accadde…oggi: nel 1927 nasce Ancilla Marighetto

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Era una ragazza semplice di Castel Tesino, un sereno borgo di montagna del Trentino. Fino al luglio del ’44 non conosceva che pascoli e boschi, la vita dura ma tranquilla dei montanari, lontana anche dagli echi della guerra. Poi, il fratello Celestino fugge dalla caserma con le armi per non finire tra i tedeschi. Raggiunge i partigiani nel Bellunese. La storia di Ancilla, del suo coraggio, della sua nobile adesione ad una causa è emblematica di tutta una gioventù femminile, quella della Resistenza che ha saputo esprimere nei fatti, senza parole altisonanti, una grande altezza morale. La ragazza sale in montagna, a Costa Brunella, nel settembre del 1944 e viene accolta dalla compagnia “Gherlenda” insieme all’amica Clorinda. Il suo nome di battaglia sarà “Ora”. Quello dell’amica, “Velia”. Il comandante “Fumo” accetta dopo qualche esitazione queste ragazze coraggiose che chiedono di dare il loro contributo alla Resistenza non solo offrendo le loro abilità domestiche ai partigiani, ma addestrandosi nelle armi. “Fumo” stesso, vista la sua bravura, consegna ad “Ora” un mitra ed una pistola. Anche nei turni di guardia, di notte, da sola, Ancilla sfida la paura, vuole essere come i suoi compagni. E sarà in prima fila in ogni azione, accanto al fratello ed agli altri. Anche nel coraggioso attacco al presidio di Castel Tesino in cui quelli della Gherlenda catturano prigionieri ed armi. l nazisti cominciano a temere questi ribelli. Rafforzano i loro reparti, danno il via ai rastrellamenti in montagna. Il 15 settembre salgono verso Sorgazza ben 300 soldati tedeschi e, favoriti dalla fitta nebbia, riescono a disperdere i 40 partigiani e ad incendiare e distruggere la base di Costa Brunella. Nel combattimento cade il comandante “Fumo”, che cerca fino all’ultimo di coprire la ritirata ai suoi compagni. A Castel Tesino infuriano le SS capeggiate da un feroce capitano, Hegenbart. Retate e interrogatori della popolazione, sevizie, incendi di casolari, torture riempiono i giorni degli onesti montanari. Anche il padre di “Ora” viene barbaramente fucilato e “Velia”, la sua più cara amica, catturata, torturata e uccisa, perché non parla. Sta per arrivare l’inverno e il gruppo della “Gherlenda” decide di sciogliersi, ma restano sulla montagna dieci valorosi che si procureranno giorno per giorno viveri ed armi con audaci colpi di mano. Tra di essi “Ora” e il fratello. Non danno tregua ai nazisti, distruggono con rapide puntate automezzi, ponti e tralicci, danneggiano impianti, binari, gallerie. “Ora” è come sempre in prima fila. Il 19 febbraio del ’45 i tedeschi salgono sulla montagna per un ennesimo rastrellamento e sorprendono i partigiani che si disperdono rapidamente. Nel buio, “Ora” riesce a trovare solo la pistola. Poi tenta la salvezza sugli sci, inseguita dagli spari. Una raffica spezza uno sci e la ragazza cerca rifugio, con la forza della disperazione, tra i rami di un abete. Ha la sua pistola, spara un colpo, due, tutti. Poi viene catturata, percossa: sarà salva se denunzierà i suoi compagni. Ma non tradirà e affronterà con fierezza la fucilazione.

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