accadde…oggi: nel 1711 nasce Laura Bassi, di Marta Cavazza

http://www.treccani.it/enciclopedia/laura-bassi_%28Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Scienze%29/

http://www.donnenellascienza.it/protagoniste-di-ieri/laura-bassi-veratti/per-saperne-di-piu/curiosita.html

Laura Maria Caterina Bassi occupa uno spazio unico nella storia della scienza e dell’educazione nel mondo occidentale: fu la prima donna a ottenere, nel 1732, dall’Università di Bologna, una laurea in filosofia e una cattedra onoraria, ma stipendiata, di ‘philosophia universa’, cioè di filosofia naturale. Laura Bassi riuscì a costruire una vera e propria carriera di docente, superando i limiti inizialmente posti al suo insegnamento dal Senato bolognese. Con le sue ricerche, svolte nell’ambito dell’Accademia e dell’Istituto delle scienze, guadagnò fama di esperta conoscitrice della fisica newtoniana e di sagace sperimentatrice nei campi della dinamica dei fluidi, dell’ottica e dell’elettricità.

La vita

Laura Maria Caterina Bassi nacque a Bologna il 29 ottobre 1711, figlia unica di Giuseppe, un avvocato originario di Scandiano, nel ducato di Modena e Reggio, che aveva da poco acquisito la cittadinanza bolognese, e di Rosa Maria Cesari. La sua intelligenza non comune e il suo grande desiderio di apprendere furono precocemente notati da un parente sacerdote, don Lorenzo Stegani, che le insegnò grammatica italiana, latina e francese. La sua educazione sarà completata dal medico di famiglia Gaetano Tacconi (1689-1782), lettore di anatomia all’università, che ottenne dai genitori dell’adolescente Laura il permesso di insegnarle in segreto le stesse materie (logica, metafisica, filosofia naturale ed elementi di greco) che i suoi coetanei maschi studiavano nei collegi e all’università. L’addestrò anche nelle tecniche della disputazione scolastica, la cui padronanza le sarà in seguito di grande utilità. Quando la ritenne pronta, la fece esaminare da alcuni colleghi e personalità cittadine, tra cui il cardinale Prospero Lambertini, che nel 1731 era diventato arcivescovo di Bologna. Fu soprattutto per impulso di quest’ultimo che il Senato cittadino prese la decisione di riconoscere ufficialmente le capacità e la preparazione della giovane, che già era stata accolta come socia onoraria nell’Accademia delle scienze dell’Istituto (20 marzo 1732).

Nei mesi seguenti Bassi sostenne con successo la difesa pubblica di tesi di filosofia (17 aprile), fu proclamata dottore in filosofia e membro onorario del Collegio dei dottori di filosofia (12 maggio); discusse tesi di filosofia naturale sull’acqua per ottenere una lettura universitaria (27 giugno). Infine, ottenne dal Senato una lettura onoraria di Philosophia universa, con l’assegnazione di uno stipendio annuale di 500 lire bolognesi, e il 17 dicembre tenne la sua prima lezione nell’Archiginnasio sul tema anticartesiano della «modestia» in filosofia. Ben a ragione il 1732 è stato chiamato l’annus mirabilis di Laura Bassi (Ceranski 1996, p. 45).

Le autorità bolognesi diedero agli eventi ricordati la maggiore solennità possibile. Furono pubblicate ben tre raccolte di poesie, in italiano, in latino e in dialetto bolognese, fu coniata una medaglia in suo onore e furono dedicate ai tre principali momenti (la discussione delle tesi, il conferimento della laurea e la lezione nell’Archiginnasio) tre insignia, miniature su pergamena che, secondo una secolare tradizione, illustravano il fatto principale accaduto a Bologna ogni bimestre. Questi avvenimenti ebbero grande risonanza in Europa, soprattutto negli Stati tedeschi. Una donna laureata e in cattedra era una notizia inaudita che suscitava curiosità ed emulazione. Gli «Acta eruditorum» di Lipsia, tra i più autorevoli giornali letterari del tempo, dedicarono già nel numero di luglio 1732 un ampio resoconto alla vicenda.

Dopo il 1732, la giovane dottoressa s’impegnò ad approfondire e aggiornare la sua preparazione, sotto la guida di nuovi insegnanti. In particolare, con Iacopo Bartolomeo Beccari (1682-1766), professore di fisica sperimentale nell’Istituto delle scienze, intraprese lo studio delle opere di Isaac Newton, mentre dal matematico Gabriele Manfredi (1681-1761), pioniere del calcolo differenziale in Italia, apprese le tecniche dell’analisi matematica. Nel 1738, suscitando le critiche di molti concittadini, convinti dell’incompatibilità, per una donna, di studio e matrimonio, sposò Giuseppe Veratti (o Verati, 1707-1793), un medico che condivideva con lei un forte interesse per la filosofia naturale newtoniana. Nel 1737 egli ottenne, infatti, la lettura di fisica particolare, appena istituita nello Studio bolognese. Dagli elenchi dei battezzati della diocesi risulta che la coppia ebbe otto figli, tre dei quali morti in tenera età. Tra gli altri, un’unica femmina, Caterina, di cui si sa che entrò in convento e morì ancora giovane, e quattro maschi, Giacomo, Giovanni, Paolo e Ciro. L’unico a seguire le orme dei genitori fu Paolo (1753-1831), che percorrerà una tormentata carriera di docente di fisica.

Nel 1745 Laura Bassi entrò a far parte, sia pure come soprannumeraria, della classe degli accademici benedettini, appena istituita da papa Lambertini allo scopo di incrementare la produttività dell’Accademia delle scienze. I benedettini ricevevano una pensione annuale di 100 lire, condizionata alla loro assidua presenza alle sedute accademiche e alla presentazione di almeno una dissertazione originale ogni anno. Il nuovo status permise a Bassi di diventare parte attiva della comunità scientifica bolognese. Abbiamo i titoli di una trentina di memorie da lei lette nelle sedute accademiche su temi che spaziano dalla dinamica dei fluidi alla fisica elettrica e alla chimica dei gas. Solo quattro, pubblicate nei De Bononiensi scientiarum et artium Instituto atque Academia commentarii (1731-1791), sono giunte fino a noi.

Tutte queste, e presumibilmente anche quelle perdute, erano fondate su esperimenti realizzati o nelle camere di fisica dell’Istituto delle scienze, oppure, più frequentemente, nel laboratorio allestito nella casa coniugale. Le macchine e i materiali che lo componevano servivano, oltre che alle ricerche empiriche, anche alla realizzazione dei corsi domestici di fisica sperimentale tenuti da Bassi per quasi trent’anni, dal 1749 alla morte. Erano frequentati soprattutto dagli studenti di filosofia e medicina dell’università, e il Senato, riconoscendo l’utilità pubblica delle sue lezioni, le concesse a più riprese considerevoli aumenti di stipendio. In questo modo, il problema delle lezioni pubbliche quotidiane della lettrice Bassi, che il Senato nel 1732 aveva vietato causa sexus, era di fatto risolto con un compromesso, sfruttando una diffusa prassi dello Studio bolognese, per cui le lezioni e i corsi domestici dei professori erano almeno in parte sostitutivi di quelli tenuti nell’Archiginnasio.

Tra i suoi primi allievi, non va dimenticato Lazzaro Spallanzani, suo lontano parente, che grazie alla sua influenza decise di abbandonare gli studi giuridici per dedicarsi prima alla fisica e, più tardi, alla storia naturale. Spallanzani rimase in rapporti di corrispondenza e collaborazione con la sua «venerata maestra» e dopo la sua morte scrisse che tutto il suo sapere lo doveva «in origine ai savj insegnamenti di Lei» (cit. in Cavazza 1999, pp. 185-86).

La casa-laboratorio della coppia Bassi-Veratti non era solo uno spazio per la ricerca e l’insegnamento. In piena sintonia con le forme illuministiche di sociabilità che si stavano diffondendo nella penisola, era anche un luogo di incontri, di conversazioni erudite e di scambi scientifici, frequentato, oltre che da accademici e studenti, da viaggiatori italiani e stranieri, costruttori di strumenti, letterati e artisti. La vasta rete di relazioni intrattenuta da Bassi e, di riflesso, da Veratti, è ricostruibile attraverso la sua corrispondenza che comprende interlocutori come l’abate Jean-Antoine Nollet (1700-1770), Spallanzani, Leopoldo Marcantonio Caldani (1725-1813), Felice Fontana, Giambattista Beccaria (1716-1781), Alessandro Volta.

L’autorevolezza conquistata dalla studiosa nell’ambito della comunità scientifica non solo italiana le fu alla fine riconosciuta dal Senato bolognese che nel 1776 le assegnò il posto di professore di fisica sperimentale nell’Istituto delle scienze.

Due anni dopo, la mattina del 20 febbraio 1778, Laura Bassi morì improvvisamente, per un «attacco di petto», dopo aver partecipato, la sera precedente, a una seduta dell’Accademia delle scienze (G. Fantuzzi, Notizie degli scrittori bolognesi, 1° vol., 1781, p. 389). Fu onorata con solenni esequie e seppellita, rivestita con le insegne dottorali, nella chiesa del Corpus Domini, la stessa che accoglierà non molti anni dopo le spoglie del marito, di Luigi Galvani e della moglie di questi, Lucia Galeazzi.

Sperimentazione e didattica

In Elettricismo atmosferico (1758), descrivendo un esperimento ideato da Bassi per dimostrare l’«universal diffusione dell’elettrico vapore», Beccaria, al tempo il più importante studioso italiano dei fenomeni elettrici, si riferisce a lei come alla «valorosa Donna Laura, cui invero non dispiacciono le buone ragioni, ma le sperienze non finiscono mai di piacere» (pp. 29-30). La passione per gli esperimenti, unita a un’attenzione alle teorie non scontata tra i contemporanei fautori della «filosofia sperimentale», era una caratteristica oltre che della Bassi ricercatrice anche della Bassi docente di fisica, come appare evidente dalla rievocazione delle sue lezioni da parte di Ignazio Odoardi, un suo ex allievo:

Voi l’avreste veduta circondata da una numerosa corona di scolari che pendevano dalle sue labbra, dare in prima de’ stabiliti sperimenti la teoria, ma la più esatta, la più ricolma di fisiche erudizioni, la più giudiziosa, e darla con una ordinaria chiarezza, ed insieme con una eleganza e pregiatezza di lingua che dubbiosi lasciava gli ascoltanti, se d’improvviso parlasse, come pur facea, o se meditato lungamente e disteso avesse quanto Ella pronunciava. Quindi dalla teoria passare agli esperimenti, e quivi oprar tutto con la più scrupolosa esattezza, notare le minime differenze, rilevare quelle circostanze che più dimostrano la verità del Fenomeno, formarvi sopra de’ raziocinj degni di quella gran mente, tirarne le più giuste conseguenze (cit. in Cavazza, Il laboratorio di casa Bassi Veratti, in Laura Bassi, 2012, p. 113).

La scena descritta in queste righe avveniva nel gabinetto di fisica che Bassi e Veratti avevano allestito nella loro casa alla fine degli anni Quaranta. Gli strumenti servivano anche per le terapie elettriche che Veratti infliggeva ai pazienti. L’elenco completo delle macchine e dei materiali presenti nel laboratorio è noto grazie alla pubblicazione di un inventario compilato nel 1820, al momento della sua vendita a un aristocratico bolognese da parte del figlio Paolo (Cavazza 1995, pp. 741-53). La collezione Bassi-Veratti è stata considerata «un esempio di quella che era la cultura materiale delle scienze fisiche in pieno Illuminismo», in quanto

la maggior parte degli strumenti era destinata a questa o a quella branca della cosiddetta physica particularis, le scienze che si occupavano delle specifiche proprietà della materia, quali il magnetismo, la pneumatica, la meteorologia, la calorimetria, i fenomeni luminosi, l’elettricità, e, infine, la chimica (J. Golinski, Esperimenti, strumenti e luoghi di lavoro, in Storia della scienza, Istituto della Enciclopedia Italiana, 6° vol., L’Età dei lumi, 2002, p. 58).

Nel corso del Settecento, questo genere di studi si sviluppò in stretto collegamento con la diffusione del programma di ricerca lasciato in eredità da Newton.

La prima dissertazione di Laura Bassi pubblicata nei De Bononiensi scientiarum et artium Instituto atque Academia commentarii dell’Accademia delle scienze (t. 2, I parte, 1745, pp. 347-53) si occupa tuttavia di un tema indipendente dall’ispirazione newtoniana e più tradizionale. La ricerca, intitolata De aeris compressione, mette infatti in discussione, anticipando i risultati di future sperimentazioni, la validità generale della cosiddetta legge di Boyle-Mariotte sul rapporto inversamente proporzionale tra pressione e volume dei gas e dimostra che tale rapporto non è valido per una massa d’aria umida, cioè mista a vapore acqueo. Nei lavori degli anni successivi, invece, Bassi trae evidentemente ispirazione dalle queries con cui si chiude l’Opticks (1704) di Newton, domande sull’analogia tra le forze agenti in fenomeni come l’elettricità, il magnetismo, i gas, la stessa luce, ancora poco conosciuti ma suscettibili di nuove spiegazioni unificanti nell’ambito di una visione non meccanicistica della natura, concepita come dominata da forze interne analoghe alla forza attrattiva che spiega i movimenti dei corpi terrestri e celesti.

Un esempio è la ricerca, presentata in Accademia nel 1747 ma riferita solo nell’ultimo volume dei Commentarii (t. 7, 1791, pp. 44-47), sulle bollicine d’aria che emergono dal fondo e dalle pareti di recipienti contenenti fluidi di varia natura, una volta tolta la pressione dell’aria esterna. Bassi descrive gli esperimenti che la portano a individuare la causa del fenomeno nell’attrazione esercitata dalle pareti e rileva un’analogia con l’attrazione esercitata dalle punte e dagli angoli nei fenomeni elettrici. Quest’ultimo collegamento si spiega anche con il fatto che da poco lei e il marito avevano acquistato una macchina elettrostatica e Veratti cominciava non solo a sperimentare gli effetti terapeutici delle scariche su alcune malattie ma anche a occuparsi, sulla scia di notizie di scoperte ed esperimenti provenienti dall’America e dalla Francia, dell’elettricità atmosferica, riconoscendone, con Benjamin Franklin (1706-1790) e Beccaria, l’identità con quella artificialmente prodotta. I due coniugi erano in stretto contatto con Beccaria e ne condividevano l’adesione alla spiegazione frankliniana della natura del «fluido» elettrico (Cavazza 2009, pp. 115-28).

Il rapporto con la scienza newtoniana

Negli anni Cinquanta la ricerca sperimentale di Laura Bassi si concentrò su settori che comprendevano meccanica razionale, dinamica dei fluidi, fisica elettrica, chimica dei gas. Bassi, Veratti e altri bolognesi furono tra coloro (matematici, astronomi, fisici) che in Italia e in Europa si avvicinarono all’opera di Newton «vista più come un repertorio di problemi aperti che come una dottrina chiusa» (Guicciardini, in Laura Bassi, 2012, p. 49). Non un approccio dogmatico quindi, ma disponibile ad altri influssi. Questo vale anche nel campo dell’analisi infinitesimale applicata a problemi di meccanica o di dinamica dei fluidi: nella memoria accademica De problemate quodam mechanico (De Bononiensi […] Academia commentarii, t. 4, 1757, pp. 74-79), Bassi, «pur utilizzando la terminologia newtoniana per le grandezze variabili, denotate come fluentes, fa ricorso nei suoi semplici calcoli alla notazione differenziale leibniziana» (Guicciardini, in Laura Bassi, 2012, p. 51). In un’altra dissertazione, De problemate quodam hydrometrico (De Bononiensi […] Academia commentarii, t. 4, 1757, pp. 61-73), affrontando un problema già discusso nell’edizione 1713 dei Philosophiae naturalis principia mathematica (1687) newtoniani, la studiosa tiene conto anche dei nuovi approcci all’idrodinamica proposti da scienziati come Daniel Bernoulli e Leonhard Euler, che si avvalevano di strumenti matematici non noti a Newton (Guicciardini, in Laura Bassi, 2012, p. 53).

Se è vero che la preparazione matematica aggiornata era uno degli aspetti che distingueva la formazione di Bassi dal background comune ai suoi colleghi medici e cultori di fisica dell’Istituto, è anche vero che fin dai primi anni dopo la laurea la dottoressa bolognese fu altresì considerata un’esperta di fisiologia della visione. Non era solo ammirata per l’abilità con cui sapeva eseguire gli esperimenti newtoniani sulla divisione e la ricomposizione della luce, ma era invitata, in qualità di esperta dell’anatomia dell’occhio, a partecipare come disputante all’anatomia pubblica annuale e a tenere lezioni all’università su argomenti anatomico-fisiologici. Inoltre partecipò attivamente ai dibattiti sulle concezioni anatomico-fisiologiche di Albrecht von Haller (1708-1777), particolarmente accesi negli anni Cinquanta e Sessanta a Bologna, dove i sostenitori della tesi halleriana della distinzione tra la vis irritabilis dei muscoli e la vis sensitiva dei nervi erano due giovani studiosi, Caldani e Fontana. Entrambi erano molto vicini a Bassi e Veratti ‒ il secondo era un loro allievo ‒, tanto che una parte degli esperimenti pro Haller, quelli che richiedevano stimolazioni elettriche di muscoli e nervi, si svolsero proprio nella casa-laboratorio dei due coniugi.

L’interesse di Bassi per dibattiti su questioni pertinenti alle scienze della vita si manifestò anche in altre occasioni, come la collaborazione con il suo ex allievo Spallanzani, che nel 1769 le chiese di ripetere, utilizzando un microscopio speciale da lui stesso inviato, alcuni esperimenti di controllo sull’eventuale ricrescita della testa amputata di lumache e sanguisughe, già da lui precedentemente eseguiti in vista di un’opera sulle ‘riproduzioni animali’ alla quale stava lavorando (Cavazza 1999, pp. 195-97).

Il fatto che l’autore del ritratto più famoso di Laura Bassi, il pittore bolognese Carlo Vandi, la rappresenti con le insegne dottorali e un grosso volume aperto su una pagina illustrata con disegni raffiguranti la struttura interna ed esterna dell’occhio, fa pensare che dai contemporanei la celebre dottoressa fosse vista anche, se non soprattutto, come una studiosa delle strutture e dei processi organici. Questi temi non erano d’altra parte in contraddizione con l’adesione alla filosofia naturale di Newton, anzi s’inquadravano perfettamente nella prospettiva newtoniana, così come le questioni che appassionavano i medici bolognesi impegnati a sperimentare gli effetti dell’elettricità, del magnetismo e delle nuove «arie», come l’anidride (aria fissa) carbonica e l’idrogeno (aria infiammabile). Lo studio di questi fluidi elastici «presuppone una concezione della materia come dotata di principi attivi», che i newtoniani bolognesi ispirantisi per le loro ricerche al programma suggerito dalle queries dell’Opticks, trovarono particolarmente fertile nel campo delle scienze della vita (Guicciardini, in Laura Bassi, 2012, p. 58). Bassi e Veratti furono tra i pionieri di questi indirizzi di ricerca che culmineranno nella scoperta dell’elettricità animale annunciata nel 1791 da Galvani, allievo diretto di Veratti e grande ammiratore di Laura Bassi.

Opere

Le opere di Laura Bassi consistono essenzialmente in dissertazioni presentate come accademica benedettina nelle sedute dell’Accademia delle scienze. In un Catalogo dei lavori dell’Antica Accademia raccolti sotto i singoli autori, compilato nell’Ottocento sulla base dei verbali dell’Accademia, sono elencati trentadue titoli di lavori presentati da Bassi tra il 1746 e il 1777, riportati in E. Melli, Laura Bassi Verati. Ridiscussioni e nuovi spunti, in Alma Mater Studiorum. La presenza femminile dal XVIII al XX secolo. Ricerche sul rapporto donne-cultura universitaria nell’Ateneo bolognese, Bologna 1988, p. 79.

Solo di quattro dissertazioni abbiamo il testo o resoconti nei Commentarii dell’Accademia delle scienze: De aëris compressione, De problemate quodam hydrometrico, De problemate quodam mechanicoDe immixto fluidis aëre, in De Bononiensi scientiarum et artium Instituto atque Academia commentarii, Bononiae 1731-1791, rispettiv. t. 2,  parte I, 1745, pp. 347-353; t. 4, 1757, pp. 61-73; t. 4, 1757, pp. 74-79; t. 7, 1791, pp. 44-47. Della memoria riferita nel tomo del 1791 è conservato nell’archivio dell’Accademia delle scienze un manoscritto intitolato De aere in fluidis contento, riprodotto in B. Ceranski, ‘Und Sie fürchte sich vor niemanden’. Die Physikerin Laura Bassi (1711-1778), Frankfurt-New York 1996, pp. 260-70.

Annunci