accadde…oggi: nel 1864 nasce Jane Cochran, alias Nellie Bly, di Alessio Micalizzi

Elizabeth Jane Cochran, madrina dell’inchiesta sotto copertura

Burrell, 5 maggio 1864. Quel giorno nella contea di Armstrong, in Pennsylvania, nacque una bambina, tredicesima di quindici figli di un uomo d’affari: anni dopo, proprio quella bambina, sarebbe stata destinata a diventare una delle giornaliste d’inchiesta più famose di sempre, nonché la madrina del giornalismo sotto copertura.

Il suo nome era Elizabeth Jane Cochran. L’autrice, da giovanissima, iniziò a scrivere occupandosi delle infauste condizioni delle donne nelle fabbriche americane, e per questo ebbe diversi problemi con gli industriali del tempo. Una delle conseguenze del suo interessamento alla condizione femminile all’interno delle industrie fu una sua iniziale emarginazione nel mondo del giornalismo. Per anni, infatti, dovette suo malgrado occuparsi di pagine che si pensava fossero più adatte alle donne, ossia moda e giardinaggio, sebbene questi argomenti non le interessassero.

Non volendo tuttavia abbandonare il genere dell’inchiesta, nel 1886 si trasferì in Messico come corrispondente estera, per indagare le condizioni sociali degli abitanti del posto sotto l’egemonia di Porfirio Diaz. Nel farlo, la giornalista scrisse diversi articoli poi raccolti in un libro, denunciando la dittatura in atto: per questo venne costretta a tornare negli Stati Uniti d’America.

Durante la sua attività di giornalista dovette scrivere sotto uno pseudonimo che la renderà celebre: Nellie Bly. Piccola curiosità: la giovane donna si avvicinò al mondo del giornalismo scrivendo per il Pittsburgh Dispatch, il cui direttore, George Madden, le suggerì lo pseudonimo. All’inizio doveva essere Nelly Bly, come il brano di Stephen Foster, ma per un errore del direttore rimase Nellie.

Nel 1887, appena ventitreenne, bussò alla porta di John Cockerill, allora direttore del New York World, quotidiano di proprietà di Joseph Pulitzer. Durante l’incontro con Cockerill e Pulitzer, la giornalista chiese di essere assunta proponendo un progetto complesso ma interessante.

Elizabeth aveva intenzione di agire sotto copertura per infiltrarsi nel sanatorio femminile Women’s Lunatic Asylum, per poi scrivere circa le condizioni delle donne nella struttura.

Per farlo, Elizabeth Cochran dovette fingersi pazza e farsi internare (all’epoca, in realtà, non era affatto complicato), così da poter sperimentare in prima persona quelle che erano le condizioni cui erano sottoposte le pazienti.
La permanenza di Nellie Brown all’interno del manicomio durò dieci giorni: sebbene riuscì a non far saltare la propria copertura, venne dimessa grazie all’intervento del New York World, dal momento che l’inchiesta era stata portata a termine.

In quel periodo dovette vivere in condizioni pessime insieme alle altre detenute: ci si poteva lavare in acqua gelida e sporca una volta a settimana, i pasti erano tutti uguali e non adeguati, il comportamento degli inservienti era eccessivamente sgarbato.

Tra i compiti giornalieri affidati alle degenti c’era la pulizia di tutte le celle, incluse le stanze delle infermiere e del personale, a riguardo, dichiarò: “Come avevo sempre pensato, non sono gli assistenti a tenere in ordine gli istituti per i pazienti poveri, sono i pazienti stessi, che puliscono anche le camere delle infermiere e le loro divise”.

Camminare nei prati di Blackwell durante la passeggiata era vietato, così come parlare o cantare in sala comune: pena la cella di isolamento o le percosse.
Come riuscì a constatare la giornalista, non tutte le donne all’interno della strutture erano pazze: per essere internata nel manicomio di Blackwell, infatti, era sufficiente essere povera, ripudiata, straniera, o aver reagito a delle molestie maschili.

Portata a termine l’inchiesta, Nellie Bly, che aveva così sperimentato per prima il giornalismo sotto copertura, scrisse l’articolo che destò tanto scalpore da diventare successivamente anche un libro: Ten days in a madhouse.

Uscita da quell’inferno, dichiarò: “Ho lasciato il manicomio con piacere e rimpianto. Piacere perché ero di nuovo in grado di godermi l’aria aperta; rimpianto perché non ho potuto portare con me alcune delle donne sfortunate che vivevano e soffrivano con me, e che, sono convinta, sono sane di mente tanto quanto lo sono io adesso”.

Qualche tempo dopo l’uscita dell’articolo sul quotidiano newyorkese, Nellie Bly venne chiamata a testimoniare quanto scritto di fronte al gran giurì: l’ispezione che seguì portò una sufficiente quantità di prove, sebbene il direttore dell’istituto fosse stato avvertito in anticipo così da avere qualche giorno per riorganizzare la struttura.

Oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica circa una questione di tale portata, l’inchiesta sotto copertura firmata da Nellie Bly fu fondamentale per la riforma degli istituti di cura mentale di New York.

Nel prosieguo della sua carriera da giornalista, Nellie Bly indagò anche la condizione delle detenute nelle prigioni, la vita di donne che lavoravano nelle fabbriche o come domestiche/serve, fino a diventare inviata di guerra sul fronte austriaco per il New York Evening Journal.         

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