secoli di oblio, deve essere riportato alla sua antica bellezza. Viene per questo chiamata dal “continente” una giovane studiosa di archeologia medievale che dovrà giovarsi della collaborazione di una équipe locale, persone che, a prima vista, sembrano le meno adatte a fornire un aiuto efficace. Ma su tale giudizio-pregiudizio la protagonista si dovrà ricredere; capirà inoltre, molto presto, che altre mani, occulte e spietate, vogliono impedire la valorizzazione del santuario.

Un romanzo corale Ichnusa in cui l’autore segue con maestria i percorsi esistenziali dei numerosi personaggi, con le loro storie e i loro drammi che si intrecciano, attraverso itinerari talvolta accidentati e labirintici. Sono tutti giovani che vivono intensamente la ricerca di un’identità non ancora scoperta, la troveranno liberandosi, magari dolorosamente, dai vincoli che li legano stretti alla loro terra, affascinante e spietata: la famiglia, le convenzioni, i pregiudizi.

Così, in una circoscritta cornice spazio-temporale, il piccolo paese di Serròli e dintorni, assistiamo allo scardinamento di consolidati punti di vista e mascheramenti rassicuranti e alla scelta di accondiscendere a desideri repressi, ancestrali e proibiti, anche a costo di cambiamenti di vita radicali, di ripensamenti senza scampo riguardo se stessi e le proprie idee.

In questo scenario di una Sardegna sorprendente e straniante nascono o si rafforzano particolarissime quanto tormentate vicende d’amore, come quella del giovane Mino, cresciuto tra la tradizione pastorale e la modernità che collidono producendo contraddizioni e tragedie. Egli reclama la propria identità più autentica e contro ogni pregiudizio decide di vivere liberamente la propria scelta d’amore. Fisicità assieme all’amore puro nella storia che nasce tra il giovane Fabrizio, disabile ma estremamente vitale, e la bella e carnale Sabrina.

Queste ed altre storie d’amore, sempre e comunque molto particolari e fuori dagli schemi, che potranno spiazzare il lettore e le sue certezze, raccontate con colori accesi e solari, colori che talvolta si adombrano e si incupiscono come le vicende della vita.

Piacerà molto questo romanzo a chi ama il cuore autentico della Sardegna, le antichità sarde e l’archeologia medievale: anche sotto questo aspetto il linguaggio dell’Autore è preciso e puntuale, per condividere con il lettore l’emozione suscitata da una terra ancestrale e misteriosa.

Annunci