accadde…oggi: nel 1922 nasce Maria Eletta Martini, di Sergio Mattarella

http://iltirreno.gelocal.it/lucca/cronaca/2017/03/04/news/maria-eletta-martini-una-delle-madri-della-repubblica-1.14978372

Sono lieto di contribuire a ricordare oggi con voi Maria Eletta Martini – personalità politica di primo piano nella storia della Repubblica – in un incontro che le ha reso onore come donna intelligente e coraggiosa, come paziente costruttrice di una democrazia più larga e partecipata possibile, come convinta sostenitrice dell’autonomia e della libertà delle formazioni sociali, come testimone di una fede intensa e aperta al dialogo. Maria Eletta Martini – voi lo sapete bene – era molto legata alla città di Lucca e alla sua gente.

Le radici piantate saldamente nel territorio, per una parlamentare di lungo corso come lei, non rappresentavano soltanto le basi di un consenso, tante volte rinnovato. Erano la fonte continua di umanità e di conoscenza, erano la finestra aperta sulle speranze e le concrete sofferenze dei cittadini, erano la palestra per una verifica costante delle scelte che la politica compiva alla ricerca del bene comune. Qui a Lucca suo padre Ferdinando, “Nando”, è stato il primo sindaco dopo la Liberazione. Qui a Lucca la giovane Maria Eletta è stata “staffetta” partigiana. Qui ha cominciato a spendere i suoi talenti, le sue grandi capacità, e la sua passione civile, a cercare nella politica risposte di merito, soluzioni più avanzate, opportunità più diffuse in modo da avvicinare la realtà ai propri ideali di giustizia. Quella giustizia – ripeteva Martini – che non possiamo mai dire di aver conquistato pienamente, ma verso la quale dobbiamo sempre tendere, per rispetto di noi stessi e di chi ci sta accanto, soprattutto di coloro che sono più sfavoriti.

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Non è un caso che il Centro nazionale per il Volontariato, fortemente voluto, fondato e per anni guidato da Maria Eletta, sia sorto proprio a Lucca. Certo, qui c’è un humus sociale propizio, ci sono state e ci sono esperienze importanti, c’è la cultura, il senso di fraternità, la predisposizione dei lucchesi. Ma c’è molto della visione di Maria Eletta Martini nella sua forte determinazione di fare di Lucca la capitale italiana del volontariato. Una visione policentrica della società e della politica, refrattaria a una verticalizzazione del potere che sottovaluti i corpi sociali come elemento generativo e, insieme, equilibratore della stessa democrazia.

C’è – e questo è il disegno della nostra Costituzione -una trama di relazioni umane che preesiste alle istituzioni, e verso le quali le istituzioni devono avere rispetto per comprenderle, interpretarle e tutelarne la libertà. La coscienza del limite è un elemento che rende la democrazia più solida, non più debole.

È questa una delle convinzioni più radicate nella mente e nel cuore di Maria Eletta Martini. Che scriveva: «Associazioni e volontariato sono realtà difficili da “gestire”, impossibili da imbrigliare, ma che fanno ricca e libera la vita democratica di un Paese. C’è in atto un tentativo subdolo che formalmente le valorizza, ma tenta di costringerle tra poteri forti, tra le istituzioni e il denaro. Mi auguro che soprattutto le associazioni sappiano conservare la loro identità e la loro libertà, perché esse sono un inciampo vero verso l’autoritarismo». Parole che richiamano alla responsabilità della politica come a quella personale di ciascuno di noi.

Maria Eletta diceva che occorre sempre dare il proprio contributo morale e materiale alla “vita degli altri”. Diffidava di un potere distaccato e contrapposto dal quale il cittadino isolato, chiuso nell’interesse individuale, dovesse guardarsi. L’idea di democrazia per lei era intimamente connessa con quella di una società inclusiva.

Maria Eletta Martini le sue responsabilità se le è prese tutte. Senza ostentazione, ma con grande determinazione. È stata una delle donne che ha influito di più in passaggi decisivi della nostra vita democratica. Una donna capace di una leadership salda nella sua mitezza.

Anche grazie alla porta aperta – con fatica, coerenza, sacrificio – da madri della Repubblica come Maria Eletta Martini, Nilde Iotti, Tina Anselmi, Lina Merlin, oggi la parità di genere è una realtà che ci arricchisce e da cui è impossibile prescindere.

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Maria Eletta è stata relatrice, alla Camera, del nuovo diritto di famiglia, che ha rappresentato un’autentica svolta culturale e civile, superando retaggi che comprimevano ancora dignità e libertà personali e adeguando finalmente il nostro ordinamento al principio di eguaglianza affermato dalla Costituzione, anche per quanto riguarda i figli, indipendentemente dalla nascita nell’ambito o extra matrimonio. La famiglia diventava davvero una comunità. Con questa riforma il principio di eguaglianza è entrata nei rapporti familiari, attribuendo alle donne un ruolo pienamente paritario nella gestione delle scelte che ispirano la famiglia, intesa come spazio incomprimibile di amore e di affetti, fondativo di una società solidale.

L’eguaglianza tra uomo e donna è divenuta da allora il criterio che guida la responsabilità dei genitori verso i figli e, in generale, la responsabilità dei coniugi nella conduzione della vita in comune, ponendo le basi per un pieno riconoscimento della figura femminile nella società.

Dalla piena affermazione dei diritti inviolabili di ogni persona è scaturito anche il riconoscimento dei diritti dei bambini e dei minori, che devono essere destinatari di tutele e opportunità quali che siano le vicende che investono il nucleo familiare.

Fu un grande risultato per il nostro Paese, conseguito con una larghissima convergenza un anno soltanto dopo il referendum sul divorzio, che si era concluso con un risultato inequivocabile ma che aveva fortemente diviso il Paese tra i sostenitori del No e quelli del Sì.

Ebbene, un anno dopo quella contrapposizione, il Parlamento riuscì a comporre – proprio sul diritto di famiglia – un quadro avanzato, armonico e ampiamente unitario. E Maria Eletta Martini si trovò alla guida di questo processo, in cui si fu capaci di mettere da parte contrapposizione ideologiche e puntare, invece, sui valori della persona, la coerenza del diritto, la sintesi migliore tra i diversi punti di vista.

Diceva Maria Eletta Martini, da cattolica-democratica tenace e convinta qual era, che «il colloquio, per difficile che sia, va fatto con l’umiltà di cercare il fondo di verità che c’è in ogni opinione».

È stata una donna forte. Che ha continuato a battersi – con i suoi modi gentili e con la sua caparbia coerenza – per la legge sulle adozioni, per i consultori familiari, per l’attuazione del diritto alla salute, per tutelare l’obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio. Da presidente della commissione sanità della Camera ha condotto in porto la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale. Si può dire che alcuni dei principali capisaldi del welfare italiano, del nostro Stato sociale, rechino la sua impronta e talvolta siano proprio figli della sua azione politica e del suo coinvolgente metodo di lavoro.

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Una donna forte che, tuttavia, tesseva l’elogio della prudenza in politica. Tra le virtù morali – ha scritto – è proprio la prudenza la più preziosa. «La prudenza – sono sue parole – non è grettezza di spirito, calcolo subdolo o interessato. È collegarsi alla dimensione comunitaria. La prudenza insegna a valutare, decidere, scegliere il proprio ruolo di fronte ai problemi sociali, che solo collegialmente possono essere risolti nella loro complessità». La prudenza, spiegava, è prossima alla giustizia e bisogna intenderla sempre di più nella sua dimensione sociale. Una prudenza trasformata in sapienza.

Da credente viveva la fede in modo esigente, come testimonia il titolo del suo ultimo libro, “Anche in politica cristiani esigenti”. Esigenti anzitutto con se stessi, prima ancora di giudicare gli altri. «Non c’è politica vera senza etica», ripeteva. E per etica intendeva la rettitudine dell’agire, nelle grandi scelte come nel vivere quotidiano. Quando si è trovata a contrastare la corruzione, non ha mai esitato un attimo: lo ha fatto con la forza che derivava dalla propria coscienza, ma anche in nome della democrazia, che va difesa con i comportamenti oltre che con le leggi.

Nel pieno della crisi istituzionale degli anni Novanta del secolo scorso, dava vita, con “Carta 93” ad un laboratorio per orientare il mutamento in corso, per recuperare la dignità della politica. Viveva l’elemento distintivo della credente – nel periodo di massima espansione del suo partito – non come una condizione di privilegio, ma come un dovere in più. «Non possiamo vantare – ha scritto – nulla di specifico rispetto agli altri uomini di buona volontà, se non ciò che deriva dalla nostra intelligenza, dalla nostra preparazione, dalla nostra resistenza, dal rigore, dalla dedizione, dalla coerenza di cui siamo capaci».

È questa la buona politica di Maria Eletta Martini. La politica come ideale e programma concreto al tempo stesso. Come dialogo per costruire insieme. Come intelligenza per trovare i tempi e i modi giusti per coinvolgere e includere.

È molto bello ricordarla qui a Lucca e riconoscere nella sua testimonianza un insegnamento che vale molto anche per l’oggi e che possiamo trasmettere ai più giovani.

 

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