accadde…oggi: nel 1916 nasce Eva Colombo, di Mauro Bertani

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Eva Colombo nasce a Parabiago nel 1916 figlia di Emilio Tarquilio e Adele Magni. Il padre fu un ferroviere anarchico sindacalista che si faceva chiamare Filopanti. Il nome era preso in prestito da un bolognese del 1850 di umili origini che un prete aveva condotto a studiare fino a fargli prendere una laurea in matematica. Non dimentico della sua storia porterà avanti l’ambiziosa idea di diffondere la cultura alle classi meno abbienti. Filopanti significa “colui che ama tutti”. Nonostante la grande cultura fu sempre in ristrettezze economiche tanto che si spostava a piedi tra le città di Bologna, Firenze e Ferrara. Si narra che si divertisse ad accompagnare il suo incedere con la recita di capolavori poetici. Ma torniamo alla nostra storia. Eva cresce con il padre che spesso viene licenziato e incarcerato per le sue idee. Nel ’39 Eva sposa Jonio Salerno che viene subito richiamato nell’esercito. Nel ’43 si trasferisce a Milano dalla madre di Jonio, una fervente oppositrice del regime. Qui ritrova il padre, che era entrato nei GAP. La loro azione, fondata sulla convinzione di incalzare il nemico senza tregua, aveva compiti di sabotaggio e di azioni armate, tra cui l’eliminazione dei nazifascisti in ambito cittadino, soprattutto delatori e noti torturatori. Dopo qualche resistenza padre e figlia rompono gli indugi ed Eva entra nelle file della resistenza.

Nel ’44 Eva, nome di battaglia “Susi” inizia la sua azione di staffetta tra Milano e le formazioni partigiane della Valtellina. Durante una delle sue missioni viene arrestata e trasferita nel carcere di Sondrio. Subirà pesanti percosse e sevizie. Viene trasferita a Como e poi a San Vittore. Qui conosce Onorina Brambilla, nome di battaglia “nori”, moglie di Giovanni Pesce, ideatore dei GAP di Milano e di Torino. Destinata alla fucilazione o ai campi di sterminio viene riscattata dal comando partigiano dell’Oltrepò Pavese. Qui conosce Dina Croce e, nascondendosi nelle “buche”, sfugge ai rastrellamenti durati un mese fatti dai nazifascisti. Collaborerà fino all’insurrezione del ’45 fungendo da collegamento tra il Comitato unificato dell’Oltrepò, acquartierato a Zavatello, e il CLNAI di Milano (Comitato di liberazione nazionale). Il gruppo Partigiano, comandato da Domenico Mezzadra, l’ “Americano”, liberata Voghera, Broni, Casteggio e Stradella entra infine il 25 Aprile a Pavia. Il 6 maggio, a Milano, sarà proprio Eva il porta bandiera del Comitato dell’Oltrepò pavese. E proprio a Milano ritroverà Jonio, che nel ’43, entrato nel Corpo Italiano di Liberazione, assieme agli alleati, cercava di liberare l’Italia partendo dal Sud. Si narra che a Bologna sentendo alla radio una canzone partigiana, la voce femminile gli rimase impressa. Scoprirà in seguito che a cantare “Fischia il vento” non era una cantante ma Eva che partecipò alla liberazione degli studi EIAR di Milano.

Dopo la liberazione Eva lavorerà come segretaria al CLNAI e successivamente all’ANPI Provinciale e Nazionale e sarà attiva politicamente nel PCI in zona Città Studi. Muore il 25 novembre del 2004 ad Agrate Brianza

 

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