tre composizioni per Victor Jara, di Daniela Ottria

A Victor (Jara)

Conoscevo il tuo viso

i tuoi riccioli scuri

la sigaretta tra le labbra

Oggi ho saputo che sei morto

trentacinque anni fa

tempo di barbari e di preti,

feccia del Cile.

Hai usato la tua bella voce

la tua chitarra

e hai cantato la libertà.

La tua anima deve essere

bella e leggera come una farfalla.

Il tuo cuore pesante

scuro di sangue

le tue mani sugli strumenti

sulla carne di donna…

Non ti ho conosciuto

ma il mio uomo sei tu.

A Victor (Jara)

Sei tu

l’uomo che sogno ogni notte, che inseguo sconosciuto

semprefuggente, che cerco, cerco per corridoi e scale,

l’uomo che si nasconde a me

dietro porte chiuse?

Sei tu l’uomo che cerco in una canzone,

l’uomo dai riccioli scuri, a cui scrivo

per cui piango

di cui piango

la morte.

Sei tu?

Perchè, Victor, non ero con te quella notte,

quando hai voluto versare il tuo sangue,

puro tra i puri?

Vorrei essere stata per te il cielo,

le montagne assolate di ghiacci,

la strada per Santiago,

la tua casa, il tuo letto,

Victor.

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