accadde…oggi: nel 1925 nasce Margaret Thatcher, di Sabrina Pessina

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Margaret Thatcher (Grantham, 13 ottobre 1925 – Londra, 8 aprile 2013), ovvero la Lady di Ferro, è passata alla storia come Primo Ministro britannico nell’arco temporale dal 1979 al 1990, prima donna a ricoprire il ruolo, per tre mandati consecutivi, dopo essere stata inizialmente leader del partito conservatore britannico dal 1975. La Iron Lady fu costretta a lasciare definitivamente lo scenario della politica inglese, colpita da ripetuti e prolungati problemi di salute, sfociati in una sofferta demenza senile.

Senza ombra di dubbio Margaret Thatcher ha aperto un capitolo nuovo e tutto suo nel Paese, muovendosi come una dei principali esponenti del liberismo che caratterizzarono la realtà degli anni Ottanta inglesi. Quel particolare periodo nazionale è stato battezzato appunto come Era thatcheriana, e il termine thatcherismo etichetta il suo operato e la sua visione politica liberista e della privatizzazione. L’appellativo con cui la ricordiamo, Iron Lady o Lady di Ferro, rimanda alla sua personalità e alla sua influenza, al suo carattere che sapeva indirizzare con fermezza in questioni pubbliche, così come nelle questioni politiche ed economiche. Rimase sempre inflessibile, nelle sue idee e convinzioni, pronta a sopportare l’astio degli inglesi, come avvenne ripetutamente quando le recriminarono il suo euroscetticismo. Autorità e determinazione sono state sue caratteristiche che attirarono su di lei lodi e critiche.

Una delle principali motivazioni di protesta contro la sua politica iniziò immediatamente nel periodo del suo primo mandato, momento in cui realizzò interventi che colpirono il settore dell’industria manifatturiera. Tale mossa provocò un aumento della disoccupazione di ben quattro volte, nonostante un giovamento in crescita economica dettato dalla preferenza, e imposizione, della tassazione indiretta a quella diretta. Seguirono polemiche per la nota poll tax, un’imposta a tappeto che trovò il dissenso delle classi inferiori, e la privatizzazione del sistema sanitario nazionale.

Apprezzamento o odio, la sua figura non ammetteva né permetteva vie di mezzo. Questo o bianco o nero si palesò all’attenzione di tutti anche nelle dure posizioni legate all’intervento contro un gruppo di appartenenti all’Ira. Questi attivisti, nel 1981, per farsi riconoscere lo stato di prigionieri politici che era stato loro negato, iniziarono uno sciopero della fame. Alcuni morirono, compreso Bobby Sands, ma la Lady di Ferro non si arrese né cedette.

La storia inglese riconosce comunque alla Iron Lady, però, la solidità in periodi di crisi. Ne è un noto esempio la sua presa di comando, e gestione della delicata situazione, quando un attacco terroristico arabo colpì l’ambasciata iraniana a Londra: neanche i conseguenti ricatti per ottenere il rilascio dei detenuti in Iran e minacce di strage immediata fecero barcollare la stabilità di Margaret Thatcher.

Molti sono i tributi e i riferimenti alla donna di ferro in campo culturale, sia musicale sia cinematografico (del 2011 è il film che vi si ispira, The Iron Lady, diretto da Phyllida Lloyd, con Meryl Streep nel ruolo principale), ma, oltre a questo ampio ventaglio, nel ricordare la donna di ferro, tutti riportano la mente alle sue lacrime tra le parole di saluto in conclusione di quella Era thatcheriana, un ossimorico gesto che ha, solamente alla fine, sciolto la durezza con cui si è sempre mostrata in pubblico. Un finale che è passato alla storia con lei.

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