accadde…oggi: nel 1894 nasce Enrica Malcovati, di Claudia Montuschi

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Nacque a Pavia il 21 ott. 1894, da Angelo e da Maria Lardera. A Pavia frequentò il liceo-ginnasio Ugo Foscolo e, nel 1913, si iscrisse alla facoltà di lettere classiche dell’Università, dove si laureò il 2 luglio 1917 con il latinista C. Pascal, discutendo la tesi “I frammenti dell’attività letteraria dell’imperatore Augusto”.

Accanto a Pascal, fondatore della rivista Athenaeum (1913) e del Corpus Scriptorum Latinorum Paravianum (1916), che la M. considerava “maestro impareggiabile” (Athenaeum, XLVII [1959], p. V), un’altra figura importante fu P. Fraccaro, docente di storia antica, fautore di un metodo basato sul contatto diretto con le fonti, che ebbe un ruolo determinante nella formazione della Malcovati.

Inizialmente, la M. insegnò nella scuola superiore, dapprima a Biella (Florilegio critico(, p. 8) poi, vincitrice nel 1922 del concorso di lettere classiche, per un anno al liceo di Molfetta e, dal 1923 al 1940, a Pavia, presso lo stesso liceo ove si era formata. Nel 1926, quando Pascal morì, giovanissima ereditò da lui la proprietà di Athenaeum, per cui volle come direttore responsabile Fraccaro, riservandosi il ruolo di segretaria di redazione fino al 1958, quando ne assunse la condirezione.

Fraccaro e la M. determinarono un cambiamento sensibile nell’impostazione della rivista, che da quegli anni si aprì alla collaborazione straniera e limitò l’ambito tematico e cronologico all’antichità classica, mantenendo però ampio il ventaglio delle discipline antichistiche. Dopo la morte di Fraccaro la M. assunse la direzione della rivista, prima da sola (1960-63), poi, fino al 1989, con G. Tibiletti, E. Gabba e D. Magnino, che si succedettero nella condirezione.

Nel 1930 conseguì la libera docenza in letteratura latina e nel 1934 fu insignita del premio ministeriale conferito dall’Accademia nazionale dei Lincei per le scienze filologiche. Nel 1940, ternata nel concorso a cattedra di letteratura latina, la M. fu chiamata all’Università di Cagliari; dal 1943 passò all’Università di Pavia (con trasferimento effettivo dal 1( dic. 1946) sulla cattedra di letteratura greca e poi, dal 1950, su quella di letteratura latina. Dal 1950-51 al 1958-59 ebbe anche l’incarico di filologia greca e latina.

Nel 1954, quando fu inaugurato, per impulso di Fraccaro (cfr. E. Malcovati, P. Fraccaro, in Athenaeum, XLVII [1959], p. VII), allora rettore dell’Università, il collegio universitario laico femminile Castiglioni Brugnatelli – come tale il primo di Pavia e tra i primi in Italia -, la M. accettò l’incarico di rettrice.

In questo ruolo, che ricoprì fino al termine dell’attività accademica, la M. ebbe modo di contribuire concretamente alla formazione culturale femminile, tema a lei molto caro e che fu spesso oggetto dei suoi studi, affiancando alla funzione direttiva quella di animatrice di eventi culturali e di costante referente delle allieve, che seguiva anche dopo la laurea (cfr. Tenconi).

Nel 1957 fu eletta preside della facoltà di lettere e filosofia e confermata per i trienni successivi fino al 1969, anno in cui andò in pensione (era fuori ruolo dal 1964) per raggiunti limiti di età; il 27 febbr. 1979 fu nominata professore emerito.

Fu prevalentemente latinista ma, possedendo una visione unitaria della filologia, non trascurò il greco; si interessò soprattutto alla storiografia e all’oratoria, alla poesia, a questioni di lingua, in particolare alla discussione sul latino come “lingua vivente”. Il pensionamento non arrestò né rallentò l’intensa e costante attività di ricerca e di studio.

La M. aveva inaugurato la produzione scientifica l’anno stesso della laurea (Le idee degli antichi sull’umanità primitiva, in Rend. dell’Istituto lombardo di scienze e lettere, L [1917], pp. 465-476, cui seguirono De Caesaris Augusti poematis, in Athenaeum, VII [1919], pp. 47-65 e De litterarum fragmentis Corneliae, Gracchorum matri, attributis, ibid., VIII [1920], pp. 92-104). Ma il suo primo lavoro importante fu l’edizione critica dei frammenti di Augusto (Imperatoris Caesaris Augusti operum fragmenta), pubblicata nel 1921, per il Corpus Paravianum di Torino.

Alla prima edizione ne seguirono altre quattro (1928, 1948, 1962 e 1969), secondo una modalità tipica della M. che, oltre a pubblicare nuove edizioni della stessa opera, amava tornare sulle questioni già affrontate. Le edizioni dei frammenti augustei furono progressivamente accresciute dai ritrovamenti di documenti. L’ultima (che però non fa seguito a un rinvenimento) presenta in appendice nuove testimonianze relative agli editti, nonché dicta e apophtegmata sfuggiti alle indagini precedenti. Gli ampi prolegomena rivelano un’attenzione particolare all’ambiente culturale e alla formazione di Augusto, che la M. avrebbe ulteriormente sviluppato in molti suoi lavori.

Tale edizione fu solo la prima di una nutrita serie. Nel 1930, sempre per il Corpus Paravianum, la M. pubblicò la sua opera più importante, l’edizione degli Oratorum Romanorum fragmenta, che raccoglie i frammenti degli oratori di età repubblicana, ordinati cronologicamente da Appio Claudio Cieco a Marco Valerio Messalla Corvino, soppiantando le precedenti edizioni di H. Meyer (Zurigo 1842) e di G. Cortese (Torino 1892), tuttora edizione di riferimento.

I vari testi sono corredati di testimonia e note critiche, e per ciascun oratore è data un’introduzione biografica. Seguirono l’edizione del 1955, rinnovata e ampliata, e poi quelle del 1967 e del 1976, con correzioni e integrazioni; nel 1979 fu aggiunto un volume con l’Index verborum a cura del Seminario di filologia classica dell’Università di Graz diretto da K. Vretska, utile strumento per la storia dell’antichità e del diritto romano.

La M. curò poi le edizioni: di Cornelio Nepote (Cornelii Nepotis quae exstant), del 1934 (poi, 1945 e 1964), anch’essa per il Corpus Paravianum; delle Res gestae di Augusto (Roma 1936 e 1938, con traduzione e commento), cui dedicò tra l’altro anche un innovativo studio sul numerus, ovvero sulle clausole ritmiche del testo (in Athenaeum, XXIV [1936], pp. 67-77); di Floro per l’Accademia nazionale dei Lincei (L. Annaei Flori quae exstant, Romae 1938 e 1972), edizione innovativa, per cui collazionò manoscritti non utilizzati precedentemente; di Sallustio (De coniuratione Catilinae, e Bellum Iugurthinum) per le scuole (rispettivamente Torino 1940 e 1941, poi entrambe 1971); del Panegyricus Traiano Imperatore di Plinio il Giovane (Firenze 1949 e 1952 con commento); del Brutus di Cicerone (Lipsia 1965 e 1970, poi Milano 1981). Studiò anche i breviaristi del IV secolo (si vedano gli Annali dell’Università di Cagliari, XII [1942], pp. 23-42).

Sono proprio le edizioni critiche – soprattutto delle Res gestae di Augusto, di Floro e degli oratori romani – ad avere stabilito la fama internazionale della M. (cfr. la motivazione per cui la M. fu accolta nel 1967 nell’Accademia nazionale dei Lincei: Mariotti, p. 11). Nella costituzione del testo adottava un metodo rigoroso e caratterizzato dalla cautela; rispettosa dell’usus scribendi (che la portava a difendere strenuamente versi che altri avrebbero volentieri espunto: cfr. per es. ciò che sosteneva nel 1951 a proposito dei primi versi della Pharsalia di Lucano, poi in Florilegio critico(, p. 31 e passim) e piuttosto conservativa, restia all’emendatio, nei luoghi corrotti preferiva le cruces alle correzioni audaci (cfr. Ancora sulla tradizione del Brutus, ibid., p. 73), senza però rinunciarvi a priori (Per una nuova edizione del Brutus, ibid., pp. 83 s.). Le sue edizioni critiche sono spesso accompagnate e “ripensate” in una serie di contributi, in cui, con uno stile asciutto ed efficace, passa con disinvoltura da osservazioni tecniche filologiche a ritratti dettagliati di ambienti e personaggi, fornendo così al lettore una visione completa dell’opera.

Al lavoro per l’edizione dei testi affiancò spesso lo studio del milieu culturale degli autori. È il caso, per esempio, del saggio Cultura e letteratura nella “Domus Augusta” (estr. da Annali della Facoltà di lettere, filosofia e magistero della R. Università di Cagliari, XI [1941], pp. 1-131), che propone un ritratto della famiglia di Augusto e dei suoi successori, in cui si intrecciano aspetti psicologici dei personaggi, vicende biografiche, produzione letteraria, strategia politica; un intero capitolo è dedicato alle donne della famiglia Giulio-Claudia.

L’attenzione alle figure femminili fu un Leitmotiv nell’attività scientifica della M., che dedicò loro studi specifici, con particolare attenzione al ruolo culturale e storico.

Si vedano al riguardo i saggi Clodia, Fulvia, Marzia, Terenzia (Roma 1944), e Donne ispiratrici di poeti nell’antica Roma (ibid. 1945), due fascicoli apparsi nei “Quaderni di studi romani. Donne di Roma antica” che, se hanno il pregio dell’originalità della prospettiva, peccano però talvolta di un’eccessiva tendenza al “romanzesco” a discapito del dato storico (l’intera raccolta non sfuggì alla severa critica di P. Grimal, in Revue des études anciennes, L [1948], pp. 177-179).

La M. estese lo studio del ruolo femminile, nella letteratura e nella cultura in genere, anche ad altre epoche storiche, passando dall’antichità (oltre agli studi citati, v. anche La fortuna di Saffo nella letteratura latina, in Athenaeum LIV [1966], pp. 3-31) al Seicento, con la filologa Anna Le Fèvre (Madame Dacier, una gentildonna filologa del gran secolo, Firenze 1952, e in Athenaeum, LXV [1977], pp. 415-417), nella quale si era imbattuta per una sua edizione di Floro (1674), fino alla contessa Diodata Saluzzo Roero di Revello, attiva all’inizio dell’Ottocento, poetessa e unica donna ascritta all’Accademia delle scienze di Torino, di cui pubblicò lettere inedite (in Rend. dell’Istituto lombardo di scienze e lettere, XCI [1957], pp. 855-892), “suggestivo documento di storia e di umanità” (ibid., p. 858). Inoltre, fornì un’indagine accurata e puntuale del ruolo e della presenza femminile nel mondo delle Accademie in Le donne nelle Accademie. Atti del I Convegno nazionale delle Accademie di scienze e lettere(, Milano-Venezia 1954, pp. 101-116.

Oltre a vari contributi sugli autori di cui pubblicò i testi, scrisse anche su Ennio, Lucano, Giovenale, Virgilio e Orazio; da ricordare sono l’antologia oraziana edita per la Sansoni (Firenze 1942, 1957 e 1970) e il saggio su Cicerone e la poesia (Pavia 1943), in cui esamina la concezione poetica ciceroniana e considera i passi di poeti greci e latini citati da Cicerone, nonché i suoi frammenti, colmando così una vistosa lacuna.

Alla questione del latino come lingua universale la M. dedicò diversi studi, pubblicati tra il 1929 e il 1964, e molto del suo tempo, partecipando anche a vari convegni “pour le latin vivant” (Avignone 1956; Lione 1959; Strasburgo 1963).

Dai primi lavori (per es. Il latino come lingua universale, estr. da Annuario del R. Liceo “Ugo Foscolo” di Pavia, 1927-28, pp. 3-21) agli ultimi, la M. passa da una posizione intransigente, in favore del latino come lingua universale (per cui aveva preso le distanze anche dal Pasquali: cfr. Atene e Roma, s. 4, II [1952], pp. 9-11), al riconoscimento che questa possa essere una “nobile, generosa, splendida utopia” (in Rend. dell’Istituto lombardo di scienze e lettere, XCIII [1959], p. 139).

Agli autori greci dedicò soprattutto gli anni dell’insegnamento universitario di letteratura greca: del 1947 sono le edizioni dell’epillio Ero e Leandro di Museo (Milano), molto curata, sebbene meno innovativa delle altre, e dell’orazione di Licurgo Contro Leocrate (Torino; poi 1956 e 1971; Roma 1966 con traduzione e frammenti, e, da ultimo, 1977, per la UTET). Si occupò delle traduzioni greche di Eutropio (in Rend. dell’Istituto lombardo di scienze e lettere, LXXVII [1943-44], pp. 273-404) e, più tardi, della letteratura greca di particolare interesse romano (in Guida allo studio della civiltà romana antica, Pavia 1976, pp. 1-24).

Coltivò infine un’intensa attività di recensore (circa duecentotrenta recensioni pubblicate soprattutto in Athenaeum, ma non solo, fra il 1924 e il 1982, e in crescendo negli ultimi anni) che costituì spesso l’occasione per analizzare e proporre alla discussione critica le proprie scelte testuali (per es. in Athenaeum, LV [1977], pp. 418 s., a proposito di Cornelio Nepote).

La M. morì a Pavia il 4 genn. 1990.

Nel 1965 fu proclamata dottore honoris causa dell’Università di Vienna; fu membro della Società polacca di filologia e “membro de honor” della Sociedad universitaria de estudios griegos y latinos di Buenos Aires. Tanti i riconoscimenti italiani: fu, tra l’altro, membro effettivo dell’Istituto lombardo di scienze e lettere (dal 1955) e segretario per la classe di scienze morali (dal 1962); socio nazionale dell’Accademia dei Lincei (1977).

Una scelta dei suoi lavori, pubblicati tra il 1920 e il 1980, sono stati riuniti in E. Malcovati, Florilegio critico di filologia e storia, Como 1990.

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