accadde…oggi: nel 1891 nasce Lilja Jur’evna Brik, di Paolo Di Stefano

https://www.corriere.it/cultura/11_luglio_27/di-stefano-majakovskij_a28cb8ee-b857-11e0-a142-4db684210d8b.shtml

Definirlo un «ménage à trois» sarebbe una semplificazione. Vladimir Majakovskij conosce Lili Brik a fine luglio 1915, quando legge per pochi intimi la tragedia in versi La nuvola in calzoni. Sono giovanissimi, il poeta ha 22 anni, la ballerina e attrice dai grandi occhi castani «scavati come fosse di due tombe» ha 23 anni ed è già sposata con il giurista e commerciante Osip Brik. Da quel primo incontro, dopo l’inattesa esibizione istrionica (e isterica) di Majakovskij, nasce un folgorante delirio amoroso che durerà per quindici anni e cambierà la vita dei tre protagonisti. Non un semplice innamoramento, scriverà Lili, ma «un’autentica aggressione». Una relazione che comprenderà fughe, conflitti, crisi, tradimenti, ritorni, testimoniati da una splendida corrispondenza (consegnata al volume L’amore è il cuore di tutte le cose, uscito in Italia da Neri Pozza). Un amore difficile, ma non ostacolato dal terzo incomodo tradito: Lili non vuole mentire al marito, anch’egli del resto abbagliato dal genio poetico e rivoluzionario di Majakovskij. Così, la giovane «femme fatale», il commerciante e il poeta trovano un equilibrio sentimentale e domestico, e diventano inseparabili: Osip il gatto, Lili la gattina, Vladimir il cucciolo. E nel ’21, alla donna che si trova in viaggio all’estero l’amante scriverà: «Mio dolce, caro e amato Lilenok, io sono lo stesso tuo cucciolo di sempre, vivo solo pensandoti, ti aspetto e ti adoro. Ogni mattina vado da Osja e gli dico: “Si sta male, fratello Gatto, senza Liska”, e Osja risponde: “Si sta male, fratello Cucciolo, senza la Micia”».

A quell’epoca sono già successe un sacco di cose: Osip ha cominciato a dedicarsi anima e corpo alla letteratura ed è diventato un mecenate e un editore, Vladimir è andato a vivere nell’appartamento del Gatto e della Micia, condividendo con quest’ultima la camera da letto. Quella casa già da tempo era un cenacolo in cui alle chiacchiere e alle letture si univano le carte da gioco, la passione di Majakovskij. Ma nel salotto dei Brik il poeta avrebbe fatto confluire molti dei suoi amici, destinati a segnare la storia della cultura (da Jakobson a Sklovskij, da Ejzenstejn a Pasternak): molti pendevano dalle labbra del suo talento focoso ormai completamente fagocitato dal nuovo amore, a cui avrebbe dedicato tutti i suoi libri a venire. L’estasi, ricambiata, per Lili si esprime poeticamente in iperboli di felicità e insieme di disperazione: «Sulla catena graffierò il nome di Lilja / e la catena bacerò nel buio della galera». Se si trasferiscono da Mosca a Pietroburgo, se cercano una casa in campagna, lo faranno insieme, lui, lei e l’altro. L’«uomo che tutto voleva esagerare», scrive e recita all’amico e all’amante le poesie che va componendo, accoglie i consigli dell’una e (soprattutto) dell’altro che lo incoraggiano. «Per due anni non ebbi un minuto di tranquillità», avrebbe ricordato l’anziana Lili. Il Cucciolo, la Micia e il Gatto rimangono insieme anche negli anni duri di freddo e di fame. Il marito è ormai escluso da ogni intimità ma non gliene importa granché. Se si separano, si scrivono lettere in cui si comunicano l’«umore schifoso», il «disgusto», la «noia accecante» e l’«abiezione» della lontananza. E presto si ricongiungono. In tre. Oppure in due, negli alberghi di Riga, Berlino, Parigi.

Boris Pasternak, Majakovskij (primi a sinistra), Sergej Ejzenstejn e Lili (ultimi a destra)
Boris Pasternak, Majakovskij (primi a sinistra), Sergej Ejzenstejn e Lili (ultimi a destra)

Verrà la crisi più nera. Litigi e depressioni, il tarlo del suicidio per Vladimir. Il quale, dopo una breve rottura di due mesi, in cui rimane volontariamente recluso in casa, nel febbraio 1923 scrive a Lili frasi quasi infantili: «Io ti amo, ti amo nonostante tutto e grazie a tutto, ti ho amato, ti amo e ti amerò, sia tu dura con me o gentile, mia o di un altro. Comunque ti amerò. Amen». Poco dopo si riabbracceranno alla stazione, piangendo. Comincerà il tempo dei lunghi viaggi, dopo il ’24. Lili, afflitta dall’«inerzia dell’abitudine», troverà un nuovo amore, molto tormentato, di cui informerà Vladimir. Da Parigi, il poeta si muoverà verso il Messico e gli Stati Uniti, ma la corrispondenza ardente tra la Micia e il suo Cucciolo non cesserà («Ti amo e mi manchi»), anche quando a New York Majakovskij incontra la giovane americana di origine russa Elly Jones, da cui nell’estate ’26 avrà una bimba (riconosciuta dal padre ma incontrata una sola volta). Seguiranno altri viaggi, altri incontri e altri amori, per lo più infelici, e promesse di matrimonio fallite: «Solo un grande, buon amore può ancora salvarmi». Eppure l’«unica famiglia» di Vladimir rimane quella con Micia e Micio.

Intanto anche Osip aveva trovato una nuova fiamma e la triplice convivenza prevedeva una libertà limitata alle ore di sole: il patto era che passassero le loro notti in casa. Un solo dubbio, non piccolo, emergerà anni dopo: la scoperta che i Brik avevano a che fare con la polizia segreta e che in qualche modo tenessero sotto controllo il poeta. D’altra parte, la storiografia sovietica volle sempre oscurare la presenza di Lili nella vita e nella poesia di Majakovskij, quasi fosse sentita come un fastidio inaccettabile nella mitografia del Vate rivoluzionario. L’ultima cartolina, partita il 14 aprile 1930 da Amsterdam, diceva: «Volosik! Che splendidi fiori crescono da queste parti! Dei veri tappetini – di tulipani, giacinti, narcisi». Era firmata: «Lilja e Osja (due gattini)». Majakovskij non l’avrebbe mai letta perché quel giorno, con i coniugi Brik in vacanza, si sarebbe sparato un colpo di pistola al cuore.

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