accadde…oggi: nel 1775 nasce Jane Austen

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Ci piace iniziare questa presentazione della “donna” Jane Austen con un brano tratto dalla prima biografia che di lei sia stata scritta, il Ricordo di Jane Austen pubblicato dal nipote Edward Austen Leigh nel 1870:

Of events her life was singularly barren: few changes and no great crisis ever broke the smooth current of its course. […] I have therefore scarcely any materials for a detailed life of my aunt; but I have a distinct recollection of her person and character; and perhaps many may take an interest in a delineation […] of that prolific mind whence sprung the Dashwoods and Bennets, the Bertrams and Woodhouses, the Thorpes and Musgroves, who have been admitted as familiar guests to the firesides of so many families, and are known there as individually and intimately as if they were living neighbours.

[La sua vita fu singolarmente povera di eventi. Il suo quieto corso non fu interrotto che da pochi cambiamenti e da nessuna grande crisi. Dispongo perciò di scarsissimo materiale per un resoconto dettagliato della vita di mia zia; ma ho un ricordo chiaro della sua persona e del suo carattere; e forse in molti potranno essere interessati ad una descrizione di quella fertile immaginazione da cui sono nati i Dashwood e i Bennet, i Bertram e i Woodhouse, i Thorpe e i Musgrove, che sono stati invitati come cari amici presso il focolare di numerose famiglie, e sono da loro conosciuti intimamente, come se fossero davvero dei vicini di casa.]

Il nostro augurio è che questo sito possa aiutarci ad avvicinarci ai personaggi della fantasia di Austen fino a considerarli, nella nostra immaginazione, anche amici nostri.

L’età di Jane Austen

Prima però di entrare nello specifico della vita di Jane Austen è forse il caso di presentare velocemente l’età in cui ella visse.

 

Una scena di danza in Pride and Prejudice

Un primo aspetto da sottolineare è quello della socialità. Austen visse in un’epoca e in uno strato sociale in cui, in mancanza di altri intrattenimenti, la conversazione, gli incontri, le passeggiate in compagnia, le visite agli amici e ai vicini di casa erano la parte più importante della vita quotidiana. Gli spostamenti da una parte all’altra delle città o delle campagne avvenivano naturalmente in carrozza (possederne una di famiglia, o addirittura una individuale, era appannaggio delle classi più abbienti), e gli eventi più clamorosi e più attesi erano i balli. Durante i balli, che potremmo dire sono i grandi protagonisti sociali della letteratura di Jane Austen, si stringevano nuove amicizie, ci si divertiva fino a tarda notte, e soprattutto le giovani donne avevano la possibilità di trovare un marito. In una società dove la libertà femminile era limitata al punto che a una donna non era consentito camminare da sola in città o scrivere una lettera ad un uomo che non fosse un parente o il fidanzato, i balli costituivano una straordinaria opportunità per farsi conoscere e, alla lunga, per accasarsi. E il matrimonio era l’unica via di fuga per una donna del ceto medio-alto, la quale non poteva lavorare e guadagnarsi da vivere da sola, solo raramente poteva possedere proprietà, e aveva sempre bisogno della protezione maschile per mantenere la propria buona reputazione. La scelta di Jane Austen di “vivere della propria penna” rifiutando il matrimonio e quindi il naturale destino delle donne della sua epoca diede adito a forti difficoltà: furono i suoi fratelli, soprattutto Edward, a dover sempre provvedere per il mantenimento suo, della sorella Cassandra (anche lei mai sposata a seguito della morte del fidanzato) e della madre vedova. Edward e Frank Austen dovettero procurare loro una casa dopo la morte del padre e assicurare la loro sopravvivenza; e il fratello Henry si incaricò di trattare con gli editori la pubblicazione delle opere di Jane, perché a lei non era consentito farlo personalmente.

Le donne al tempo di Jane Austen

 

U

La vita di una donna era quindi per la maggior parte legata alle quattro mura di una casa (che si trattasse di un cottage o di un’imponente dimora con ettari ed ettari di parco annesso, non fa differenza). Ci dobbiamo immaginare queste donne vestite con abiti più o meno semplici a seconda delle occasioni, ma generalmente tutti disegnati secondo la moda imperiale introdotta in Francia da Giuseppina Bonaparte; e le vediamo impegnate a disegnare, a ricamare, a cantare, a suonare il pianoforte, a leggere. Jane Austen suonava molto bene, leggeva tantissimo, conosceva bene il francese, non disegnava, ma era un’appassionata di punto croce. E fra i suoi “passatempi” preferiti, naturalmente, ce n’era uno che la rese famosa: la scrittura.

Cronologia e luoghi

Diamo ora dei riferimenti cronologici. Jane Austen nacque nel 1775 a Steventon, un villaggio dello Hampshire dove il padre era il pastore della chiesa, e morì nel 1817, all’età di 42 anni, dopo aver scritto sei romanzi, iniziati intorno ai vent’anni ma pubblicati solo a partire dal 1811.

Questa breve vita fu spesa interamente in Inghilterra: Austen non la lasciò mai, nemmeno per un viaggio all’estero, ma ebbe l’opportunità di percorrere e di visitare il suo Paese con una certa estensione, specialmente nell’area meridionale. Lo Hampshire, dove nacque e morì, è una contea della costa meridionale inglese caratterizzata da un entroterra collinoso che scende dolcemente fino al mare e favorita da un clima piuttosto mite rispetto alle abitudini delle isole britanniche. Jane Austen visse in questo paesaggio quieto e dominato dai boschi – e lo amò tantissimo – fino all’anno 1801, quando il padre, George Austen, decise di trasferire la famiglia nella bellissima città termale di Bath. Bath è un luogo fortemente simbolico per la narrativa di Austen poiché vi sono ambientate parti degli ultimi romanzi pubblicati; ma la scrittrice non vi si trovò molto a proprio agio, perché eccessivamente rumorosa, caotica, e abitata da gente particolarmente frivola. Bath era all’epoca una località “alla moda”, che in molti frequentavano semplicemente per ostentazione. Oggi a Bath si trova il Jane Austen Centre, ospitato in una casa di stile georgiano ricca di oggetti e memorabilia che ricordano il periodo di residenza della celebre scrittrice. Il museo organizza tour guidati che ripercorrono le tappe dei personaggi di Austen in giro per la città e ogni inizio di settembre celebra il “Jane Austen Festival”, una manciata di giorni cui partecipano migliaia di appassionati che sfilano in costume, siedono sui prati per i picnic, partecipano alle danze, assistono a concerti e spettacoli teatrali.

 

A seguito della morte del capofamiglia, Jane, Cassandra e la madre si trasferirono a Southampton, a casa del fratello Frank; nel 1809 decisero però di trasferirsi nel cottage di Chawton che l’altro fratello, Edward, aveva messo loro a disposizione. Il cottage è un luogo importantissimo, come vedremo, per la biografia e per l’opera dell’autrice. Qui Jane Austen spese gli ultimi anni della sua vita; nel maggio del 1817 Cassandra la accompagnò nella vicina Winchester per farla visitare da un medico famoso; ma la sua malattia già avanzata (le ipotesi più accreditate suggeriscono si sia trattato del morbo di Addison) non era più curabile e Jane Austen morì in città. È sepolta all’interno della straordinaria cattedrale.

In generale, le notizie che abbiamo dell’esistenza di Jane Austen sono piuttosto scarse, e spesso incerte, anche in considerazione del fatto che delle tante lettere che scrisse solo pochissime sono giunte fino a noi; Cassandra ne bruciò la maggior parte, e soprattutto, come qualcuno desidera credere (ma alcuni critici discordano con questa idea), quelle che rivelavano di più a proposito dei sentimenti più profondi e degli episodi cruciali della vita di Jane. Da ciò che è stato conservato ci sembra allora di cogliere più che altro una visione non intimista e non universale, ma piuttosto, potremmo dire, miniaturista della realtà in cui Jane è vissuta. Ma la bellezza di questa visione è assoluta.

Chawton Cottage

Il cottage di Chawton, in un ambiente tranquillo e immerso nel verde, con un piccolo ma grazioso giardino, è forse il luogo più importante nella dimensione dell’esistenza austeniana, poiché costituì lo scenario nel quale Jane rimise mano o scrisse interamente le sue opere più celebri. Un minuscolo tavolo al piano terra, nella drawing room, vicino alla finestra ed esposto ai costanti passaggi dei familiari, degli ospiti e del personale domestico, fu la sede della sua attività letteraria; il tavolo è ancora nella casa, ed è possibile vederlo, insieme ad alcuni abiti e ad altri articoli di arredamento originali, in quello che è diventato il Jane Austen’s House Museum, meta di un costante flusso di visitatori. Appena arrivata a Chawton Jane riprese in mano i manoscritti composti quand’era più giovane, dai quali uscirono i primi due romanzi: Ragione e sentimento, pubblicato nel 1811, che le rese il primo – anche se poco sostanzioso – guadagno; e Orgoglio e pregiudizio, che le procurò un discreto successo in vita, ma che oggi è uno dei libri più letti, ammirati, e rielaborati al mondo. Scrisse poi interamente Mansfield Park ed Emma, che, a detta della stessa autrice, avrebbero accolto un po’ meno entusiasmo da parte del pubblico, e lavorò su L’abbazia di Northanger e Persuasione, che furono dati alle stampe solo dopo la sua morte.

I romanzi

Questi sei romanzi non sono le sole opere di Jane Austen. Ella si dedicò anche ad altri lavori e a numerosi racconti brevi e non riuscì a concludere l’opera sulla quale stava lavorando quando morì, Sanditon; ma è per questi sei romanzi canonici che la scrittrice è universalmente nota.

Dell’opera di Austen l’eccelsa Virginia Woolf scrisse: “Qualunque cosa lei scriva è compiuta e perfetta e calibrata. […] Il genio di Austen è libero e attivo. […] Ma di che cosa è fatto tutto questo? Di un ballo in una città di provincia; di poche coppie che si incontrano e si sfiorano le mani in un salotto; di mangiare e di bere; e, al sommo della catastrofe, di un giovanotto trascurato da una ragazza e trattato gentilmente da un’altra. Non c’è tragedia, non c’è eroismo. Ma, per qualche ragione, la piccola scena ci sta commuovendo in modo del tutto sproporzionato rispetto alla sua apparenza compassata. […] Jane Austen è padrona di emozioni ben più profonde di quanto appaia in superficie: ci guida a immaginare quello che non dice. In lei vi sono tutte le qualità perenni della letteratura.” (The Common Reader, Hogarth Press, Londra 1925).

Per cominciare il nostro viaggio è opportuno scoprire un po’, di certo a grandi linee, di che cosa raccontano, dove si svolgono, quali personaggi vengono evocati da questi sei libri. Avvisiamo in anticipo che le trame che affronteremo qui non sveleranno mai il finale, che vogliamo lasciare invece alla vostra immaginazione, o meglio, alle vostre personali letture.

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