accadde…oggi: nel 1925 nasce Virginia E. Johnson

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Virginia E. Johnson (Springfield, 11 febbraio 1925St. Louis, 24 luglio 2013) è stata una sessuologa statunitense.

Mary Virginia Eshelman (prenderà in seguito il cognome “Johnson” dal terzo marito, George), sessuologa statunitense, conosciuta anche con il diminutivo di “Gini”, è stata membro del team “Masters and Johnson”. Insieme a William Masters fu pioniera nella ricerca sulla natura della risposta sessuale umana e delle diagnosi e il trattamento delle disfunzioni e dei disordini sessuali dal 1957 agli anni ’90.

Virginia Johnson nacque a Springfield, Missouri, l’11 febbraio 1925 da Edna Evans ed Hershel “Harry” Eshelman. Aveva un fratello minore, Larry. I nonni paterni erano membri della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, e suo padre, che lavorava come fattore, aveva antenati tedeschi. All’età di 5 anni, la sua famiglia si trasferì a Palo Alto, California, dove il padre lavorò come custode per un ospedale. Successivamente la famiglia ritornò in Missouri e fondò una compagnia di assicurazioni.

Ebbe un’infanzia felice e spensierata, nonostante il fatto che i genitori avessero animate e frequenti discussioni sull’educazione da impartirle. Edna, donna dal carattere autoritario, fissava rigide regole che Virginia Johnson infrangeva non appena le si presentava l’occasione.[2]

Fu proprio grazie alla madre, energica attivista del comitato repubblicano della contea di Barton, che ottenne un posto di segretaria nell’ufficio di vigilanza sulle assicurazioni a Jefferson City, entrando così in un mondo molto più vasto di quello dal quale proveniva. Successivamente si trasferì a St. Louis, dove trovò lavoro come segretaria per il “St. Louis Daily Record“, un quotidiano che seguiva le vicissitudini di avvocati, giudici e imprenditori.[3]

Dopo il primo matrimonio durato solo due giorni, nel 1947 sposò l’avvocato Ivan L. Rinehart da cui divorziò nel giro di pochi anni. Durante la Seconda Guerra Mondiale iniziò la sua carriera musicale come cantante del gruppo del terzo marito, George Johnson, padre dei suoi due figli. Cantò musica country per la stazione radio KWTO a Springfield, dove adottò il nome d’arte di Virginia Gibson. Poco dopo abbandonò la carriera musicale per iscriversi alla Washington University a St. Louis, con l’intenzione di conseguire la laurea in sociologia, tuttavia non riuscì mai ad ottenerla.

All’età di trentun anni, Virginia Johnson si trovò ad affrontare un periodo difficile: era disoccupata, divorziata ed aveva urgente bisogno di trovare un lavoro per poter provvedere ai suoi due figli. Nel 1956 ottenne un colloquio di lavoro con il dottor William Masters presso la Washington University alla facoltà di Medicina.

«Avevo sentito parlare di Masters e del suo lavoro sull’infertilità e, quando andai all’appuntamento, credevo che cercassero qualcuno per quello.[4]»
(Virginia Johnson)

Il dottor William Masters intuì subito che Virginia Johnson sarebbe stata la persona adatta a supportarlo nella ricerca nell’ambito della sessualità umana, ricerca a cui da tempo stava lavorando autonomamente, eppure durante il colloquio rivelò pochissime informazioni su se stesso e sul suo progetto scientifico.[5]

Virginia Johnson iniziò a collaborare con William Masters nel 1957, quando venne assunta come assistente di ricerca nel “Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia” alla Washington University di St. Louis, dopo che il dottor Masters le impartì alcune nozioni basilari riguardanti la terminologia, terapia e ricerca medica.

Lo studio di William Masters si proponeva di interpretare la reazione fisiologica e psicologica allo stimolo sessuale, con l’obiettivo di rispondere a due quesiti: quali reazioni fisiche si producono nell’uomo e nella donna quando rispondono a un efficace stimolo sessuale? Perché gli uomini e le donne si comportano in un certo modo, rispondendo a un adeguato stimolo sessuale?[6]

William Masters forniva l’impianto teorico e intellettuale allo studio, mentre Virginia Johnson vi apportava il buonsenso e le capacità relazionali necessarie affinché avesse successo.[7]

Insieme svilupparono strumenti simili al poligrafo, che furono progettati per misurare l’eccitazione sessuale negli esseri umani. Adoperandoli, osservarono e misurarono più di 10.000 volontari, uomini e donne, per la maggior parte coppie sposate, che acconsentirono a masturbarsi o ad intraprendere l’attività sessuale con i propri partner o altri partecipanti in laboratorio. Ogni volontario era collegato ad un elettroencefalografo, mentre su un piccolo schermo venivano proiettati gli impulsi cerebrali e quelli dei sensori applicati al petto per monitorare anche il cuore.[8] Dall’osservazione di questi soggetti, identificarono i 4 stadi della risposta sessuale, poi meglio conosciuti come ‘’il ciclo della risposta sessuale umana’’. Il ciclo consiste nella fase di eccitazione, la fase di plateau, la fase dell’orgasmo e la fase di risoluzione. Si occuparono, in particolare, delle disfunzioni sia maschili che femminili, tra cui impotenza primaria e secondaria, frigidità ed altre patologie, sostenendo che gran parte di esse insorgono per ragioni psicologiche, spesso traumi. Alcuni trattamenti, di matrice psicoterapeutica, duravano due sole settimane, registrando un discreto successo tra i casi trattati.[9][10]

Nel tempo il ruolo di Virginia Johnson, da quello di semplice assistente, diventò sempre più rilevante. William Masters le impartì fin da subito tutte le nozioni di anatomia, fisiologia e biologia necessarie per acquisire dimestichezza con il settore. Se inizialmente si limitava a riformulare le opinioni del medico, ben presto cominciò ad esprimere le proprie idee. Era suo compito gestire le volontarie. Si dedicò alla ricerca di donne istruite, tra i venti e i quarant’anni, disposte a partecipare allo studio sulla fisiologia del sesso, in cambio di un compenso simbolico e della promessa dell’anonimato. Diceva loro che si trattava di infrangere una barriera culturale, di mettersi al servizio della scienza, di arrecare beneficio a tutto il genere femminile. Grazie alla sua naturalezza, la Johnson riusciva a mettere le volontarie a loro agio.[11]

Furono i primi ad osservare e fotografare l’interno dell’apparato genitale femminile durante l’attività sessuale.[12] Le loro ricerche dimostrarono, superando ciò che aveva asserito Freud, che non ci fosse distinzione tra orgasmo vaginale e clitorideo, in quanto la risposta fisiologica era la stessa. Dimostrarono inoltre che l’uomo attraversa un periodo refrattario dopo l’orgasmo e che tale periodo non è presente nelle donne, le quali possono avere orgasmi multipli. Attraverso un apparecchio approntato da Masters con la collaborazione di un esperto di apparecchi fotografici miniaturizzati, un lungo cilindro di plexiglass collegato a una piccola cinepresa, denominato “Ulisse”, Masters e Johnson scoprirono che le ghiandole di Bartolino non erano responsabili della lubrificazione femminile durante il rapporto sessuale, come si era creduto fino ad allora; in realtà, si tratta di una reazione diffusa lungo tutte le pareti vaginali, quindi un meccanismo molto simile alla normale sudorazione dopo sforzi fisici.[13] Hanno, inoltre, sfatato il mito del non poter avere rapporti sessuali durante la gravidanza e quello della fine dell’attività sessuale, che puo’ invece essere ancora presente anche in età avanzata in determinate circostanze di buona salute ed interesse verso il partner.[14][15]

Al convengo della “American Medical Association” del 1976, lo psichiatra freudiano Ralph R. Greenson, riguardo ai risultati ottenuti dai due ricercatori, riconobbe loro il merito di aver completamente rivoluzionato il modo di pensare delle giovani donne americane che a livello sessuale stavano diventando più assertive ed esigenti, mentre gli uomini più indifferenti e letargici. Avendo conquistato una maggiore libertà, le donne pretendevano di avere la stessa soddisfazione sessuale degli uomini, oltre agli stessi diritti.[16]

Masters e Johnson, inizialmente, ebbero rapporti sessuali per essere essi stessi l’oggetto delle proprie ricerche, ma successivamente divennero amanti e infine coniugi. Tutti i risultati delle loro ricerche sono contenuti nei libri che hanno scritto insieme nel corso degli anni in cui hanno collaborato.

Nel 1964, Masters e Johnson lasciarono la Washington University perché diventato un luogo inadatto alle nuove ricerche nell’ambito della sessuologia nei termini in cui la proponevano. Fondarono una loro clinica con pochi collaboratori di fiducia, al 4910 di “Forest Park Boulevard” di St. Louis, ‘’The Reproductive Biology Research Foundation“. Qui, libero dalle ingerenze dell’università, Masters promosse Virginia Johnson da assistente a ricercatrice associata. Il centro fu poi rinominato ‘’The Masters and Johnson Institute’’ nel 1973.[17]

Nell’aprile del 2009, Thomas Maier riportò nel ‘’Scientific American’’ che Virginia Johnson ebbe delle riserve nei confronti del programma per convertire gli omosessuali in eterosessuali, un programma che fu portato avanti dal 1968 al 1977, che aveva come principio l’idea che l’omosessualità fosse un comportamento acquisito nel corso della vita e quindi correggibile.[18]

 

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