accadde…oggi: nel 1889 nasce Elody Oblath, di Grazia Palmisano

http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2007/01/03/NZ_24_CENN.html

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/le-donne-nate-a-trieste-women-born-in-trieste/

https://it.wikipedia.org/wiki/Elody_Oblath

2007 – Personalità complessa e contraddittoria, fragile e ribelle, Elody Oblath Stuparich, nata a Trieste nel 1889 da genitori entrambi ebrei, è una delle figure femminili più significative della cultura triestina dal ‘900. Di lei, donna e scrittrice, ha parlato nella Sala Baroncini delle Generali, via Trento 8 Gabriella Valera Gruber, docente del nostro Ateneo, poetessa, da lungo tempo impegnata nel sociale; mentre Giuseppe Buratti, presidente del Lions Club Duino Aurisina, si è addentrato nel clima storico in cui ha operato Giani Stuparich, marito di Elody, morto settantenne nel 1961.
Di famiglia agiata e colta, Elody ebbe un’educazione bilingue italotedesca – per imparare bene l’italiano trascorse un anno in collegio a Siena –, ma la sua insofferenza per la disciplina si manifestò subito. Stimolante invece la sua apertura intellettuale che trovò ampia sollecitazione nella ricca biblioteca familiare. Sono le lettere e i diari che ben traducono il desiderio, e quasi l’urgenza, di testimoniare e di testimoniarsi ad aver dato la notorietà a Elody Oblath – autrice anche di un esiguo numero di liriche raccolte in «Poesie e Notturni di maggio»–; Lettere in numero copioso le sue, di cui postume sono uscite le «Confessioni a lettere a Scipio», «Lettere a Giani», e «L’ultima amica. Lettere a Carmen Bernt Furlani», l’amica goriziana degli ultimi anni di vita della scrittrice, che a lei, in un bilancio definitivo, scinde sino in fondo il proprio animo nei tormentati chiaroscuri di un vissuto che la riportava inevitabilmente con la mente e con il cuore a quel tragico sodalizio intrecciato nei primi anni del ‘900 con Anna Pulitzer, Scipio Slataper, e Luisa Carniel, «morboso clan dove si erano consumati tutti i sentimenti: le scoperte della vita e della cultura, ciascuna in modo totale, eccessivo…».
Dopo essersi impegnata in fervide attività per la causa italiana, Elody sposò nel 1919 Giani Stuparich cui diede tre figli: furono anni di vita familiare, ma anche di appassionata scrittura in forma epistolare, di diario, di sincera confessione. Seguì l’angoscia causata dalle leggi razziali del ’38, la paura e l’orrore della guerra, la prigionia di Elody, di Giani, e della suocera nella risiera di San Sabba, e la loro liberazione grazie al vescovo Santin e al prefetto Coceani. La morte nel 1971 si portò via Elody Oblath, imprevedibile, moderna e impetuosa donna romantica.

Annunci