accadde…oggi: nel 1863 nasce Olha Yulianivna Kobylianska

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Olha Yulianivna Kobylianska (Gura Humorului, 27 novembre 1863Černivci, 21 marzo 1942) è stata una scrittrice ucraina, nota anche per il suo impegno femminista.

Olha fu autrice di otto romanzi e di numerose opere minori in prosa, fra cui diversi racconti sulla Prima guerra mondiale, che rappresentano il raro e poco conosciuto caso di una donna ucraina che scrisse su una delle più grandi catastrofi del secolo.[13]

I suoi primi racconti, scritti in tedesco, verranno pubblicate in alcune riviste, grazie ad amicizie personali con editori tedeschi e austriaci; esse risalgono alla seconda metà degli anni Ottanta: le raccolte Nature (1885), Eine Unzivilisierte (1887), Eine Schacht (1887) verranno pubblicate in Germania nel 1901 in un unico volume dall’editore J.C.C. Brun.[14]

Verso la metà degli Novanta la scrittrice approfondisce la sua conoscenza della vita dei contadini, facilitata dai suoi stretti contatti con gli abitanti dei villaggi della Bucovina, in particolare Dymka; essi, il mito biblico di Caino e Abele e l’immagine archetipa della terra, saranno i protagonisti del romanzo Zemlia (Terra, 1902), basato su un evento accaduto nell’autunno del 1894 nel villaggio di Dimets, dove il figlio di un contadino uccise il fratello maggiore per ereditare la terra del padre. Immagini profondamente realistiche delle condizioni di vita dei contadini erano comparse anche in Bank rustykalʹnyĭ (Rustic Bank), Na Poljah (In the field), U Sv. Іvana (At St. Ivan), Chas (Time).

Uno dei suoi lavori più importanti è stato il romanzo Tsarivna (Principessa), pubblicato inizialmente sul quotidiano Narod (Il popolo) nel 1896. Nel 1896 scrisse Arystokratka, seguito da Impromptu phantasie e da Valse mélancolique nel 1898.

Valse mélancolique, pubblicato nella rivista Litjeraturno-naukovij vіstnik, è un omaggio all’era del modernismo. Racconta la vita di tre donne indipendenti che vivono insieme condividendo l’amore per l’arte e rifiutando i ruoli tradizionali imposti al loro genere. Sono donne forti, volitive, autosufficienti, orgogliose e indipendenti che cercano di affermarsi nel mondo degli uomini, e che non hanno paura di rimanere celibi, perché cercano principalmente la felicità e l’armonia fisica e spirituale. Controverse sono le interpretazioni di questo romanzo da parte della critica. T. Gundorova ha definito quest’opera come un “romanzo spirituale femminile”.[15] Altri lo hanno ritenuto un romanzo pionieristico sull’amore omosessuale, basato in parte sulle esperienze personali di Kobylianska.[16] Nel 1901, dopo una lunga relazione sentimentale con il critico letterario Osyp Makovei, Olha incontrò la poetessa ucraina Lesia Ukrainka (1871-1913), con la quale stabilì un forte legame, coltivato soprattutto a livello epistolare. Il critico letterario Ihor Kostetsky in seguito suggerì che la loro fosse una relazione lesbica, mentre, al contrario, lo studioso di letteratura ucraina George SN Luckyj sostenne che probabilmente fra le due donne il contatto fisico fu assente, sebbene la lingua delle loro lettere possa apparire omo-erotica.[17]

Nel 1902 venne pubblicato il romanzo Zemlya e nel 1909 V nedilyu rano zillia kopala (La domenica mattina raccoglieva erbe), la cui trama, secondo lo studioso Vitaly Chernetsky, sarebbe basata sulla famosa canzone folklorica ucraina Oi ne khody, Hrytsiu … [1]

Nello stesso periodo comparvero in varie riviste locali alcune sue opere poetiche e prose in stile astratto-simbolico. Nel corso del 1915 Olha scrisse diversi racconti brevi, come Iuda, Nazustrich doli, Лист засудженого вояка до своєї жінки (Lettera di un condannato a morte a sua moglie) nei quali espresse il suo orrore per la violenza della guerra.[13]

Nel 1917 sostenne la rivoluzione bolscevica, e successivamente, nel 1939 e poi nel 1940 l’annessione dell’Ucraina da parte dell’Unione sovietica, salutata con l’articolo Obschestvo ruskykh zhenshchyn.[2]

Tra il 1927 e il 1929 l’editore ucraino Kharkiv pubblicò le opere complete di Olha in nove volumi. Alcune sue opere in prosa fanno parte del repertorio dei teatri ucraini.

Tsarivna (La principessa), il primo romanzo femminista ucraino

Le prime bozze di Tsarivna del romanzo furono scritte in tedesco tra il 1888 e il 1893. Venne pubblicato nel 1896 nel principale quotidiano Narod (Il popolo). La sua versione definitiva, in ucraino, rivela l’influenza del Romanticismo tedesco, in particolare delle idee di Friedrich Nietzsche, ma anche delle opere della scrittrice francese George Sand.[2][12] Il romanzo racconta la storia di una ragazza, Natalka, che dopo la morte dei suoi genitori si vede costretta a vivere con gli zii e i loro quattro figli. La vita nella nuova famiglia è caratterizzata dalla lotta per vedersi riconosciuto il diritto di leggere e scrivere, e dal dispotismo della zia.[18]

Alcuni critici dell’epoca paragonarono questa storia a quella di Cenerentola, ma Kobylianska respinse questa interpretazione sottolineando i contenuti filosofici del suo romanzo. Scritto sotto la forma di diario, il racconto in prima persona è alternato da un dialogo dinamico con altre voci sconosciute introdotte dai numerosi frammenti di ricordi, sogni, conversazioni immaginarie. Solo nella terza e ultima parte del romanzo Kobylianska cambia velocemente la modalità narrativa: il racconto si svolge in terza persona, aumentando la verosimiglianza e l’autenticità del punto di vista presentato.[6] L’eroina è un personaggio molto forte che cerca il suo posto nel mondo; non vuole accettare le regole sociali che vorrebbero ridurla al rango di semplice moglie, ma vivere la propria vita.

I vincoli posti dalla società patriarcale e la condizione femminile sono i temi principali del romanzo, che assegna un ruolo centrale all’educazione/istruzione e al lavoro femminile come possibilità di riscatto emancipazione. Natalka, nel tentativo di cambiare la sua situazione, migliora le sue conoscenze linguistiche e letterarie, e trova un’occupazione che la rende autonoma economicamente: il suo talento nel canto e nella scrittura di romanzi diventeranno la fonte principale dei suoi guadagni.

Il romanzo si conclude con Natalka che trova nel matrimonio con un dottore e nella scrittura di racconti la fortuna della sua vita.

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