accadde…oggi: nel 1875 nasce Elvira Coda Notari, la prima regista italiana, di Francesca Vatteroni

http://www.treccani.it/enciclopedia/elvira-notari_%28Enciclopedia-del-Cinema%29/

Attrice, sceneggiatrice e regista cinematografica, nata a Salerno il 10 febbraio 1875 e morta a Cava de’ Tirreni il 17 dicembre 1946. La sua vita fu indissolubilmente legata a quella della sua casa di produzione, la Films Dora (poi Dora Film), fondata da lei insieme al marito Nicola Notari nel 1906, e a cui lavorarono come attori la figlia Dora, e soprattutto il figlio maggiore Eduardo, che impose al pubblico la maschera di Gennariello, il napoletano dall’animo gentile. La Dora Film costituì un caso esemplare di imprenditorialità privata durante la crisi industriale dell’età giolittiana. Dotati di un felice intuito commerciale, i Notari avviarono una strategia economica che iniziò con la registrazione del brevetto tecnologico della coloritura di pellicole e con l’acquisto di una cinepresa Pathé. Tra il 1906 e il 1930 la N. diresse centinaia di documentari, dei quali non è rimasto nulla, e oltre sessanta film a soggetto, girati per lo più nei quartieri popolari o della media borghesia di Napoli, utilizzando spesso attori non professionisti. Complessivamente la sua produzione si delineò come antitetica rispetto a quella spettacolare e magniloquente dell’Italia del Nord e, a causa dei suoi contenuti realistici, a tratti scabrosi, la regista campana non fu mai molto amata dalla critica e, da sempre vessata dalla censura, fu fortemente osteggiata durante gli anni del fascismo.

Di famiglia modesta, dopo aver frequentato la Scuola normale a Salerno si trasferì nel capoluogo campano con la famiglia e cominciò a lavorare come modista, un mestiere che continuò a praticare per diletto anche durante la sua attività di regista. Nel 1902 si sposò con N. Notari, ex pittore e fotografo specializzato nella coloritura con aniline di pellicole fotografiche. Il marito girò i primi cortometraggi, ovvero degli ‘arrivederci’ e ‘augurali’ (spesso interpretati dal piccolo Eduardo con il nome d’arte di Bebé) e tra il 1909 e il 1912 insieme avviarono la produzione di attualità, documentari brevi e ritratti paesaggistici ‘dal vero’. Da titoli quali Preparativi guerreschi a Napoli (1911) e Caratteristica guerra italo-turca tra i nostri monelli napoletani, noto anche con il titolo Guerra italo-turca tra “scugnizzi” napoletani (1912), entrambi diretti dal marito, si può ipotizzare una posizione interventista della regista, che fu impegnata in una produzione di propaganda patriottica a cavallo tra la guerra d’Africa e la Prima guerra mondiale. Fu a partire dal 1914 con La fuga del gatto che la N. cominciò a sceneggiare e dirigere i suoi lungometraggi, spesso basandosi su drammi e romanzi di autori realisti come F. Mastriani, L. Bovio, D. Galdi. Ambientati nei bassi e nei Quartieri spagnoli di Napoli, film come Carmela, la sartina di Montesanto e Ciccio, il pizzaiuolo del Carmine, entrambi del 1916, descrivono la vita della piccola borghesia e del popolino, presentando spesso personaggi al limite della legalità e destando nello spettatore un profondo senso tragico della vita. In seguito la regista seppe coordinarsi con gli interlocutori dell’incipiente industria culturale, in particolare con i detentori dei diritti musicali delle canzoni allora in voga, ovvero le case musicali, i giornali locali e le riviste. A partire dal 1920, infatti, si specializzò nel dirigere melodrammi, ispirati dai testi di canzoni di E. Scala, B.V. Canetti, C.A. Bixio e F.P. Tosti, musicate, tra gli altri, da Salvatore Gambardella e Nicola Valente. Generalmente si trattava di vicende che implicavano il riscatto sociale del protagonista e nelle quali si simpatizzava per chi si faceva giustizia da sé, schierandosi del resto dalla parte dei vinti. Al centro delle relazioni interpersonali vi era il lavoro, sia dell’uomo sia della donna, dal momento che i personaggi femminili dei film erano, nella maggior parte dei casi, donne autonome, per lo più artigiane.

Alla Dora Film era annessa una Scuola d’arte cinematografica, dove venivano impartiti gli stilemi di un cinema popolare e di una recitazione concisa e realistica: nel 1920 la scuola vinse un premio al Concorso di arte muta di Milano. Come attrice, se inizialmente fu interprete di infelici storie d’amore destinate a concludersi con la morte, con il passare degli anni la N. preferì ricoprire il ruolo di madre. Come regista pretese sempre dai suoi attori la veridicità e l’autenticità pur di ottenere un adeguato effetto drammatico delle scene. Per il marcato interesse rivolto ai personaggi femminili si è spesso parlato di lei come di una regista femminista: in realtà le sue eroine, che spesso tentano di sfuggire alla loro triste condizione di origine, sono sempre condannate a una fine che non permette loro una completa emancipazione, ma anzi le riconduce verso il punto di partenza, e le uniche capaci di ribellarsi a questo destino e a spingersi verso l’adulterio o l’assassinio sono le nobili e le artiste. Film come È piccirella ‒ melodramma che ruota attorno a una donna fatale ‒ e ‘A santanotte, entrambi realizzati nel 1922 e distribuiti anche negli Stati Uniti, ottennero numerosi consensi da parte del pubblico. Nel 1925 la N. aprì a New York la casa di di-stribuzione Dora Film of America che costituì un canale di comunicazione privilegiato con il vasto pubblico degli immigrati. Influenzata dal cinema statunitense, verso la fine degli anni Venti diresse due film di ambientazione alto-borghese Napoli terra d’amore (1928) e Napoli sirena della canzone (1929), ricchi di innovazioni linguistiche e privi di qualsiasi moralismo; purtroppo gli alti costi la costrinsero ben presto a interrompere la produzione. La N. si ritirò intorno al 1930: il marito in quegli stessi anni trasformò la Dora Film in una casa di distribuzione, mentre il figlio Eduardo si trasferì in Inghilterra nel tentativo di affermarsi come attore.

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