la bastarda degli Sforza, di Carla Maria Russo, recensione di Roberta Pinelli

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Il libro si presta a una piacevole lettura per il contenuto e la figura di Caterina Sforza, tratteggiata con grande umanità nei suoi pregi e difetti, e per un ritmo serrato che avvince. Anche se non di recente pubblicazione (2015), è un romanzo storico che deve essere letto.

Caterina Sforza (1463-1509), figlia illegittima del Duca Galeazzo Maria Sforza, viene allevata alla corte di Milano dalla nonna Bianca Maria e amata come figlia anche dalla moglie legittima del Duca, Bona di Savoia.

Fin da bambina manifesta un carattere inusuale per le donne del suo tempo: ama la caccia, le armi, la lotta. Pur assoggettandosi alla formazione umanistica prevista per i nobili, Caterina preferisce le attività all’aperto e si rivela ferrata in matematica e scienze. Particolare interesse riveste per lei l’alchimia, che apprende dallo speziale di corte, e per tutta la vita coltiverà lo studio delle erbe per uso medicinale e cosmetico.

Bellissima, bionda, intelligente ed elegante, è per lei impossibile adattarsi al ruolo “femminile” che tutti si aspettano da una nobildonna. Soltanto la nonna Bianca Maria sembra avere qualche influenza sulla sua educazione ed è proprio alle parole della nonna (“Combatti chi ti sfida, ma resta sempre leale alla tua famiglia”) che Caterina si aggrapperà quando la sua condizione di nobildonna pretenderà da lei il sacrificio di un matrimonio precoce. All’età di dieci anni Galeazzo decide infatti di darla in sposa a Girolamo Riario, nipote del Papa, uomo rozzo e volgare, che per avere rapporti sessuali con lei non attende l’età canonica di 14 anni e la violenta la notte delle nozze. Il matrimonio serve a rinforzare i rapporti fra la Chiesa e gli Sforza, per cui viene concordato che Caterina porti in dote al marito la città di Imola, mentre il Papa si impegna a versare a Galeazzo Maria Sforza un’enorme somma di denaro e a donare agli sposi la città di Forlì. 

Inizia a quel punto la vita adulta di Caterina, che rivela ben presto doti politiche di cui il marito è del tutto privo. Dopo un periodo a Roma, durante il quale riesce addirittura a impadronirsi di Castel Sant’Angelo e a minacciare il Conclave perché elegga un papa non ostile agli Sforza, Caterina e il marito si recano a Forlì, dove ben presto gli errori di Girolamo Riario determinano una congiura che lo porta alla morte. Caterina si sposa una seconda volta, per amore, ma dopo pochi mesi anche il secondo marito viene ucciso da una congiura, a cui forse non sono estranei nemmeno i figli di lei, timorosi che la madre perda lo Stato. Caterina però non desiste nella sua politica di difesa della Signoria e ne diventa reggente in nome del figlio Ottaviano. Nel 1498, conosciuto Giovanni de’ Medici detto il Popolano, Caterina si sposa per la terza volta, ma rimane vedova dopo pochi mesi per la morte improvvisa del marito per malattia. 

A trentasei anni e con otto figli, Caterina Sforza deve difendere la Signoria da Cesare Borgia, figlio del nuovo Papa Alessandro VI. Nonostante una disperata resistenza, che provoca 500 morti, Caterina è costretta a cedere; arrestata, viene imprigionata per sei mesi a Castel Sant’Angelo, dove subisce ogni tipo di angherie e di violenze. Sopravvive ancora una volta, onorando il soprannome di “tygre di Forlì” che le è stato attribuito. Liberata per l’intervento dei francesi, si rifugia a Firenze con il figlio Ludovico, ribattezzato Giovanni in memoria del padre, che diventerà il famoso condottiero Giovanni dalle Bande Nere e padre del primo Duca dei Medici, Cosimo I. Caterina muore a quarantasei anni di polmonite fulminante, mentre sta ancora brigando per riprendere Forlì, 

Il romanzo si conclude però molto prima, quando Caterina riesce ad impadronirsi della rocca di Forlì dopo la cosiddetta “Congiura degli Orsi” e a resistere ai suoi oppositori, nonostante la minaccia di impiccare i suoi figli e pur essendo incinta al nono mese. L’autrice ha promesso di continuare a raccontare la storia di Caterina e vedremo come sarà il prossimo romanzo.

Da queste brevi note, si comprende che la figura di Caterina, descritta in maniera molto più articolata nel libro, merita un’attenzione particolare, sia per gli eventi che la videro protagonista sia per le sue caratteristiche. Caterina è l’ultima grande donna del Medioevo ma anche una rappresentante delle donne del Rinascimento. Ne sono la prova non solo le sue imprese militari e politiche, ma anche la sua passione per l’alchimia, di cui si è detto. Nel 1499, mentre si prepara a difendere Forlì da Cesare Borgia, dà alle stampe gli Experimenti della excellentissima signora Caterina da Forlì, libro espressamente pensato per un pubblico femminile e contenente 454 ricette. Con questa pubblicazione, Caterina conferma il ruolo attivo delle donne del Rinascimento nella circolazione di teorie e pratiche alchemiche, uno spazio autonomo di potere attraverso la conoscenza. In quest’ottica il mondo della cosmesi, centrale nel lavoro di Caterina e a prima vista relativo solo alla dimensione estetica, si lega alle pratiche mediche e curative, interessando un vasto pubblico non solo aristocratico ma anche borghese.

Come si vede, una grande donna, un’abile politica, un soldato senza paura, un’esperta diplomatica, una madre affettuosa, una nobildonna fuori dai rigidi schemi riservatile dalla mentalità del tempo.

È un libro che si legge con grande interesse, che scorre veloce per un linguaggio semplice ma diretto e coinvolgente. Piacevole anche l’alternarsi di capitoli descrittivi, in cui gli avvenimenti sono narrati in terza persona, e altri capitoli in cui l’autrice dà voce alla stessa Caterina. Se è adatto in particolare a chi ama le ricostruzioni storiche (e quella di Carla Maria Russo è corretta e documentata), si lascia leggere con piacere anche da chi vuole scoprire una donna di eccezionale valore, come le tante che hanno dato buona prova di sé e di cui non veniamo mai a conoscenza.

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